IL MUSEO DELLA MEMORIA SICILIANA CHE GUARDA AL FUTURO

IL MUSEO DELLA MEMORIA SICILIANA CHE GUARDA AL FUTURO

Giovanni Puglisi è presidente della Fondazione Sicilia che ha recuperato e restituito alla città di Palermo Palazzo Branciforte, uno straordinario edificio – restaurato dall’indimenticabile architetto e designer Gae Aulenti – dove sono esposte la collezione archeologica, le ceramiche, le maioliche, i francobolli, le monete e le sculture. I pilastri di un grande ‘museo della memoria siciliana’ che raccoglie gli aspetti e gli elementi artistico-culturali più interessanti dell’Isola, in un contesto architettonico di grande prestigio e funzionalità

di Claudia Tani

Palazzo Branciforte è un luogo unico, dove si fondono identità e innovazione. Uno spazio nel quale la storia si coniuga con l’archeologia, con l’arte moderna e contemporanea, con i libri e con la grande tradizione culinaria italiana. Culla della sicilianità ma anche fulcro di nuovi saperi, il Palazzo è un unicum architettonico sospeso tra presente e passato. Se la Fondazione non lo avesse recuperato oggi sarebbe un edificio abbandonato o, nella migliore delle ipotesi, un albergo o un supermercato. La scelta è stata fatta valutando una priorità, quella della valorizzazione di uno spazio all’interno della città e del suo centro storico. La creazione cioè di un luogo della cultura che si trasforma in polo aggregante del recupero urbanistico dell’antico “Quartiere della Loggia”, riprendendo e ridando centralità ad una zona di Palermo, ricca di bellezze e beni culturali, ma colpita dalle sciagure delle guerre e infestata da una qualità della vita sempre più degradata dall’abbandono civico e dall’incuria umana. Avremmo potuto fare scelte diverse come ad esempio investire nell’erogazione di fondi verso il terziario della cultura, quindi verso una funzione più privata che pubblica. Abbiamo fatto invece una scelta pubblica che ha trasformato il Palazzo in uno dei centro culturali di maggiore rilievo ed importanza all’interno del distretto culturale della città.

Come possiamo definire la “sicilianità”?
La sicilianità è stata grande quando ha saputo sottolineare la sua identità, quando non ha avuto paura di confrontarsi e contaminarsi con le altre identità, soprattutto arabe e normanne. Il Palazzo lo testimonia in ogni sua angolo, attraverso ogni sua opera. La straordinaria collezione archeologica, ma anche le ceramiche, le maioliche, i francobolli, le monete e le sculture costituiscono i pilastri di un grande ‘museo della memoria siciliana’, che raccoglie gli aspetti e gli elementi artistico-culturali più interessanti dell’Isola, in un contesto architettonico di grande prestigio e funzionalità. Uno spazio, che si apre anche ai nuovi linguaggi della contemporaneità e al contributo di giovani artisti.

E poi questo Palazzo ci ricorda che la Sicilia è una terra solidale, una terra che non lascia mai indietro nessuno. Basta soffermarsi a guardare il Monte di Pietà, quella meravigliosa icona del passato che abbiamo conservato e restaurato per ricordare che un tempo i poveri portavano lì quello che avevano per avere in cambio di poter vivere. La mafia che ci ha “raccontato” in tutti questi anni è invece sinonimo di negazione, l’affermazione di una identità violenta, mentre la mia terra è sempre stata sinonimo di cultura, libertà ed intelligenza.

C’è un progetto anche su Villa Zito, una delle più interessanti testimonianze del periodo neoclassico a Palermo.
L’edificio ha un’origine antica: viene costruito nella contrada detta delle terre rosse nei primi anni del Settecento, allora ben al di fuori delle mura cittadine, dal maestro Razionale del Real Patrimonio, Gaspare Scichili. È una dimora costruita in quel mezzo fra la città e la zona delle ville dei colli, usata per la villeggiatura, come ricorda il distico tutt’oggi sopra il portale d’ingresso. Adesso la vogliamo trasformare in una grande pinacoteca di arte moderna e contemporanea.

Lei presiede una Fondazione che opera quotidianamente per sviluppare il patrimonio dell’Isola, valorizzare i beni culturali, supportare l’educazione, incentivare la ricerca scientifica, stimolare lo sviluppo sostenibile e, non ultimo, promuovere azioni di solidarietà. Perché in Italia è così difficile affrontare il tema dello sviluppo della cultura?
La presa di coscienza e la portata di questo valore economico e sociale nella coscienza politica del Paese è stata difficile da comprendere e razionalizzare. Adesso che inizia ad affiorare nella sua chiarezza, imponenza e importanza purtroppo è costretta a fare i conti con la crisi e la scarsità di risorse. Abbiamo fatto grande l’Italia, costruito una delle migliori reti autostradali del mondo, favorito la grande industria, ma il nostro patrimonio non è mai stato oggetto di considerazione per una vera ed efficace politica di sviluppo economico. Il Ministero per i Beni Culturali è nato poco più di trent’anni fa e tradizionalmente il Ministro del Turismo quando si leggeva la lista dei ministri era l’ultimo dell’elenco”.

Più stato o più privato?
Il privato investe poco in ricerca, in patrimonio e formazione. E quando investe lo fa in proprio. È difficile che intervenga all’interno di un investimento pubblico di grande respiro. Il pubblico investe, ma lo fa con il limite delle priorità. E le priorità si chiamano salute, sicurezza, infrastrutture, pensioni, ammortizzatori sociali. La cultura e la ricerca faticano ad emergere nell’immaginario e nella coscienza politica e civica del Paese come priorità. Il problema è tutto qua.

Via Bara all’Olivella, 2 90133 Palermo
+39.091.8887767
info@palazzobranciforte.it
PALAZZO BRANCIFORTE