Berlino tra passato e futuro

Nel giorno del venticinquesimo anniversario dalla caduta del Muro, un percorso alla scoperta della città che da sempre affascina i visitatori di tutto il mondo

 

(di Claudia Tani)

 

Berlino una città in continua evoluzione, in perpetua crescita, dove tutto è fortemente concreto.
Berlino che vive, respira e si ciba di arte, novella Mecca degli stili creativi, tanto da essere definita tempio dell’arte contemporanea.
Metropoli capace di attrarre milioni di persone da tutto il mondo ogni anno. Promotrice di nuovi trend, ma anche fulcro della memoria e della storia.
I cantieri di costruzione e ristrutturazione che ne hanno ridisegnato l’aspetto esterno, le hanno forse donato anche una nuova anima che mantiene solide radici nel passato ma è proiettata a ritmi sempre più frenetici verso il futuro.
Tracce di un tempo trascorso che cercano compromessi con le sperimentazioni di design e le innovazioni volute dai grandi dell’architettura internazionale.
Ma Berlino ricorda e vuole custodire, e nei suoi 175 musei sono raccolte tutte le forme e le testimonianze del passaggio dell’umanità nella storia.
Il percorso allo scoperta di questa capitale non può che cominciare dal quartiere del Mitte, vero e proprio centro della città, e da Unter den Linden, asse che collega da est a ovest la Porta di Brandeburgo alla Museuminsel, l’Isola dei Musei, dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. I cinque musei che trovano qui la loro sede (Pergamonmuseum, Altes Museum, Alte Nationalgalerie e Bode Museum), sono stati anch’essi oggetto di importanti interventi di recupero. Tra questi, tappa obbligatoria al Bode Museum. Restaurato dall’architetto viennese Heinz Tesar, l’edifico neobarocco offre ai visitatori di tutto il mondo le sue sale e lascia ammirare la sua splendida collezione di monete e medaglie e un’esposizione di statue tra le più ricche al mondo.
Nelle immediate vicinanze si trova il Deutsches Historisches Museum, il Museo di Storia. La nuova ala realizzata da Ieoh Ming Pei, l’architetto che ha anche progettato la Piramide del Louvre, colpisce per le sue sinuose curve di vetro che si integrano perfettamente con l’elegante e barocca Zeughaus, sede principale del museo stesso.
A sud della porta di Brandeburgo, vegliato dall’alto dalla Quadriga guidata dalla Vittoria, si trova il Memoriale degli Ebrei assassinati d’Europa. Progettato dall’architetto Peter Eisenman e inaugurato nel 2005, il monumento si presenta al visitatore come una spianata di 2.711 stele di calcestruzzo, un labirinto accessibile e percorribile da qualunque lato. La scelta di posizionarlo proprio al centro del quartiere sede del parlamento e del governo, in prossimità di ambasciate, centri culturali e commerciali, mette in evidenza che il Memoriale si rivolge sia allo Stato sia alla società civile, quale monito perpetuo a non dimenticare.
Poco lontano, immediatamente a nord della porta di Brandeburgo svetta la cupola di vetro del Reichstag, vanto del brillante restauro condotto da Sir Norman Foster e tappa obbligatoria per chiunque decida di visitare la città. Al suo centro, un imbuto rivestito di specchi riflette la luce verso gli uffici sottostanti, in un giocoso rimando di immagini e proiezioni.
A sud, costeggiando il Tiergarten, polmone verde di Berlino, tappa obbligatoria al Berlin Filmmuseum, in Potsdamer Strasse. Questo grande spazio espositivo che accoglie l’intera Collezione Marlene Dietrich, è situato all’interno della Filmhaus del Sony Center ed è la sede principale del Festival Internazionale del Cinema di Berlino.
Il Tiargarten, che prende nome proprio dal grande parco verde, è il quartiere commerciale della città, un tripudio di attrazioni architettoniche, come Potsdamer Platz, di musei e delle gallerie del Kulturforum.
Nei ruggenti anni ‘20 Potsdamer Platz era il cuore pulsante della città, più tardi, durante i bombardamenti degli Alleati, venne completamente rasa al suolo. Nel periodo della Guerra Fredda, divenne terra di nessuno, per metà da una parte del Muro e per metà dall’altra, né est, né ovest. Nel progetto di riunificazione delle due Germanie è stata concepita come una nuova area urbana, legame tra Leipziger Strasse a est e il Kulturforum a ovest.
Potsdamer Platz è oggi un incrocio aperto che sembra spalancarsi al cielo. L’accesso ai vari quartieri circostanti è marcato da funambolici edifici di vetro e cemento, moderne torri di guardia ideate dal gotha dell’architettura internazionale, che si stagliano imponenti ai margini della piazza in una cacofonia di stili diversi e colori. Non c’è forma geometrica e strutturale che non sia stata sperimentata e messa in opera: gli edifici a corte progettati dall’architetto milanese Giorgio Grassi e l’elegante stratificazione di vetro ideata da Renzo Piano fanno da contraltare alle seducenti curve traslucide del Sony Center. Creato da Helmut Jahan, questo un edificio gigantesco e complesso racchiude un intero quartiere. Al suo interno, sormontata da una cupola di vetro e ferro a forma di Monte Fuji, è custodita un’immensa piazza ovale, il Forum, un nucleo di intrattenimento urbano con appartamenti, uffici e negozi, e ovviamente la sede europea della Sony. In questo mirabolante alternarsi di grattacieli, spicca il Kaisersaal Café del vecchio Grand Hotel Esplanade. Quando nel 1996 cominciarono i lavori di allargamento di Potsdamer Strasse, si presentò la necessità di spostare in blocco il Café, e così la sua lussuosa hall venne “traslocata” interamente di 75 metri e integrata all’interno del condominio su Bellevuestrasse.
Ovviamente il Muro che prima del 1989 separava questi spazi, non esiste più. A perenne ricordo, solo un tratto che si riflette nei vetri dei grattacieli. I suoi graffiti sono ancora attorniati da turisti che scattano fotografie e acquistano souvenir.
Negli ultimi anni, il restyling della città ha portato alla completa ristrutturazione di 25 musei.
Oltre al Bode Museum, sono stati inaugurati anche il DDR e il The Kennedys.
Per i nostalgici della moda e del design dell’ex Germania Est, nelle vicinanze dei resti del Palast der Republik, il DDR Museum, con i suoi400 mq di spazio espositivo, mostra la vita quotidiana della Repubblica Democratica Tedesca, nei suoi più diversi ambiti. Oggetti rigorosamente dell’epoca fanno bella mostra di sé: dall’abbigliamento alla cultura, dall’istruzione ai media, alle vacanze e molto altro, regalando al visitatore un prezioso affresco di atmosfere oramai lontane.
Infine, in Pariser Platz, il The Kennedys Museum propone una ricca documentazione fotografica sulla famiglia americana più famosa e discussa al mondo.
Nonostante tutti i risultati ottenuti e le ambiziose scommesse vinte dal 1989 ad oggi, Berlino cerca ancora un punto di incontro, di conciliazione.
Forse non più tra est e ovest, sicuramente tra passato e futuro.