Lettera per una donna che mi ha parlato di un libro che non ho finito di leggere

Lettera per una donna che mi ha parlato di un libro che non ho finito di leggere

Dune

Ciao,
vedo sempre lì nella tua libreria quel grosso libro. Lo conosci dai, la copertina ha un colore orrendo e quel titolo, DUNE, è scritto tutto alto, grosso, sgraziato.

No amore mio, non è vero che quel libro non l’ho mai letto. Ci ho provato e riprovato, tante volte. Metafora delle metafore, lo so. Non ti arrabbiare che la faccia arrabbiata di fa sembrare meno bella. Rilassati e ascolta. Una volta ti aspettavo alla Feltrinelli. Ero arrivato prima, appuntamento saltato. L’ho preso da uno scaffale (edizione economica) , l’ho comprato, ho messo lo scontrino in mezzo alle pagine (non si sa mai) e sono andato a quel tavolo da dove si vede Groucho che se la ride. Lo conosci quel tavolo, ti ricordi? Quando riuscivamo a trovarlo libero, il caffè diventava sempre un tè e le parole andavano via veloci. Eravamo felici, pieni di belle cose da fare e da dire. Se chiudo gli occhi me le ricordo tutte quelle stramaledette parole.
Ho iniziato a leggerlo lì questo stramaledetto (ripetizione volutissima) e orrendo libro. Mentre ti aspettavo. Volevo sorprenderti. Tu sei arrivata e l’ho nascosto nella valigetta, quella marrone che mi hai regalato tu. Ho continuato per un po’ a leggerlo quando potevo. Lo tenevo nella valigetta. Una volta dieci pagine sono volate vie mentre facevo anticamera al ministero e fuori c’era la neve, Ti ricordi? Poi me lo sono portato via mentre ero in una città lontana da te. Volevo impadronirmi di quelle parole e sentirti vicina proprio in quella città lontana.

Tu non lo sai. Ma ogni viaggio senza di te aveva qualcosa di tuo nel mio trolley. Non potevo partire senza. Quella volta era Dune. Ero in un albergo, mentre la giovane cameriera che parlava solo tedesco mi portava qualcosa per il mal di testa (ogni volta che mi allontano mi viene il mal di testa, è una regola fissa ormai) e il caffè era veramente cattivo ( i tuoi pessimi caffè erano un sogno in quel momento). Mentre leggevo ho capito che quel libro, quel bruttissimo libro, se lo volevo capire davvero lo dovevo leggere con i tuoi occhi, con la tua voce e un po’ della tua smisurata fantasia. Ho capito che se volevo davvero stare con te dovevo annullarmi come avevi fatto tu e guardare le cose, anche le più lontane dal mio sguardo, con i tuoi occhi e condividere e corrispondere, condividere e corrispondere, condividere e corrispondere. Come in tutte le cose che abbiamo davvero fatto insieme. Se leggevo da solo trame, segreti e battaglie del duca Leto Atreides, del Barone Vladimir Harkonnen, se immaginavo da solo i paesaggi del deserto di Arrakis, mi annoiavo. Volevo la carne, non la fantasia, volevo la tua scienza non la tua fantascienza. Ma ero stupido, come i vermi della sabbia. Ho chiesto in questi giorni dove si può comprare la spezia. Non voglio allungare la mia vita, non importa. Vorrei solo allungare la nostra di vita. I libri servono anche a questo.
Non l’ho finito Dune. Ho bisogno di sentirlo leggere da te. Dall’inizio

(di Paolo Marcesini)