È tutto accaduto, più o meno

Vonnegut

Incipit incipit incipit. E’ vero ma ci sono inizi e inizi. Snoopy è sempre lì fermo con la notte buia e tempestosa (uno dei più brutti mai concepiti, diciamolo) a dimostraci che l’inizio non è niente se non c’è la fine. Invece sentite l’armonia di questa frase: è tutto accaduto, più o meno… E dopo un po’ continua: “Si chiamava Gerhard Muller. Ci disse che per un po’ era stato prigioniero degli americani. Gli domandammo com’era vivere sotto i comunisti, e lui disse che in principio era stato terribile, perché tutti dovevano lavorare tanto, e perché non c’erano case e mancava da mangiare e da vestirsi. Ma adesso le cose andavano molto meglio. Lui aveva un bell’appartamentino, e la figlia frequentava una buona scuola. Sua madre era rimasta incenerita nell’incendio di Dresda. Così va la vita“.
Perché Mattatoio n 5 è un libro FONDAMENTALE? O almeno lo è per lo scrivente disarmato ciclotimico ansioso ossessivo depresso insonne ingrgito e abbronzato che ogni tanto vi sorride imbronciato in queste pagine? Sappiate che sono tutti complimenti che sarebbero piaciuti al povero Kurt a cui mi inchino con servile ed assonnta devozione. Lo è perché in queste pagine l’orrore diventa una fiaba, il dolore una magia, la prigione un viaggio. Questo è il libro dei libri dove quel tipo chiamato Billy Pilgrim, americano medio affetto da un disturbo singolare (“ogni tanto, senza alcuna ragione apparente, si metteva a piangere”) combatte l’orrore con la fantasia. Se volete piagniucolare anche voi fatelo, ma almeno usate le fantasia, altrimenti anche le vostre lacrime saranno inutili.
Ps, tutti gli apprezzamenti di cui sopra, in questi giorni mi sono stati rivolti davvero tutti. Grazie

(di Paolo Marcesini)