Se il viaggio parla la lingua della cultura

Se il viaggio parla la lingua della cultura

City break e vacanze brevi alla scoperta delle più belle città d’Italia e d’Europa, magari seguendo gli itinerari raccontati in un libro o le location di un film. Dalle parole scritte nelle pagine di un romanzo alle immagini viste al cinema o in TV, il viaggio ha sempre più un anima culturale

 

(di Claudia Tani)

Il viaggio senza viaggiare. Scoprire posti lontani senza muoversi. Non è forse vero come diceva Guy de Maupassant che il “viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà”? Da Omero che cieco raccontò il lungo peregrinare per mare di Ulisse, al ciclo dei pirati della Malesia di Salgari, fino a Calvino e alle sue Città Invisibili, la letteratura di tutti i tempi è costellata dei racconti di grandi viaggiatori “fermi”. Esploratori di luoghi esotici e lontani, a volte anche solo immaginati che in realtà non hanno mai esplorato. “Il Gange, questo famoso fiume celebrato dagli indiani antichi e moderni, le cui acque son reputate sacre da quei popoli, dopo d’aver solcato le nevose montagne dell’Himalaya e le ricche provincie del Sirinagar, di Delhi, di Odhe, di Bahare, di Bengala, a duecentoventi miglia dal mare dividesi in due bracci, formando un delta gigantesco, intricato, meraviglioso e forse unico. La imponente massa delle acque si divide e suddivide in una moltitudine di fiumicelli, di canali e di canaletti che frastagliano in tutte le guise possibili l’immensa estensione di terre strette fra l’Hugly, il vero Gange, ed il golfo del Bengala”. È questo l’incipit de I misteri della jungla nera, memorabile narrazione del più grande corso d’acqua del continente indiano che Salgari ha descritto senza mai averlo visto coi propri occhi. E cosa dire del racconto che Calvino fa della città invisibile e immaginata di Valdrada? “Gli antichi costruirono Valdrada sulle rive di un lago con case, tutte verande una sopra l’altra e vie alte che affacciano sull’acqua i parapetti a balaustra. Così il viaggiatore vede arrivando due città: una diritta sopra il lago e una riflessa capovolta. Non esiste o avviene cosa nell’una Valdrada che l’altra Valdrada non ripeta, perché la città fu costruita in modo che ogni suo punto fosse riflesso dal suo specchio, e la Valdrada giù nell’acqua contiene non solo tutte le scanalature e gli sbalzi delle facciate che s’elevano sopra il lago ma anche l’interno delle stanze con i soffitti e i pavimenti, la prospettiva dei corridoi, gli specchi degli armadi”. Suggestiva ed indimenticabile. Così perfetta che ci si dimentica perfino che sia inventata e viene voglia di visitarla. In fondo, come diceva Karl Krauss il più bel viaggio è quello che si fa con l’immaginazione. E se questo non fosse vero, non si piegherebbe il successo dei tanti libri di viaggiatori.
Viaggiare da fermi quindi. Solo con il pensiero e l’emozione suscitata dalla narrazione di un luogo lontano. Racconto che può essere fatto attraverso le lettere stampate sulle pagine di un libro o i colori impressi sulla tela di un pittore, basta pensare alla Tahiti di Paul Gaugin.
Ma la stessa cosa può avvenire anche partecipando a una fiera. È quello che succede ogni anno alla BIT, la Borsa Internazionale del Turismo, un funambolico sistema di viaggio immaginario in cui percorrendo anche solo pochi metri dei grandi padiglioni disegnati da Fuksas si è trasportati in qualunque luogo della Terra.
Immagini, colori, profumi, sapori, suoni e tradizioni per un suggestivo viaggio intorno al mondo, non in ottanta giorni come avrebbe voluto Jules Verne, ma in soli quattro. Un modo per scoprire paesi mai esplorati o, come diceva Marcel Proust, per riscoprire cose già viste ma con occhi rinnovati.
L’appuntamento di quest’anno (13-15 febbraio) ha visto la partecipazione di oltre 130 paesi da tutto il mondo, con due interi padiglioni dedicati al territorio italiano e una partecipazione, tra addetti ai lavori e pubblico comune, di oltre 100.000 presenze.
Nota rilevante di questa trentaquattresima edizione è la conferma, già evidenziatasi negli anni precedenti, che i flussi turistici stanno andando sempre più verso la scoperta culturale di un luogo, a conferma che la vera anima del viaggio è appunto la cultura.
Non è un caso che nonostante la crisi generalizzata che ha colpito anche il settore del turismo, i viaggi nelle città d’arte, italiane e europee, sono invece continuati ad aumentare.
Secondo i dati rilasciati da Ministero per i Beni e le Attività Culturali, le prime trenta location italiane mete di viaggi culturali hanno visto crescere il numero dei visitatori di quasi l’11% rispetto al 2008. Questo risultato grazie soprattutto al fenomeno dei “city break”, che in italiano potremmo tradurre vacanze lampo, due o tre giorni a disposizione per scoprire l’offerta artistica e culturale di una città. Secondo i dati dell’IPK World Travel Monitor, il più grande gruppo al mondo specializzato nel monitoraggio dei flussi turistici, nel 2012 le vacanze brevi alla scoperta delle grandi capitali dell’arte hanno rappresentato il 40% del totale dei pernottamenti in Europa e il 20% dell’entrate derivanti dal turismo internazionale. Ciò che emerge quindi da questa forma di fruizione breve ed intensa di un luogo non è tanto la scoperta della destinazione in quanto tale, ma piuttosto la motivazione: si visita un posto perché c’è una mostra, un concerto, un festival, una grande rassegna teatrale. Ma anche l’apertura di un nuovo museo, magari realizzato da un archistar di fama mondiale, può essere il pretesto per un city break. Lo sa bene Bilbao che ha fatto da apripista, imponendosi da anni come meta culturale proprio grazie all’apertura del Guggenheim Museum realizzato dall’architetto americano Frank O. Gehry. Che i nuovi musei, spesso destinati ad accogliere collezioni di arte contemporanea, rappresentino un’attrattiva turistica è ormai un fatto assodato, tanto che il Museum of Contemporary Art e il Museum of Fine Art di Antwerp in Belgio ospitano proprio in questi giorni una grande mostra dedicata ai musei del ventunesimo secolo. Nelle pagine che seguono troverete un pezzo dedicato alla mostra.
Ma l’attrattiva culturale di una città, e per esteso di un territorio, abbraccia anche altre forme di espressione artistica, perché l’innamoramento culturale di turisti e viaggiatori scatta a distanza di tempo, non solo di luogo. Sempre più spesso si sceglie di visitare una città o una regione perché vi è ambientato un libro che abbiamo letto. La Praga di Frank Kafka, la Lisbona di Pessoa, la Stoccolma della trilogia di Stieg Larson, la Parigi della Vargas e del suo commissario Adamsberg, la Barcellona dell’Ombra del Vento di Zafón sono solo alcuni esempi di city break che nascono dalla suggestione delle parole stampate in un romanzo.
Ma si sceglie di visitare un particolare luogo per scoprire di persona le location dove è stato girato un film. Si chiama cineturismo ed è la più recente derivazione del turismo culturale, nuovo trend emerso con prepotenza in questi ultimi anni. La New York di Sex and the City, la Londra di Harry Potter, ma anche i Sassi di Matera (patrimonio dell’UNESCO) dove Mel Gibson ha girato La Passione di Cristo.
Le parole scritte, le immagini filmate sono emozioni narrate e visive in grado di far viaggiare l’immaginazione del lettore/spettatore. Un film, un libro riescono a rendere “turistico” lo sguardo di chi legge e di chi guarda, sono veri e propri inviti a vivere di persona in modo completo i luoghi e le atmosfere che sono stati raccontati o messi in scena.
Ci si alza dalla poltrona e sulla spinta delle emozioni suscitate dalla lettura e dalla visione si parte alla scoperta del legame tra arte e città, cinema e territorio. Immaginazione ed esperienza.