Corrispondenza ispirata da un libro non ancora letto

Corrispondenza ispirata da un libro non ancora letto

Joan Didion

Interno auto, autostrada, viaggio. C’è la leggerezza e il sorriso di chi sta vivendo bene e al tempo stesso quella sensazione di sottile malinconia che avverti solo quando un bel momento sta per finire. I sorrisi sono solo ostaggio di una camera oscura fatta di etichette sbagliate attaccate nei posti sbagliati. Va tutto bene, ripeti.
Leggo a voce alta la storia di Joan Didion. Sta per uscire in Italia “Democracy”, il suo romanzo definitivo. Non la conosco, mi dici un po’ distratta, chi è? Ne ho solo sentito parlare ma piuttosto spesso e molto bene, rispondo io. Adesso la voglio leggere. Se Bret Easton Ellis ha dichiarato di aver rubato tutto alla sua scrittura, direi che ci possiamo provare, che ne dici?
Senti cosa scrive: “Il luccichio dei momenti felici lo riconosci davvero solo quando è tardi, vedendolo in fotografia”. Stai guidando tu. Ti guardo di profilo. So che questa frase ti ha colpito. Mi dispiace. Tutto ci racconta qualcosa in questi giorni, in queste settimane. Ci siamo fatti una bella foto insieme solo qualche ora fa. C’era un sacco di bella gente intorno a noi. È stato bello vedere come tutti apprezzano il nostro lavoro, ancora più bello accorgersi che tutti descrivono con ammirazione la qualità di quello che facciamo. “Ho notato che tutti venivano a salutarti. Ero orgogliosa”. Mi racconti così la tua narrativa della giornata. È sempre stato così, penso ad alta voce. Adesso semplicemente sentiamo e vediamo le cose in maniera diversa, le mettiamo insieme, dentro la solita valigia. E adesso che tutte le cose sono nostre sono solo molto più belle. Cerca di non disfare più le valigie, penso questa volta a bassa voce.
Piccolo problema di salute. Li risolviamo tutti quando risolviamo tutto, ho pensato sudando una camicia pulita. Continuo a parlare della Didion, c’è una sua vecchia foto in bianco e nero di quando aveva più o meno la tua età di adesso. Era una che scriveva sui giornali, su Vogue, sulla New York Review of Books. Senti qua: “Una volta in una stagione secca, scrissi a grandi lettere su due pagine di un quaderno che l’innocenza finisce quando veniamo privati dell’illusione di piacere a noi stessi”. Quaderni, coincidenze… Tu non puoi fare a meno di ricordare quella parola scritta da me e da te, uguale, ma lontana nel tempo: “voragine”. Ci siamo sentiti davvero uniti su quella parola? Di sicuro siamo ripartiti da lì. Tutti e due. Non siamo più innocenti, ma queste coincidenze così vere mi fanno bene, mi allontanano dalla stupidità di altre parole, da quei deltaplani sciocchi e incoerenti che hanno assediato il nostro vissuto recente.
“La verità è un’entità troppo privata e sfuggente per essere affidata a qualcosa di meno solido della sintassi”. E poi qualcuno dice che le parole non contano. Rendi omaggio alla verità, amica mia. Lascia che la vita accada ha scritto una poetessa. La Didion l’ha fatto ed è andato tutto molto bene. Il suo amore, raccontavano gli amici, dava l’idea di un’estate lunga due decenni. Mi stringi la mano. Hai pensato anche tu all’amico che mi ha parlato nei giorni scorsi, quello che ci ha invitato a cena. I prossimi vent’anni. Coincidenze: “Erano perfettamente assortiti. Ognuno finiva la frase dell’altro”. Succede sempre anche a noi. Sorrido anch’io. Ti leggo una frase che ci appartiene più di ogni altra. “Avere quel senso del proprio valore intrinseco che costituisce il rispetto di sé significa avere potenzialmente tutto”. Questo è il regalo che ci siamo fatti.
Adesso ti saluto, la prossima settimana esce il libro e lo prendo. Lo leggo prima io, poi te lo regalo. Nel frattempo è arrivata la solita sensazione di vuoto, quel piccolo dolore al braccio sinistro, quelle stupide parole volgari prive di senso che feriscono, che allontanano e creano disagio. Certe volte sbagliamo tutto. Certe volte no. Certe volte ci chiediamo scusa con un abbraccio. Certe volte no. Certe volte ho sbagliato io. Certe volte no. Certe volte ho dato retta al mio senso di colpa e ho preferito il silenzio. Certe volte no. Certe volte me ne vorrei andare. Certe volte no. E’ iniziata l’estate lunga due decenni. Una piccola nuvola non potrà guastare il bel tempo. Intanto inizia a piovere. L’amico ha postato il link della canzone perfetta. La metto a tutto volume. Mi accorgo che è tornato il sole. Dove sei?
(di Paolo Marcesini)