C’è la vita che scorre sotto

Ogni giorno milioni di persone in tutto il mondo abbandonano la superficie e scendono di pochi gradini sotto l’asfalto delle strade per immergersi in una realtà parallela

 

(di Claudia Tani)

Pendolari, studenti, turisti, gente comune che giorno dopo giorno, trascorrono porzioni importanti di vita dentro stazioni e vagoni. I viaggiatori distratti dalla fretta tendono a passare il minor tempo possibile all’interno di questi cunicoli, considerandoli come una sorta di appendice ai treni stessi, una struttura necessaria e funzionale alla circolazione accelerata delle persone, un’estensione tentacolare del reale mezzo di trasporto. Per molti la metropolitana non è neanche un luogo vero e proprio, ma un percorso obbligato, un mezzo per raggiungere velocemente destinazioni “reali” che si trovano ad un livello superiore, legittimate nella loro esistenza dalla luce del sole. Secondo l’etnologo Marc Augé, la metropolitana infatti fa parte dei così detti nonluoghi, spazi in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione.
Eppure, se ci soffermiamo per un secondo ad osservare questo brulicante passaggio di individui, notiamo che stazioni, binari, vagoni pulsano di vita propria: qui la gente lavora, commercia ed acquista, si esibisce e si esprime. La cosa non è certo sfuggita alle amministrazioni cittadine che hanno scelto di nobilitare la metropolitana e farla assurgere da nonluogo a realtà effettiva, che rivendica la propria unicità e aspira ad una identità ben definita, una fisicità tangibile che si nota, si lascia vivere ed ammirare, anche se nel breve lasso di tempo tra una corsa e l’altra. E così, il concetto stesso di spostamento si è vestito di un nuovo significato, allontanandosi dall’idea che il tempo trascorso per raggiungere una destinazione sia solo tempo perso.
Non si sa con esattezza chi abbia dato il la d’inizio, forse la metropolitana di New York, forse di Londra, forse di Parigi. Fatto sta che ad un certo punto le stazioni, i binari e i corridoi hanno cominciato a riempirsi di suoni, colori, immagini, opere d’arte.
Certo, un’arte in pillole, fruibile nel breve tratto dalle scale mobili d’entrata all’arrivo del treno, un fugace colpo d’occhio, poche note ascoltate distrattamente, ma pur sempre espressioni di creatività. E spesso ad altissimo livello. Ecco biglietterie che si trasformano in sale espositive, corridoi che diventano gallerie d’arte per un vasto pubblico capace di guardare, ascoltare, apprezzare e criticare.
L’ MTA, l’azienda che gestisce la metropolitana newyorkese, ha istituito il programma Art for Transit, che prevede il coinvolgimento di artisti, emergenti e affermati, ai quali viene commissionata la realizzazione di lavori esposti all’interno delle stazioni e lungo i binari. Al momento attuale più di 190 opere stabili impreziosiscono il sistema di connessione sotterraneo: vetrate, mosaici, ceramiche, bronzi, marmi. Tecniche diverse, materiali eterogenei per un comune intento: l’arte per il transito.
Un’idea simile è stata ripresa dalla Tube di Londra il cui logo circolare è conosciuto in tutto il mondo. Il progetto Art on the Underground tende a mostrare e celebrare una scena artistica ricca e vibrante, al fine di rendere più piacevole lo spostamento delle persone in città. In effetti il legame dell’underground londinese con l’arte e il design ha radici che affondano indietro negli anni e ha visto il coinvolgimento di personaggi come Man Ray, Edward McKnight Kauffer e Graham Sutherland. La RATP di Parigi ha scelto di migliorare il transito dei cittadini nel metrò illuminandone a giorno i corridoi, così da farli sembrare immersi nella luce del sole.
Le stazioni della metropolitana parigina sono di per sé vere e proprie opere d’arte, che assolvono alla funzione di preannunciare ai viaggiatori quello che troveranno in superficie: e così la scala di accesso alla fermata di Abesses, quella che appare anche nel film Il Fantastico mondo di Amelie, lungo la linea 12, proprio a ridosso della Butte di Montmartre, è stata decorata interamente dai pittori della celebre collina; il marciapiede e il corridoio di Louvre-Rivoli (linea 1) sono serviti a ricreare l’ambiente del più famoso museo al mondo, con statue e bassorilievi esposti dietro imponenti teche di vetro. E la fermata di Arts et Metiérs (linea 11), vista la vicinanza del Musée des Arts et Metiérs, è stata convertita da François Schuiten in una specie di Nautilus, con le pareti rivestite plance di rame. Gli ingranaggi dei binari sono illuminati dal basso mentre le entrate alle piattaforme ricordano delle camere d’aria.
Ma l’arte in metropolitana non è solo visiva, è anche e soprattutto musica.
Le note si mescolano agli annunci e al rumore dei treni. Bene o male, tutti hanno suonato nelle metropolitane, da Sting che già famoso, non è stato riconosciuto da nessuno, a Manu Chao che ne ha fatto il suo trampolino di lancio: “La mia scuola di musica, fu più Parigi che Barcellona. Iniziai suonando nella metropolitana di Parigi. E suonare nel metrò, a Parigi 15 anni fa, era il nostro modo di vivere”.
Chi sceglie di suonare sottoterra è consapevole che il pubblico non è alla ricerca di uno spettacolo, ma quando si crea un contatto casuale con un ascoltatore interessato, è spesso intenso, profondamente umano, fatto di ammiccamenti e sorrisi. Coloro che invece decidono di esibirsi all’interno dei vagoni, regolano la lunghezza dei brani su quella delle fermate per poter raccogliere i frutti della propria performance e spostarsi nel vagone successivo.
La metropolitana di New York, grazie al programma MUNY, Music Under New York, prevede addirittura veri provini ai musicisti e pubblica regolarmente il calendario delle loro esibizioni: più di 100 artisti, oltre 150 performance settimanali in 25 luoghi diversi lungo il percorso della metropolitana. E lo stesso succede anche a Londra e Parigi.
Cosa dire infine dello sviluppo impressionante di un nuovo modo di fare letteratura funzionale a soddisfare l’esigenze dei viaggiatori metropolitani e adattare i tempi della lettura ai tempi di percorrenza? Dal 2005, all’interno di alcune fermate della metropolitana parigina sono stati posizionati distributori automatici che invece di snack e lattine, propongono libri. Inconsueti juke-box letterari che per soli due euro offrono al lettore la possibilità di scegliere tra 25 titoli: dai Fiori del Male di Baudelaire al volumetto di ricette per cucina. La scelta è piuttosto eclettica e prevede la rotazione di 5 nuovi titoli la settimana