Il trombettista insonne

Il trombettista insonne

Chi lo conosce bene, Paolo Fresu,  sa che le sfide non lo spaventano. Duecento concerti l’anno, una discografia smisurata, una casa discografica propria la Tuk, il rapporto importante con la ECM (l’ultimo lavoro uscito è Vinodentro per Tǔk Music), il suo storico quintetto(nel 2014 hanno festeggiato i 30 anni di attività) e poi ancora libri, collaborazioni, la direzione artistica di alcuni festival jazz, colonne sonore. E l’elenco potrebbe continuare. Lo abbiamo incontrato ed ecco come ha risposto alle nostre domande

(di Claudia Tani)

 

Il jazz, una definizione
Chiunque lo suona lo racconta in modo diverso. Questa musica si è mossa cosi velocemente che ha perso una definizione certa trasformandosi in linguaggio universale. Sono solo quattro lettere, una parola troppo corta che non riesce a racchiudere insieme il mondo di Louis Armstrong, Ornette Coleman e Keith Jarret. Per me il jazz è la musica della liberta, dell’improvvisazione, dell’apertura e del movimento.
Il suo primo disco jazz
Non ricordo i titoli, ma erano di Chat Becker e Jerry Mulligan.
Quando ha deciso che sarebbe diventato un musicista?
Non mi ero posto il problema del mio futuro sino a quando in nome della musica rifiutai un posto sicuro. Andavo a Roma o Milano, i miei compaesani mi dicevano, quando riparti? Sapevo che se fai il musicista di professione viaggi tantissimo, io viaggiavo tantissimo quindi dovevo per forza fare il musicista di professione.
Il musicista con cui vorrebbe suonare e non ha mai suonato
Non ho rimpianti. Gli incontri sono casuali, in questo sono fatalista. Le cose accadono, le persone si trovano, si ascoltano. Certamente avrei voluto suonare almeno una volta con Duke Ellington, Charlie Parker e Miles Davis.
La musica che ascolta a casa
I classici, da Kind of Blue a Porgy and Bess, musica senza tempo, come le sonate di Bach. Ho appena terminato Back to Bach, un tour con i Virtuosi Italiani di Verona per rileggere e riscoprire tutte le attività della musica barocca con il jazz contemporaneo.
Il suo pubblico ideale
Il target del jazz è trasversale. Anche i giovani che ascoltano le musichette pop se una volta gli fai ascoltare il bello del suono si appassionano. Se bevi il vino, il barolo è meglio del vino sgrauso. Altrimenti sei astemio e allora non puoi parlare di vino
La frase da portare su una t shirt
Ma il jazz le note le ha?
Il film dove vorrebbe abitare
Fellini di 8 ½ e un film di cui ho scritto la colonna sonora, La metafisica per le scimmie diretta da Marina Spada
Il libro dove vorrebbe abitare
Conversazioni con Glenn Gould di Jonathan Cott e Miles e Juliette di Walter Mauro, la biografia di un momento privato e intimo che per l’arte e la musica ha significato davvero molto
Il ricordo più bello della sua infanzia?
La felicità di crescere in campagna. Uscivo con la tromba e suonavo in solitudine, all’aperto. Ancora oggi ricordo l’odore dell’olio che si dava sui pistoni della tromba.
Se non avesse suonato la tromba?
Impossibile. Il legame è troppo forte. La tromba non l’ho mai tradita, è arrivata in casa perché doveva suonarla mio fratello ma lei ha scelto me.
ll suo attuale piacere culturale preferito?
Amo leggere e soprattutto scrivere. Annoto i miei pensieri, cosa mi piace della musica e dell’arte contemporanea, una mia grande passione, insieme all’artigianato. Le mie case sono molto curate, amo arredarle con oggetti scelti con cura, che abbiano un senso.
La sua canzone?
E se domani di Mina, Almeno tu nell’universo di Mia Martini, Lascia che io pianga di Hendel. Sono pezzi che ho suonato e inciso. Mi colpiscono molto.
Cosa attira la sua attenzione quando visita una nuova città?
La vitalità, la gente, il movimento, l’architettura. Monaco, Parigi, Londra, Berlino, New York, le città occidentali che sperimentano le nuove diversità e le nuove sfide della contemporaneità.
L’oggetto che ha cambiato di più la sua quotidianità?
Il computer. Mi ha cambiato la vita. Mi è indispensabile per comunicare, archiviare e scrivere.
Il suo social network preferito?
Per il rapporto con le persone uso la mail del sito, rispondo a tutti.
L’oggetto a cui tiene di più?
Non butto mai via i libri, i dischi e i regali che mi fanno. Una volta ho girato mezza Europa portandomi in giro un’ingombrante e orrenda statua di me stesso.
Il luogo ideale per sviluppare la sua creatività?
Scrivo dappertutto, uso il tempo improduttivo del viaggio, il treno, l’aereo , l’albergo, le attese. A casa trascrivo le idee al pianoforte e basta. Il mio tempo libero è tutto per la mia famiglia.