L’imbarazzo

Avere un black-out all'inserimento del codice segretoEsistono molti fattori che tendono a differenziarci come ceto sociale, livello di cultura e stile di vita ma c’è una situazione che accumuna tutti: l’imbarazzo. Non importa età, sesso e istruzione, siamo obbligati ad affrontare momenti in cui questi vari livelli si appianano totalmente mettendo tutti nella stessa condizione psicologica

 

(di Veronica Apicella)

 

A chi non è capitato almeno una volta di prendere l’ascensore con sconosciuti e non sapere dove guardare oppure dire qualcosa di estremamente inopportuno?

Norme sociali da rispettare, usi a cui attenersi e paura di perdere credibilità sono tra le maggiori cause che fanno temere queste scomode situazioni e il conseguente senso di insicurezza e disagio.

Come tutti, ho vissuto anche io centinaia di eventi imbarazzanti e da persona estremamente timida le elaboravo mentalmente a posteriori per capire se fossero state cosi compromettenti per la mia immagine. Crescendo ho realizzato che per superarle indenne bastava utilizzare una semplice qualità: la capacità di autoironia.

Ho appurato che è fondamentale vedere il lato comico della propria persona e cercare di non di prendersi sul serio come se la vita fosse una continua competizione dove bisogna essere perfetti per essere parte della società. Il mondo è pieno di persone insicure che spesso si fanno condizionare in modo negativo da simili eventi, ragion per cui ho deciso di esorcizzarli esprimendoli in chiave ironico-umoristica e rendendoli accessibili al pubblico tramite l’utilizzo di uno dei maggiori social network.

Ogni vignetta che creo è ispirata ad un evento in cui io sono stata protagonista o a cui ho assistito e la decisione di elencare esattamente 999 situazioni è stata una sfida con me stessa e un banco di prova per vedere quante persone si sarebbero ritrovate nei miei disegni.

L’ispirazione nasce dalla semplice osservazione. È sufficiente sedersi su una panchina, cenare in un ristorante o passeggiare e con un po’di attenzione si possono scorgere infinite piccole situazioni comuni da elaborare e sulle quali è possibile ironizzare con un sorriso. È sorprendente quanto alla lunga si riesca a prevedere una determinata azione prima che questa venga compiuta.

Basandomi sull’esperienza ho dunque deciso di trattare due diverse tipologie di imbarazzo: diretto e indiretto.

Credere di aver perso gli occhiali e poi accorgersi di averli in testaI momenti imbarazzanti diretti (o consapevoli) sono quelli in cui non c’è modo di limitare il danno fatto. Un classico esempio è quello di parlare male di qualcuno con qualcun altro e scoprire dopo poco che c’è una parentela tra le due persone oppure di generalizzare in modo negativo un tipo di lavoro senza sapere che l’interlocutore svolge proprio quella professione. Un esempio eclatante è successo davanti ai miei occhi ad una cena affollata durante la quale una mia cara amica ha esordito con ‘..nel lavoro voglio migliorare, non mi ridurrò a fare la parrucchiera’ e dall’altra parte del tavolo, nel silenzio più assoluto, si è udita la frase ‘..io faccio la parrucchiera’.

Inutile cercare di salvarsi peggiorando la situazione con giri di parole e attenuanti. Suggerimento: Glissare con nonchalance e lasciar passare del tempo prima di riproporre l’argomento con un sorriso.

Esistono poi i momenti indiretti (o inconsapevoli). Quest’ultimi sono principalmente generati dalla nostra cultura e dalle buone maniere insegnateci, nonché dall’effetto che temiamo la nostra sincerità potrebbe avere pubblicamente sul diretto interessato. E’ una situazione di imbarazzo a catena ovvero un sentimento causato dall’inconsapevole imbarazzo di qualcun altro. Esempi lampanti sono la difficoltà di trovare il modo di dire sinceramente ‘sei sporco’, ‘li andrebbe un congiuntivo e non un condizionale’ oppure avvisare della classica ‘zip aperta’. Suggerimento: Avvertire sempre l’interlocutore per evitare che se ne accorga da solo troppo tardi e tranquillizzarlo convincendolo che la stessa cosa è capitata anche a noi innumerevoli volte e se fossimo stati avvisati sarebbe stato meglio.

Ricevo centinaia di commenti simili a “allora non sono solo io..” oppure “questo è fatto apposta per me!” che mi fanno capire che l’obiettivo a cui miro è stato compreso e il mio scopo raggiunto.

Tramite le vignette sono riuscita a creare in tre mesi una comunità di oltre 200.000 persone che sono continua fonte di ispirazione e di sostegno e che mi convincono sempre più che sia un progetto innovativo, divertente e utile.

Non accostare a sufficienza e dover uscire con tutto il corpo dal finestrino per ritirare il bigliettoIl mio contributo sociale è quello di rendere le persone consapevoli che ciò che si è appena “fatto in modo non conforme” è stato vissuto -almeno una volta- da tutti e questo è il motivo grazie al quale si riesce a far si che le persone non ridano DI te ma CON te.