Ciao John

Ciao John
john fante
Ciao John,
volevo chiederti un paio di cose. Non ho mai capito come mai ti sei chiamato Arturo di nome e Bandini di cognome. Che nome strano, che tipo strano. Non andava bene quel tuo nome così finto che ti avevano assegnato i tuoi genitori per farti fare l’americano, attaccato ad un cognome italiano così antico, così di provincia, uno di quei cognomi con cui si gioca a briscola nei bar dove servono la spuma? Eri un tipo di rottura. Uno che a briscola non ci avrebbe mai giocato. Immigrato, arrabbiato, attaccabrighe, sognatore, ribelle, megalomane, sprezzante e sempre lì a discutere con tutti, a discutere di tutto. Non ti andava bene nulla. Non eri un eroe, eri decisamente uno stronzo. Che bisogno avevi di un alter ego. C’era già il tuo di ego. Ci hai messo poco a capire che non potevi resistere lì dove ti avevano portato il destino e gli spermatozoi di tuo padre (non vi siete mai capiti, lo so). Sei andato subito a Los Angeles. Volevi scrivere senza sapere di poterlo fare. Che testa che avevi. Ma eri nella città degli angeli, potevi fare tutto. Scrivere e morire. E potevi farlo nello stesso tempo. “Chiedi alla polvere“, che bel titolo. Una roba che a Springsteen è piaciuta moltissimo. Polvere, diavoli, sogni e promesse. Sembra di ascoltare Thunder Road. Invece è un romanzo, il tuo romanzo. Te lo ricordi quando hai incontrato Bukowski che voleva scrivere a tutti i costi la prefazione per la ristampa? Mica potevi bere come lui quel pomeriggio, avevi già il diabete, eppure lui ti diceva “sei il migliore scrittore che abbia mai letto” e “il narratore più maledetto d’America”. Ehi! il migliore d’America. Nella tua Lucania che ti aveva dato quel cognome da giocatore di briscola si sono accorti di te solo qualche anno fa! Ma ti rendi conto? Quando te ne sei andato il vecchio Bukowski ha detto “Fante era il mio Dio”.
Eri felice quando scrivevi Arturo, pardon John. Il dio della letteratura ti ha portato via la luce degli occhi e le gambe per camminare, ma le tue domande alla polvere non si sono mai fermate
Oggi in questa giornata calda anch’io ho molte domande. Le chiederò alla polvere.
(di Paolo Marcesini)