ECCO L’ITALIA COME DOVREBBE ESSERE

Il racconto della qualità di un territorio, il Parco Nazionale del Pollino, fatto da chi in quel territorio vive e lavora costruendo sapori, esperienze, ospitalità ed eventi di qualità tutti i giorni. Benvenuti nella POLLINO PEOPLE EXPERIENCE

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La qualità raccontata da chi la qualità la fa. Questo è POLLINO PEOPLE EXPERIENCE. Il Pollino raccontato da chi ci vive, ci lavora, lo ama. Un progetto di Fondazione Symbola, in collaborazione con l’Ente Parco Nazionale del Pollino, il più grande parco d’Italia, che tocca due regioni, la Calabria e la Basilicata, comprende 56 comuni e dove vivono 175 mila persone. Un progetto realizzato con il contributo di Fondazione Telecom Italia, concesso nell’ambito del bando “I Parchi e le Aree Marine Protette: un patrimonio unico dell’Italia”. Un sito web in italiano e in inglese, www.pollinopeopleexperience.it, un account sulle pagine dei principali social network della rete, una app gratuita per smartphone e tablet, racconti in forma di parole, fumetti, immagini, mappe e video. 100 storie di qualità, 32 testimonial eccellenti, decine di racconti ed esperienze da condividere. Eccone alcune.

C’è il fondatore della cibosofia, il cuoco archeogastronomo Federico Valicenti “ricercatore di squisitezze” che racconta il Pollino attraverso la memoria dell’olfatto: «Terra dei sapori antichi e tramandati nel tempo, immutati e dal gusto inconfondibile potrebbe avere un grande ruolo in questo mercato di nicchia. Noi non abbiamo bisogno di grandi numeri ma di qualità di utenti, perché abbiamo la qualità dell’offerta. Il Pollino è importante perché le tracce della vita lenta del passato qua sono ancora attuali, sono ancora vive, fanno parte della nostra memoria olfattiva».

NOI NON ABBIAMO BISOGNO DI GRANDI NUMERI MA DI QUALITÀ DI UTENTI, PERCHÉ ABBIAMO LA QUALITÀ DELL’OFFERTA

C’è Paolo Perrone che con la sua azienda coltiva la lenticchia di Mormanno presidiata da Slow Food e “setaccia” luoghi e tradizioni della sua terra: «Fino ad alcuni anni fa, si credeva che questo piccolo legume fosse andato perduto, poi i tecnici dell’Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo della Calabria ne hanno recuperato alcune piccole quantità che alcuni agricoltori come me conservavano per autoconsumo e si è deciso insieme di promuoverne nuovamente la produzione. Ancora oggi la sua coltivazione segue le tecniche che si praticavano qui sul Pollino nei secoli scorsi: niente trattamenti artificiali, concimazioni o diserbanti chimici. Facciamo tutto a mano. Soprattutto la raccolta delle piantine durante la quale vengono eliminate le erbacce e la setacciatura che serve a separare i semi dalle impurità residue».

Straordinaria la storia del maestro in pensione Luigi Viola che ha ritrovato il vitigno ormai perduto del Moscato Passito di Saracena e lo ha trasformato in un nettare capace di ottenere decine di riconoscimenti come il Tre Bicchieri del Gambero Rosso che lo ha eletto nel 2009 miglior vino dolce d’Italia: «Questo prezioso vino, che si produce solo nella nostra terra, si stava perdendo perché nessuno a causa dell’emigrazione era rimasto a lavorare in campagna. Ho deciso così di recuperarlo e ho piantato un piccolo vigneto di soli due ettari». Il “maestro” Viola quel suo antico passito, diverso da tutti gli altri, ce lo descrive così: «Guarnaccia e Malvasia che dopo la bollitura si sposano perfettamente con il moscatello lasciato appassire per settimane, i grappoli appesi uno ad uno, con pazienza, dedizione e amore. Un procedimento antico, fatto a mano, capace di produrre profumi straordinari di fichi, datteri e arancia candita». Eccola una delle esperienze da fare sul Pollino, assaggiare questo prezioso nettare e lasciarsi andare, con la mente libera, percorrendo le strade infinite dell’immaginazione.

GAETANO LOFRANO Associazione Artepollino

GAETANO LOFRANO
Associazione Artepollino

C’è Paolo Perrone che con la sua azienda coltiva la lenticchia di Mormanno presidiata da Slow Food e “setaccia” luoghi e tradizioni della sua terra: «Fino ad alcuni anni fa, si credeva che questo piccolo legume fosse andato perduto, poi i tecnici dell’Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo della Calabria ne hanno recuperato alcune piccole quantità che alcuni agricoltori come me conservavano per autoconsumo e si è deciso insieme di promuoverne nuovamente la produzione. Ancora oggi la sua coltivazione segue le tecniche che si praticavano qui sul Pollino nei secoli scorsi: niente trattamenti artificiali, concimazioni o diserbanti chimici. Facciamo tutto a mano. Soprattutto la raccolta delle piantine durante la quale vengono eliminate le erbacce e la setacciatura che serve a separare i semi dalle impurità residue».

Straordinaria la storia del maestro in pensione Luigi Viola che ha ritrovato il vitigno ormai perduto del Moscato Passito di Saracena e lo ha trasformato in un nettare capace di ottenere decine di riconoscimenti come il Tre Bicchieri del Gambero Rosso che lo ha eletto nel 2009 miglior vino dolce d’Italia: «Questo prezioso vino, che si produce solo nella nostra terra, si stava perdendo perché nessuno a causa dell’emigrazione era rimasto a lavorare in campagna. Ho deciso così di recuperarlo e ho piantato un piccolo vigneto di soli due ettari». Il “maestro” Viola quel suo antico passito, diverso da tutti gli altri, ce lo descrive così: «Guarnaccia e Malvasia che dopo la bollitura si sposano perfettamente con il moscatello lasciato appassire per settimane, i grappoli appesi uno ad uno, con pazienza, dedizione e amore. Un procedimento antico, fatto a mano, capace di produrre profumi straordinari di fichi, datteri e arancia candita». Eccola una delle esperienze da fare sul Pollino, assaggiare questo prezioso nettare e lasciarsi andare, con la mente libera, percorrendo le strade infinite dell’immaginazione.

Il sindaco di Saracena, Mario Albino Gagliardi ci accompagna lungo dieci chilometri nella Valle del Garga come un tuffo in 4000 anni di storia. E poi c’è il centro storico della sua città: «Ancora oggi si può respirare l’influenza islamica dell’invasione saracena passeggiando per il nostro centro storico, un intricato dedalo di viuzze che tanto ricordano una casbah araba. Qui stiamo realizzando un albergo diffuso sostenibile che permetterà di ospitare i turisti in visita alla montagna recuperando tutti i presidi della nostra memoria storica, dalla bottega del fabbro, a quella del maniscalco, al falegname, l’arrotino».

QUESTA TERRA PRIMA DI ESSERE UN PARCO È PER NOI UN MODELLO DI VITA. CI HA INSEGNATO A CONOSCERE IL BELLO, L’ARMONIA, I COLORI, L’ARIA, IL CIBO

PAOLO PERRONE Il vecchio Fienile

PAOLO PERRONE
Il vecchio Fienile

Pino De Tomaso, del rifugio Fasanelli, ci invita a visitare le sue montagne armati di ciaspole ai piedi per camminare sulla neve: «Il Pollino è uno dei pochi luoghi che permette di vivere completamente un’esperienza di “scoperta del territorio” perché qui si possono effettuare escursioni lontane dalla contaminazione del turismo di massa».

Pinuccio Alia dell’omonima locanda si autodefinisce un “locandiere per antica scelta e rinnovata convinzione”. Siamo a Castrovillari e il Pollino nel definire il suo lavoro è fondamentale: «Questa terra prima di essere un Parco è per noi un modello di vita. Ci ha insegnato a conoscere il bello, l’armonia, i colori, l’aria, il cibo». Per Pinuccio il Pollino “va camminato”, con la testa libera, cercando tracce della divinità: «Questo è un luogo mistico». Ci raccomanda quindi una visita al Santuario di Santa Maria delle Armi a Cerchiara di Calabria: «È la più piccola e più intima chiesa che un uomo possa incontrare in tutta una vita». E se dovete leggere un libro, cercate un albero secolare che vi faccia da tetto, ma scegliete un libro che vorreste rileggere: «Così ogni tanto vi potete distrarre dalla storia e non sciuperete il dialogo con la natura».

Vincenzo Bruni gestisce un albergo incantevole all’interno di un mulino antichissimo recuperato solo con l’aiuto della pietra e del legno. La sua costruzione risale al 1745, quando il principe Sanseverino di Bisignano volle uno strumento per lo sfruttamento delle acque. Il mulino nel 1877 fu acquistato dal capitano della guardia mobile Gennaro Iannarelli. Recentemente è stato interamente ristrutturato e in buona parte ricostruito dal comune di San Severino, che a seguito di una gara pubblica, ha affidato l’immobile all’attuale gestione: «Ne abbiamo curato l’arredamento, l’illuminazione e la sistemazione esterna. Per onorarne il passato è ritornato ad essere luogo di lavoro e di produzione non più di farine ma di servizi alberghieri».

Francesca Galiano porta i turisti dal vicino mare di Scalea a fare rafting sul fiume Lao perché: “il Pollino è la nostra tela verde e blu dove dipingiamo soggetti sempre diversi”. Il fiume è solo un pezzo pregiato del suo paesaggio che se lo metti insieme assomiglia ai colori della nostra bandiera: «Chiudo gli occhi e mi lascio trasportare dalle sensazioni, spiccano il verde di un cuore fatto di bosco, di piante, di frutti, di vita; il rosso come i campi coltivati a peperoncino curati dal sole, il bianco delle spumeggianti acque dolci e salate che bagnano questa penisola che ha ancora troppo da dare». Prima di lasciarci ci racconta dove ama stare da sola: «Sentire il fiume che scorre, nel suo incedere inesorabile verso il mare, con la frescura di un ombra naturale data dalle rigogliose fronde degli alberi, il cinguettio degli uccelli. Sola ma in compagnia di un libro. Scelgo la valle del fiume Argentino, il mio luogo preferito dove leggere e perdersi nelle riflessioni di una vita diventata fin troppo frenetica».

Tutto inizia con l’acqua. Tutto finisce con l’acqua. Il Pollino è anche questo: rafting, canyoning, torrentismo, trekking a piedi, escursioni in mountain bike. Secondo Antonio Armentano, amministratore della Lao Canyon Rafting di Laino Borgo, l’essenza vera di queste montagne si scopre così: pagaiando in gommone lungo le rapide del fiume Lao, arrampicandosi sulle pareti rocciose dei suoi canyon, calandosi con le corde da cascate altissime, camminando a piedi lungo sentieri antichi e incontaminati, guadando corsi d’acqua cristallina, esplorando gole e grotte, immergendosi in laghetti freschissimi anche in piena estate, esplorando il territorio in sella ad una bici. «Grazie al suo ambiente naturale incontaminato, il Pollino, con i suoi corsi d’acqua pura e i canyon profondi, rappresenta il contesto perfetto per la nostra attività. Consiglio a tutti un’escursione nelle gole del Lao. Il periodo migliore è da aprile ai primi di giugno, quando la portata d’acqua è maggiore. Capita spessissimo che piccole lontre decidano di seguirci. È successo persino che chiedano un passaggio».

IL FIUME È SOLO UN PEZZO PREGIATO DEL SUO PAESAGGIO CHE SE LO METTI INSIEME ASSOMIGLIA AI COLORI DELLA NOSTRA BANDIERA

FRANCESCA GALIANO Lao Raft

FRANCESCA GALIANO
Lao Raft

Domenico Cuccaro, farmacista con la passione per l’olio, con la sua secolare azienda agricola dedicata alla Madonna del Pantano ha prodotto un olio biologico conosciuto e premiato in tutto il mondo. Ci invita a visitare proprio il Santuario da cui prende il nome la sua etichetta: «Un luogo della fede che si erge solitario tra i calanchi, particolari avvallamenti provocati dall’erosione dei nostri terreni argillosi. La sua storia ancora oggi è avvolta nella leggenda. Guarda tutta la Valle del Sarmento e protegge i nostri oliveti». Un altro suo consiglio ci porta a visitare le grotte di San Giorgio Lucano: «Un vero patrimonio da preservare, tutelare e valorizzare. Lo amiamo così tanto questo luogo che lo abbiamo riprodotto anche nella nostra nuova etichetta». Anche Francesco Bloise coltiva piante di olivo alla ricerca della goccia pura, quella goccia verdissima che vedi dopo la spremitura e che ti emoziona: «L’olio quando è buono deve pizzicare in gola. Se non pizzica molto semplicemente non è olio extravergine di oliva di qualità». Lo afferma con determinazione e lo spiega raccontando il sapore del suo olio ricco di polifenoli, molto fruttato, amaro e persistente. Non sperate di trovarlo nei supermercati. I 600 quintali di produzione annua vengono venduti solo ai negozi biologici, esportati all’estero, soprattutto in Francia e Germania, oppure, se siete fortunati, distribuiti anche presso alcuni selezionati Gruppi di Acquisto Solidale.

Nicola Bloise è un ingegnere che ha trasformato il borgo storico del suo paese Morano in un centro di studi naturalistici. Un luogo del sapere, della cultura, della tradizione, dell’accoglienza e della conoscenza: «La nostra terra non è una scatola vuota ma l’insieme delle culture che definiscono l’uomo e il suo ambiente». E così, dopo decenni di completo abbandono, il grappolo di case arroccato intorno al Castello Normanno è risorto a nuova vita: «In questo contesto il Pollino con le sue tradizioni, i colori, i profumi, le storie, l’ambiente naturale, rappresenta la sintesi perfetta tra la natura e il genere umano». Mentre parla, Bloise tiene tra le mani un pezzo di ambra, un fossile che racconta le radici della nostra storia e del nostro sapere. Se gli si chiede quale esperienza consiglia di fare qua nel Parco, risponde semplicemente di sedersi ad occhi chiusi su uno dei Piani del Pollino, magari a Piano di Ruggio, mentre i bambini sono liberi di correre e giocare lontani dai pericoli. «Basta rimanere lì in silenzio ed “aprire” i sensi, ascoltando l’armonia del tutto che ci circonda».

VI CONSIGLIO DI PUNTARE L’OBBIETTIVO SUI PINI LORICATI CHE DEVONO IL NOME AL FATTO CHE LA LE SCAGLIE DELLA LORO CORTECCIA RICORDANO LA “LORICA”, LA CORAZZA DEI SOLDATI DEGLI ANTICHI ROMANI

Nel Pollino si torna. Si può riassumere così la storia di Vincenzo Pandolfi e della sua famiglia. Anche loro erano andati via, ma è tornando che hanno trovato o forse sarebbe più corretto dire ritrovato, la loro ricchezza. E la loro ricchezza si chiama Melanzana Rossa di Rotonda. Il loro fare impresa era proprio lì nella loro terra, non serviva andare molto lontano. E così nel 2011 Vincenzo e suo fratello hanno lasciato il Veneto dove erano emigrati e sono tornati a Castenitello, una piccola frazione di Rotonda proprio nel cuore del Parco. Una volta a casa, hanno aperto un agriturismo e un’azienda agricola incentrata sulla coltivazione a basso impatto ambientale. «Abbiamo scelto di dedicarci ad una produzione di eccellenza, accogliendo i disciplinari di produzione integrata e aderendo al sistema dei controlli per la certificazione di prodotto. Coltiviamo infatti la Melanzana Rossa di Rotonda ed i Fagioli Bianchi di Rotonda, entrambi DOP. Riusciamo così a gestire in autonomia l’intera filiera: dalla semina al consumatore finale. Una bella soddisfazione». Mentre parla mostra orgoglioso lo zippo, un antico attrezzo in legno che serve a piantare in profondità le piantine di melanzana. Storie antiche che si mescolano in perfetta armonia con il futuro che avanza.

Antonio Arleo che voleva fare il mugnaio da quando aveva sedici anni invece ha scoperto la sua fortuna grazie ad una farina antica ormai scomparsa chiamata Carosella, con cui ha potuto “rinnovare un mestiere in via di estinzione”: « Non volevo emigrare come avevano fatto tutti gli altri. Volevo fare qualcosa di vero, di concreto, che ricordasse la tradizione. Così, nonostante le difficoltà iniziali, il nostro Molino Padre Covile ha ottenuto la certificazione della farina di Carosella, un grano molto antico che rischiava anche questo di sparire. Si parlava di questo grano già ai tempi del Regno delle Due Sicilie. È una farina adatta per i dolci, i biscotti, i taralli, il pane. Abbiamo certificato anche il Mischiglio, una farina di legumi e cereali che non faceva più nessuno: fave, favino, ceci, orzo, grano duro e tenero. Ottima per fare la pasta, specialmente per i “Raschiatielli”, una pasta fresca, “raschiata” con le dita buonissima in estate, col pomodoro fresco e il basilico. Tutte le nostre farine sono fatte con grano, cereali, e legumi coltivati qui nel Pollino».

LAVORARE QUA È IMPORTANTE PERCHÉ CI OFFRE L’OPPORTUNITÀ DI PROPORRE A CHI ARRIVA NON SOLO UNO SPETTACOLO, MA UNA VERA E PROPRIA ESPERIENZA CHE COINVOLGE TUTTI I SENSI

FRANCESCA PANEBIANCO, SERGIO GIMIGLIANO Peperoncino Jazz Fest

FRANCESCA PANEBIANCO, SERGIO GIMIGLIANO
Peperoncino Jazz Fest

Luigi Franzese la sua ricchezza l’ha trovata nel Fagiolo Bianco di Rotonda DOP. Ci racconta questa terra come il luogo: “dove ascoltare il rumore del silenzio”. Luigi è innamorato della terra in cui vive e lavora. E si sente. Alla domanda su quale sia lo scorcio del Parco da fotografare risponde così: «Vi consiglio di puntare l’obbiettivo sui p

ini loricati che devono il nome al fatto che la le scaglie della loro corteccia ricordano la “lorica”, la corazza dei soldati degli antichi romani».

Vincenzo Arvia ha deciso di candidare all’Unesco la Festa dell’Abete. «La tradizione orale riporta che ebbe inizio nel ‘600, quando un boscaiolo trovò all’interno del tronco di un abete bianco l’immagine di Sant’Alessandro Papa

Martire, morto decapitato. Da quel giorno, ogni anno, l’ultima domenica di aprile e il tre maggio, ad Alessandria del Carretto celebriamo la ricorrenza. La partecipazione della comunità è totale. Al Santo patrono viene donato un abete bianco: esso viene ritualmente scisso in due parti, il suo tronco e la sua cima sono trasportati, a forza di braccia, fin dentro al centro abitato, dove vengono ricomposti e innalzati, scalati e riabbattuti». Ascoltare i racconti di Vincenzo è come varcare la soglia di un altro tempo: «Intorno all’albero al suo rito si ristabilisce l’identità culturale di una comunità e il suo senso di appartenenza al territorio. Tutto ciò che viene fatto per la festa, tutto ciò che viene suonato, detto e mangiato sono diretta espressione di questa antica ed orgogliosa identità».

Nico Ferri con il Pollino Music Festival ci racconta come in tre giorni migliaia di giovani vivono la natura a tempo di musica. «Il valore aggiunto del nostro festival consiste proprio nella location che lo ospita: un piccolo borgo, paesaggi incontaminati, i sapori, i colori, il cielo e le stelle del Parco. Lavorare qua è importante perché ci offre l’opportunità di proporre a chi arriva non solo uno spettacolo, ma una vera e propria esperienza che coinvolge tutti i sensi, in una contaminazione davvero unica». Ci consiglia poi di salire sui Piani del Pollino e le Serre: «Perché quassù l’aria pulita si “vede”» .

Giornalista lei, direttore artistico e produttore discografico lui. Francesca Panebianco e Sergio Gimigliano, coppia nella vita e nel lavoro da quasi 15 anni, hanno ideato e, sin dalla sua prima edizione nel 2002, organizzato, il Peperoncino Jazz Festival, rassegna musicale itinerante che ogni estate fa tappa nelle più belle località della Calabria e che ha vinto per due anni consecutivi (2011 e 2012) il prestigioso Jazzit Awards come “Miglior Festival Jazz d’Italia”: «Per noi la scelta della location fa parte della direzione artistica al pari della selezione stessa dei musicisti. Anche gli allestimenti che realizziamo sono cuciti su misura per il posto in cui si tiene lo spettacolo, persino l’artista e la sua musica devono essere in sintonia con il paesaggio».

UN’ESPERIENZA DA FARE NEL POLLINO? UN GIRO SULLA GIOSTRA CREATA DA CARSTEN HÖLLER A SAN SEVERINO LUCANO SU TIMPA DELLA GUARDIA, MAGARI DI NOTTE.

Gaetano Lofrano con ArtePollino porta nel territorio il linguaggio dell’arte contemporanea. Se gli chiedete quale sia l’esperienza da fare assolutamente, la sua risposta non può non mettere insieme arte e territorio: «Un giro sulla giostra creata da Carsten Höller a San Severino Lucano su Timpa della Guardia, magari di notte. Oppure una visita all’istallazione “Earth Cinema” che Anish Kapoor ha realizzato nel complesso termale di Latronico: un “taglio” di 45 metri di lunghezza scavato nella terra, in cui le persone possono entrare ed ammirare da una feritoia lo straordinario paesaggio naturale che le circonda. Oppure ancora invito tutti alla sede dell’Associazione per “leggere” le storie della gente del Pollino, ricamate da cento donne del luogo, sui cuscini di Claudia Losi, un’installazione che ricorda le masse di lava, i “pillow” di Timpa delle Murge».

Dario De Luca con la Compagnia Teatrale Scena Verticale racconta il Pollino a ritmo di teatro e creatività. La sua foto ricordo Dario la lega alla cultura di questa terra: «Il Santuario della Madonna delle Armi a Cerchiara di Calabria. È un antichissimo santuario che sembra scolpito nella roccia del Monte Sellaro e nel quale è suggestivo e piacevole imbattersi anche perché ci ricorda di un’umanità, ormai per lo più estinta, sensibile all’arte ma rispettosa della natura».

DARIO DE LUCA Compagnia Scena Verticale

DARIO DE LUCA
Compagnia Scena Verticale

Anna Lamoglie con i suoi soci ha aperto un’azienda per ritrovare il profumo autentico dei salumi prodotti con maiali che respirano l’aria di queste montagne. «Abbiamo deciso di custodire e perpetuare l’antica tradizione della produzione dei salumi, rispettando scrupolosamente le tecniche e le ricette della tradizione contadina locale vecchie di secoli. In azienda siamo sei soci e tre dipendenti, quando è nata l’idea di costituire l’azienda qualche anno fa nel 2008, eravamo tutti giovani, con la volontà di realizzare qualcosa di qualità assoluta che rispecchiasse le tradizioni del nostro territorio, e soprattutto non ci obbligasse a fare le valigie e ad emigrare altrove, come è successo a molti dei nostri amici. Abbiamo aperto in piena crisi economia ma la qualità che mettiamo in tutto il nostro lavoro ci ha consentito di rimanere sul mercato». Se volete scoprire veramente la cultura contadina della zona, Anna suggerisce di visitare i comuni di origine albanese: «A San Costantino e a San Paolo Albanese vive da più di cinque secoli la minoranza linguistica arbëreshë. Ancora oggi parlano il loro antico dialetto e professano il culto greco ortodosso. Meravigliosi i loro costumi tradizionali: veri e propri capolavori ricamati con sapienza e molta pazienza».

Egidio Gazzaneo con la sua azienda agricola dedicata alla coltivazione e trasformazione dei Peperoni di Senise IGP, ci ricorda che ci sono “peperoni cruschi certificati e peperoni cruschi clandestini”. Il Pollino è la base necessaria e indispensabile del suo lavoro: «Se non mi trovassi proprio qui, circondato dal terreno e dal clima di questa terra, sarebbe impossibile fare quello che faccio e ottenere i risultati che ottengo». Ci consiglia di andare alla diga di Monte Cotugno a Senise: «Non solo perché è la più grande diga in terra battuta d’Europa ma anche perché lì sotto, prima dell’invaso, c’erano i campi dove i miei nonni coltivavano i peperoni. E si dice fossero i peperoni più buoni del mondo».

Nella Locanda del Parco di Adriana Tamburi a Morano Calabro i piatti si raccontano come fossero storie. E di storie da raccontare, Adriana ne ha tante. Come quella di “Compa Pasquale”, il sagrestano della Chiesa medievale di Santa Maria Maddalena a Morano: «Compa Pasquale aspetta i visitatori davanti al sagrato, li prende per mano e li porta sul campanile. Una volta in cima si siede su un tronco d’albero, si lega cinque corde alle mani e ai piedi e mostra loro come si suonavano le campane un tempo. Noi in paese quando sentiamo scampanare, sappiamo tutti che Pasquale ha visite».

Antonio Troiano ci dice che qua sul Pollino il formaggio è un valore da rispettare e per raccontare la storia dell’Azienda Tosa parte da una spada di ciliegio che serve a tagliare la cagliata della famosa caciotta del Pollino. I pezzi della cagliata sono più grossi, lo spurgo del siero avviene più lentamente e il formaggio è più fresco, più profumato. Ma perché il legno della spada deve essere proprio di ciliegio? Un mistero. Eppure la caciotta viene così buona solo con quella spada.

Maria Stellato prova invece a spiegarci non il gusto ma il retrogusto dei suoi formaggi: «Tutto parte dal terreno, dai pascoli. Le nostre pecore e capre mangiano solo il finocchietto, il timo, la mentuccia e tutte le erbe che crescono qui. Te ne accorgi dai profumi dei formaggi e “ascoltando” il loro retrogusto, che arriva sul palato non subito, ma dopo qualche secondo, un ricordo che non ti abbandona più».

Ai piedi del Monte Serra nella vallata del Carbonaro a Morano Calabro si trova l’azienda Dolci Pascoli di Giuseppe Barletta. Una passione, quella per l’arte della caseificazione, che ha radici lontane: «Nei secoli scorsi in queste zone la pastorizia rappresentava la principale fonte di sostentamento e si tramanda che qui a Morano ci si dedicasse alla produzione di formaggi sin dall’Ottocento. La mia famiglia alleva da sempre pecore e capre. Ad oggi abbiamo più di 600 capi e produciamo formaggi biologici di antica tradizione, avvalendoci però delle più moderne tecnologie che garantiscono elevati standard qualitativi».

SE NON MI TROVASSI PROPRIO QUI, CIRCONDATO DAL TERRENO E DAL CLIMA DI QUESTA TERRA, SAREBBE IMPOSSIBILE FARE QUELLO CHE FACCIO E OTTENERE I RISULTATI CHE OTTENGO

L’avventura di Giuseppe Suanno, presidente della Cooperativa Agrocarne Sud e dei suoi soci, comincia la sua avventura nel 1978: «Eravamo solo un gruppo di ragazzi caparbi e desiderosi di rimanere legati alla propria terra. Già allora sapevamo che il modo migliore per farlo era quello di intraprendere un’attività che fosse strettamente legata alle nostre tradizioni gastronomiche e ai valori del mondo contadino. Per questo da oltre trent’anni, fedeli al nostro “saper fare” lucano, produciamo salumi di eccellente qualità».

L’aria nel Pollino racconta delle storie, perché da queste parti anche l’ossigeno della montagna è una ricchezza da tutelare e proteggere.

Francesco Paolino inizia a spiegare così la storia di qualità nella sua azienda, proprio dall’aria del Massiccio: «Dove i miei salumi possono respirare l’ossigeno della montagna». La sua Salumi del Colle è situata nel cuore del Parco, a Mormanno. Vivere e lavorare all’interno di un Parco Nazionale è molto importante: «La stagionatura dei salumi deve avvenire in un luogo fresco e carico di ossigeno, in una parola nella nostra montagna. E la montagna per continuare ad essere una fonte inesauribile di ossigeno deve essere protetta e tutelata».

Una bella storia ce la racconta Luigi Perrone, presidente della Cooperativa Agricola Campotenese. «Ci troviamo a 1000 metri d’altezza, coltiviamo circa 200 ettari di terreno, col foraggio che ne ricaviamo alleviamo bovini da latte e con il latte realizziamo una serie di formaggi molto ricchi e saporiti che rispecchiano gli aromi e i profumi dei nostri pascoli. Abbiamo anche un allevamento di maiali che alimentiamo con il siero del latte del caseificio. Realizziamo così salumi, insaccati e carne fresca». Se deve suggerire un posto per un picnic consiglia di andare sotto i faggi di Piano di Novacco dove: «Non ci sono rocce e si è circondati solo da un manto soffice d’erba». Perché anche l’erba, da questa parti, è l’inizio di una storia che merita di essere raccontata.

Antonio Guerriero dell’Azienda Agricola Fortunato a raccontare cosa fa quando intrattiene i più piccoli si diverte anche lui come un bambino: «Siamo a Senise, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino. Da noi si viene per regalarsi una piacevole vacanza rilassante e per assaggiare i nostri prodotti o i piatti tipici proposti dal Ristorante Fortunato. Siamo anche una “Fattoria Didattica” che e si basa sull’idea che i ragazzi imparino “vedendo fare e facendo”. Ecco perché tutte le nostre esperienze si mescolano con giochi, spesso antichi, in cui ad essere protagonisti sono i prodotti della terra e gli indovinelli che riportano al linguaggio della natura e della tradizione. Abbiamo anche una vecchia casa contadina che abbiamo volutamente lasciato senza alcuna tecnologia, come se si fosse fermata agli anni ’40».

Alla fine del viaggio bisogna andare “per forza” al ristorante da Peppe a Rotonda. Lui si definisce un “artigiano dei sapori”: «Cerco con la mia cucina di proporre i sapori sinceri della mia terra. La mia appartenenza a questo territorio si vede in ogni piatto che cucino nel quale cerco di unire la tradizione culinaria delle genti del Pollino alla qualità delle sue materie prime». Se cercate un luogo tranquillo dove leggere un libro, Peppe suggerisce la sorgente del Mercure a Viggianello: «Questa fonte è conosciuta anche come “sorgente della principessa”. La leggenda vuole che sia stata una regina barbara, di passaggio sulle sponde del Mercure, a dare il nome a Viggianello. Si racconta, infatti, che mentre si dissetava alle sorgenti, le cadde l’anello nuziale dentro l’acqua. Ordinò a un suo fedele servitore di setacciare il fondo del fiume per cercarlo e quando l’uomo lo trovò esplose in un urlo di gioia: “Vidi anello, regina!”».

Benvenuti nella Pollino People Experience.