Viaggiare (e disegnare) con il taccuino

Viaggiare (e disegnare) con il taccuino

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Ogni giorno centinaia di persone in tutto il mondo ritraggono nei loro taccuini scene di vita urbana. Sono gli urban sketcher e i loro disegni mostrano pendolari stipati sugli autobus all’ora di punta, studenti seduti davanti ad un caffè, mamme e bambini sulle panchine del parco, angoli di strada, visioni architettoniche. Attimi di quotidianità immortalati dal tratto rapido di un lapis sulla carta o dalle sfumature liquide e trasparenti di un acquerello. Tutto il mondo che ci circonda, come dicono nel loro manifesto, raccontato un disegno alla volta. Ce ne parla in un’intervista Simonetta Capecchi, architetta e urban sketcher napoletana

(di Claudia Tani)


Il bello di essere un Urban Sketcher
È bello disegnare, non “essere un Urban Sketchers”…
Come si organizza un reportage disegnato?
Più conosciamo un luogo, più cose siamo capaci di vedere, comprendere e di disegnare. Eugène Viollet-le-Duc diceva che “disegnando impariamo a vedere, e vedere è sapere”, ma può funzionare anche al contrario: se io conosco un soggetto, lo vedo e poi lo riesco a disegnare con più facilità, come succede a me per le architetture. È molto bello quando Kapuściński in In viaggio con Erodoto racconta del suo smarrimento arrivato in India, alle prese col suo primo reportage, senza sapere niente del paese e senza poter comunicare con nessuno. Col tempo si impara a prepararsi prima, quando è possibile. È stato emozionante sfogliare i taccuini di Turner alla Tate Gallery, quelli preparatori ai suoi viaggi in Italia ad esempio. Prima di partire si preparave delle vere e proprie autoguide, scritte e visuali, con le miniature delle vedute più famose già dipinte da altri autori…
Disegnare un luogo, raccontare un luogo. Che rapporto esiste tra le parole e le immagini?
Si completano a vicenda. Ogni disegnatore trova il giusto equilibrio a seconda del caso. Mi capita di scrivere molto se la situazione lo richiede, come all’Aquila, quando abbiamo disegnato nella zona rossa. I racconti dei nostri accompagnatori aquilani erano la necessaria colonna sonora dei disegni.

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Il manifesto recita che bisogna essere sul luogo e testimoniare quello che si vede in quel momento. I disegni sono quindi una registrazione fedele del tempo e dello spazio. Non c’è dunque memoria, allegoria, metafora?
La realtà è il punto di partenza. Ognuno la riporta nel taccuino a seconda della propria immaginazione e del proprio vissuto, è comunque un punto di vista completamente personale. Quando disegniamo insieme, è divertente alla fine vedere come abbiamo disegnamo cose diverse, anche stando seduti vicini.
Le regole fondamentali per essere un perfetto Urban Sketcher
Gli Urban Sketchers hanno un decalogo, è vero, ma serve soprattutto a chiarire cosa viene raccolto nel blog e cosa viene escluso, come ad esempio un certo tipo di pittura realizzata in studio o colorata al computer. Detto questo, ognuno dei corrispondenti di Urban Sketchers è diverso e il nostro punto di vista soggettivo sulla realtà è la sostanza dell’operazione di “mostrare il mondo un disegno alla volta”. Il perfetto Urban Sketcher dunque non esiste, come lo schizzo in presa diretta che è per sua natura imperfetto.
La colonna sonora del suo viaggio intorno al mondo con un taccuino?
Sono le conversazioni, i suoni e i rumori che sentiamo mentre disegniamo. Non disegnerei mai ascoltando musica. Quando disegno sono immersa nella realtà che mi circonda e cerco di assorbirne il più possibile.
Cosa attira la sua attenzione quando visita una città nuova?
Le cose nuove, appunto, come succede a tutti. Notiamo soprattutto quello che è diverso da casa nostra. Il tipo di soggetto è casuale, dipende anche dal tempo che ho a disposizione e se c’è un posto comodo da dove disegnare.
La storia più bella che è mai stata raccontata da un taccuino?
Mi piace quando nei taccuino si racconta appunto una storia, pagina dopo pagina. La serie ha un valore diverso dal bel disegno unico. Tra i tanti reportage che potrei citare, penso al recente taccuino di Enrique Flores, dedicato alle proteste dei giovani a Puerta del Sol a Madrid. Una ventina di disegni al giorno, per tutta la durata dell’occupazione, con riportati tutti i dialoghi, i piccoli fatti, i vari momenti di crisi.
Mai senza, cosa porta sempre con lei (taccuino a parte)?
Ho una piccola borsa militare, impermeabile, con l’occorrente per disegnare che porto sempre con me. Anche se scendo a fare la spesa.

 

Urban Sketchers
Urban Sketchers (urbansketchers.org) è un’organizzazione no profit votata a diffondere il valore artistico, narrativo ed educativo del disegno sul posto, a promuovere la sua pratica e a riunire la community di persone che in tutto il mondo ritraggono dal vivo i luoghi in cui vivono e lavorano.

IL MANIFESTO

1. Disegniamo sul posto, all’aperto o al chiuso, catturando ciò che vediamo con la diretta osservazione
2. I nostri disegni raccontano la storia di ciò che ci circonda, dei luoghi dove viviamo e di quelli dove viaggiamo
3. I nostri disegni sono una registrazione del tempo e dello spazio
4. Siamo fedeli alle scene che osserviamo
5. Utilizziamo ogni genere di strumento e preserviamo il nostro stile individuale
6. Ci sosteniamo a vicenda e disegniamo insieme
7. Condividiamo i nostri disegni online
8. Mostriamo il mondo, un disegno alla volta