Benvenuti nella Galleria d’Arte Moderna di Palermo

Benvenuti nella Galleria d'Arte Moderna di Palermo

Siamo nel cuore del centro storico della città, a pochi passi da Palazzo Ganci, spettacolare palcoscenico su cui Luchino Visconti fece danzare Claudia Cardinale e Burt Lancaster nel suo Gattopardo, vicini a Palazzo Abatellis, dallo Steri e dalle Magnolie pluricentenarie della Marina; ma anche da Palazzo Branciforte, da Palazzo delle Aquile, dai Tesori della Loggia, dall’Archivio e dalla Biblioteca Comunali, tutti siti che aderiscono al Distretto Culturale, modello organizzativo che l’Assessorato alla Cultura della città ha adottato per consolidare il processo di valorizzazione del suo patrimonio culturale

 

di Claudia Tani

È un viaggio nella Palermo dorata e cosmopolita della Belle Époque, di quei Florio imprenditori e mecenati che avevano commercializzato il vino Marsala e inventato le corse automobilistiche della Targa, del padre del Teatro Massimo Ernesto Basile, del superbo interprete del Liberty Vittorio Ducrot, del grande paesaggista Francesco Lojacono. E’ un viaggio attraverso il fermento di un’epoca densa di incontri e d’affari, di ville e giardini, in cui la città si scoprì attiva, fotogenica, à la page, capace di esprimere artisti di valore e mettersi in relazione con le grandi capitali internazionali del gusto e della cultura.

Per entrare in questa Palermo felicissima – tra storia, leggenda, cronaca e mito – basta varcare la soglia della Galleria d’Arte Moderna nella sede del Convento di Sant’Anna alla Misericordia.

Ci troviamo nel cuore del centro storico di Palermo a pochi passi da Palazzo Ganci, spettacolare palcoscenico su cui Luchino Visconti fece danzare Claudia Cardinale e Burt Lancaster nel suo Gattopardo, a un tiro di schioppo da Palazzo Abatellis, dallo Steri e dalle magnolie pluricentenarie della Marina; ma anche da Palazzo Branciforte, da Palazzo delle Aquile, dai Tesori della Loggia, dall’Archivio e dalla Biblioteca comunali, tutti siti che aderiscono a Distretto Culturale, modello organizzativo che l’Assessorato alla Cultura della città ha adottato per consolidare il processo di valorizzazione del patrimonio culturale avviato con la riqualificazione del centro storico e con il rinnovamento delle istituzioni culturali.

Milletrecentoquaranta metri quadrati di esposizione estesa su tre piani, a cui se ne aggiungono trecentosettantacinque destinati alle mostre temporanee e poi la biblioteca, l’archivio storico, l’area didattica, la sala conferenze, la sala stampa, i tre magnifici cortili interni, le terrazze, la biglietteria e il bookshop. I servizi museali sono curati da Civita.

La Galleria d’Arte Moderna è un contenitore contemporaneo nato per accogliere una collezione raccolta a Palermo a partire da quell’Esposizione universale del 1891-1892 che consacrò l’epoca in cui la città pensò in grande.

Proprio quell’Esposizione – che in un’estensione di novemila metri quadrati, con il grande Padiglione che si apriva sul viale della Libertà attraverso un maestoso portico neorinascimentale di tredici archi, vero e proprio emblema della rassegna – sollecitò e ispirò il progetto di creare un Museo che documentasse l’arte contemporanea aspirando a una dimensione nazionale, valorizzando anche quegli artisti siciliani, pittori e scultori che si erano affermati nelle grandi rassegne internazionali o erano stati consacrati da acquisizioni ufficiali.

Opere già di proprietà della città, acquistate o lasciate in dono dagli artisti (come i gessi di Civiletti ora nella gipsoteca di Palazzo Ziino) costituiranno la base delle raccolte, poi incrementate con una grande campagna acquisti a partire dalla Biennale del 1907.

Le rassegne veneziane costituiranno nel tempo, la fonte principale del suo incremento, fino almeno al 1932: dalla Biennale del 1907 provengono i grandi paesaggi simbolisti di Ciardi e Fragiacomo, gli interni di Balestrieri e Innocenti, nonché le sculture di Antonio Ugo e i paesaggi di Lojacono che vi avevano avuto degna consacrazione. Vincenzo Florio, esponente e imprenditore di quella Palermo fin de siècle, acquistò per la Galleria la monumentale Taormina di Ettore de Maria Bergler, il pittore che con le sue decorazioni di Villa Igiea, oggi grande albergo, aveva prodotto uno dei simboli del Liberty.

Dalla Biennale successiva (1909) arrivarono dipinti straordinari e significativi del gusto decadente e simbolista magnificamente rappresentato in Galleria: Il Peccato di Franz von Stuck, leggendario capofila della secessione monacense, il monumentale Amore e le Parche di Ettore Tito e Dolore di Cesare Laurenti, acquistato dal Florio. Un anno dopo arrivò il gruppo monumentale in bronzo a soggetto dantesco degli Iracondi firmato da Mario Rutelli.

E proprio nel 1910, alla presenza di Vittorio Emanuele III, fu inaugurata la Galleria d’Arte Moderna Empedocle Restivo ospitata nel ridotto del Teatro Politeama. Le ragioni di tale scelta furono motivate dal valore emblematico del monumento che testimoniava la esaltante stagione della Belle Époque e dalla sua stessa collocazione nel cuore della città moderna. Il Museo diveniva il punto di confluenza tra le esperienze artistiche e le nuove pratiche dell’arte e della città, con l’amministrazione civica in prima linea nell’organizzazione del sistema culturale.

Le altre opere significative della collezione provengono prevalentemente dalle rassegne romane, come l’Internazionale del 1911, la III Biennale del 1926, e la Quadriennale del 1935, dove vennero acquisiti le Nozze di Campigli e le Cronache del nostro tempo di Cagli. Nel 1933 arrivò Femme aux gants di Boldini e nel 1938 arrivarono gli importanti dipinti di Carrà, Severini, Trombadori, Paulucci, Casorati, Sironi, Pirandello, Guttuso.

Dopo quasi un secolo dalla sua costituzione, la Galleria trova oggi nel Complesso monumentale di Sant’Anna il luogo ideale per le attività e le funzioni di un museo moderno. L’ordinamento della collezione permanente, realizzato da un gruppo di studiosi coordinato da Fernando Mazzocca e composto da Gioacchino Barbera, Luisa Martorelli, Carlo Sisi e dalla stessa Direttrice Antonella Purpura, attraverso una selezione qualitativa delle opere, restituisce fisionomia e storia alle raccolte offrendo un’immagine omogenea e un’agevole lettura al pubblico.

L’ordinamento ne disegna un’identità forte, ricostituendo gli affascinanti percorsi di un gusto che portarono, sin dalla sua fondazione, ad acquisire pezzi che rappresentassero al meglio l’arte contemporanea in Italia.

In questo senso, afferma la Direttrice Antonella Purpura, “la Galleria non intende assolutamente rinunciare a tale vocazione nella convinzione che la crescita della città moderna si caratterizzi nell’equilibrio tra il recupero delle memorie e delle tradizioni e la ricerca del rinnovamento documentando l’arte del proprio tempo attraverso un’oculata valorizzazione del patrimonio culturale e del suo legame col territorio”.