Il superamento del limite

philip roth

Ero su un treno, 4 ore di viaggio. il tempo di leggere un piccolo romanzo come questo di Roth. Ci metto meno tempo del previsto. La lettura è uno specchio, le parole si fissano dentro la mente, sotto le lenti degli occhiali. Mi ci vedo, ma l’immagine è offuscata. Capisco che vorrei essere come lui, stronzo come lui, intelligente come lui, anafettivo come lui. So che qualcuno sarebbe d’accordo con me. Sembra un’installazione di Bill Viola. Ombre e bianco e nero in attesa del colore, della verità del colore. non capite? Accendete una luce forte in un stanza buia. Il colore vi acceca, vi fa male. Vedere non è sempre bello. L’uomo, il mio eroe del romanzo cerca il superamento del limite ma lo fa a luce spenta. Non vuole vedere. E’ la sua perversione, il gioco delle sue ombre. Penso come lui per un momento che quel limite sia la cosa più bella da trovare, da violare, da sacrificare. Ma è solo un gioco. Poi arriva la verità e ti schiaccia dentro il suo grande limite: il senso della fine. Il corpo perfetto di una donna, quel colore acceso della sua carne non dovrebbe essere il presagio della fine, ma la verità di quel corpo dice che tutto ormai sta finendo. Cosa ne è stato allora di tutto quel giocare, di quelle ombre? Non leggetelo sotto l’ombrellone.

(di Paolo Marcesini)