Quelle auto fatte su misura

Inaugura oggi una nuova sala al Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano: uno scrigno rivestito di nero alle pareti che conserva tre gioielli, tre automobili che appartengono alle collezioni del Museo e che oggi, completamente restaurate, trovano una nuova, appropriata collocazione.

La Bianchi 8HP, l’Alfa Romeo 8C e la Bisiluro DaMolNar: sono tre “signore”, vere e proprie icone dello stile italiano nel mondo, simboli importanti di una specifica tradizione italiana del “fatto su misura”.

Donata nel 1959 al Museo, da Ferruccio Quintavalle, direttore generale della Edoardo Bianchi, la Bianchi 8HP venne costruita nel 1903. Era riservata ad una clientela facoltosa, molto facoltosa. Si stima infatti che un medico del tempo avrebbe dovuto mettere da parte dieci anni di stipendio per poterne acquistare una al costo di 10.000 lire. Una curiosità? Nel prezzo erano inclusi due giorni di scuola guida per i piloti inesperti, una chiave inglese, un rotolo di nastro adesivo e una pompa d’aria.

L’Alfa Romeo 8C è anch’essa un esemplare unico costruito nel 1932 sulle esigenze tecniche ed estetiche del committente. Alla fine degli anni Venti a Milano attorno alle grandi aziende automobilistiche Alfa Romeo, Bianchi, Isotta Fraschini e Lancia nascono delle vere case di moda dell’automobile a cui si rivolgono gli acquirenti più facoltosi. In pochi anni Castagna, Touring e Zagato, che disegna la carrozzeria di questa spider, diventano dei veri e propri marchi di qualità e stile italiano. La casa madre forniva il telaio e il sistema meccanico mentre la carrozzeria e gli interni erano lasciati al gusto del cliente. Nel 1932 il solo telaio costava 91.000 lire, come 10 lussuose balilla spider, a cui bisognava aggiungere una cifra simile per la carrozzeria.

L’ultima vettura in esposizione è la Bisiluro DaMoINar, realizzata per la celebre gara della 24 Ore di Le Mans del 1955 e frutto della sperimentazione di nuove soluzioni da parte di un gruppo di appassionati: Mario Damonte, pilota e finanziatore, Carlo Mollino, architetto e designer, Enrico Nardi, ingegnere automobilistico. Durante la gara la vettura registrò la ragguardevole velocità media sul giro di 143km/h e una velocità di punta di 215 km/h. Dopo circa due ore è però venne sbalzata fuori strada, investita dallo spostamento d’aria creato da una Jaguar.