Quella ragazza che non apriva mai le virgolette

Cecità
Lei viveva in una stanza troppo piccola di una città troppo grande. Sintesi, estrema sintesi. Non era stato facile portarla al cinema in Piazza Vittorio, troppi dubbi, troppe insicurezze, e adesso che c’era le parole uscivano a fatica e così chiesi la cosa più banale del mondo, qual è il tuo libro? Per la prima volta rispose senza pensarci nemmeno un secondo e lo fece nella maniera più sorprendente: Cecità di Saramago. No! Non era possibile. Immediatamente capii il suo segreto, il suo disagio: lei parlava, ma quando parlava non metteva mai i due punti e non apriva mai le virgolette. Glielo volevo dire, perché quello stramaledetto libro di Saramago lo amavo molto anch’ io. E anch’io come lei ogni tanto non aprivo le virgolette. La famosa empatia delle virgolette non aperte. Molte storie d’amore sono nate così. Era un libro pericoloso. Uno di quelli che se li leggi davvero ti cambiano un po’ la vita e ti fanno guardare intorno con occhi nuovi. E non sempre quello che vedi ti piace. È un libro che fa paura Cecità di Saramago, tanta paura. Prima di tutto i ciechi vedevano tutto bianco e non vedevano per colpa di una malattia, non vedevano perché non avevano mai visto. Sono obbligato anch’io a fare una citazione a questo punto e la devo fare senza virgolette, Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.
Una ragazza giovane che in Piazza Vittorio, una sera d’estate, ti racconta che il suo romanzo preferito è Cecità di Saramago, sta combattendo la sua battaglia contro l’indifferenza. Anche lei non riusciva a dare un nome alle persone. Vi ricordate come si chiamano la Ragazza dagli occhiali scuri, il Ladro di automobili, la Moglie del primo cieco, la Moglie del medico e il Ragazzino strabico? Nessuno di loro ha un nome, a nessuno di loro è stato dato un nome. Non serviva, non serve. Lei aveva un Amico che ogni tanto sentiva, l’Ex fidanzato stronzo, il Capo che non capisce un cazzo, la Mamma lontana che la chiama troppo spesso, lo Psicanalista ingenuo. Nel mondo dell’indifferenza non abbiamo più un nome. Siamo solo definizioni. Era notte, ma tutto era bianco. Quando sono tornato a casa ho cercato quek libro nascosto dietro la libreria, quella grande. Ad un certo è arrivato un suo messaggio con link ad un video di Patrick Watson. Ho sorriso. Cecità per questa sera poteva restare dietro l’ultimo scaffale della libreria.

(di Paolo Marcesini)