Cronache da un posto che ce la fa

Cronache da un posto che ce la fa

Per arrivare a Gallipoli al Salone dello Sviluppo Locale prima ti fermi a Lecce. La passeggiata obbligatoria e molto attesa arriva quando ormai è sera. L’invito del Gal delle Serre Salentine intende farci scoprire qualcosa di buono e di nuovo nell’entroterra di una terra meravigliosa che accoglie ogni anno un milione di visitatori, una terra che ha ancora molte storie da raccontare. “Ci vuole passione” recita il loro claim e qui di passione ce ne mettono davvero tanta. Francesco Pacella, il presidente e Alessia Ferreri, il direttore, raccontano quattordici comuni che negli ultimi cinque anni hanno creato turismo, accoglienza, cooperazione, servizi, itinerari del gusto, masserie didattiche e sociali, venti agriturismi, 245 posti letto nei B&B e 270 nei centri storici, e poi sentieri, musei, attività di comunicazione e cooperazione, incentivi per nuovi mestieri e nuove imprese. Siamo qua per questo, osservatori e relatori. Ci accompagna Ettore Bambi, una vita ben spesa nella progettazione culturale. Non ha perso l’entusiasmo e la sua voce trasmette sempre l’emozione di nuove idee e di nuove cose da fare. Gli antipasti sono gentili e i racconti si intrecciano con la voglia di fare belle cose insieme. Iniziamo dal purè di fave, buonissimo. Intanto piazza Sant’Oronzo sonnecchia rumorosamente, c’è molta gente che affolla le strade, le piazze, le chiese, siamo in un qualsiasi lunedì di ottobre. La Liberrima ti accoglie con orgoglio e ti ricorda che i libri sono importanti e che le librerie ci saranno sempre e per sempre. E ci mancherebbe altro. La pietra bianca leccese merita un souvenir e quel tavolo artigianale fatto con la fibra del fico d’india sembra perfetto per il salotto (un brevetto di una giovane azienda che voleva un suo materiale e l’ha trovato). Poi scopri la piazza del Duomo e quella penombra che lascia svelare la sensualità del bianco della pietra e del barocco dello stile. Estasi. La statua della Madonna del Rosario sembra una canzone di Vinicio Capossela o sono le canzoni di Vinicio Capossela che assomigliano alla statua della Madonna del Rosario?
Ettore intanto racconta storie di innovazione sociale, ricambio generazionale, di vocazioni, tradizioni, cambiamento, contaminazioni, cibo, vino e olio: “Qua abbiamo imparato a cambiare, a parlare la lingua dell’Europa, adesso non ci dobbiamo più fermare”. Sullo sfondo la delusione di una candidatura mancata, Lecce che voleva essere capitale europea della cultura ha perso la gara. Ha vinto Matera. “La nostra città non è stata capace di fare comunità, a Matera tutti si sono identificati con il progetto, venivano i commissari europei e scoprivano nelle case del paese come si faceva il pane una volta. E hanno vinto”.
Il Salone inizia al teatro Tito Schipa di Gallipoli. Tanti studenti in platea. L’assessore regionale allo sviluppo economico, Loredana Capone, non l’avevo mai sentita parlare. È una macchina da guerra, si alza in piedi e aggredisce i ragazzi un po’ assonnati con la bella violenza delle parole giuste. “Avete già capito cosa volete fare della vostra vita? Guardatevi intorno, riflettete, usate la testa, le vocazioni non si imparano solo a scuola, vivete in una terra il Salento che negli ultimi dieci anni ha aumentato di 400 volte il suo valore, Gallipoli è ai primi posti nella classifica delle mete più ambite del mondo. Parla di meccanica, della Fiat, delle maniglie e dei serramenti, delle facoltà universitarie che a Brindisi, Foggia e Lecce si occupano di industria aerospaziale, dell’agroindustria che ha fatto nascere l’industria parallela del packaging (la Puglia è leader nazionale). Racconta la storia del succo di melograno di cui vanno pazzi a Seattle e della frutta e verdura di quarta gamma che in queste terre ha trovato il clima ideale per svilupparsi in quantità e qualità. Ma la prima industria di Puglia è quella turistica, quella creativa e quella culturale. “Avete capito!?”. L’assessore sta studiando una nuova normativa dedicata alle imprese 4,0 che per sviluppare tutti i nuovi servizi di marketing, storytelling, digitilizzazione, e-commerce e promozione ha bisogno di tutte le contaminazioni possibili che solo la creatività e la cultura insieme possono offrire al mercato. Non sono solo parole: “Grazie a questo nuovo linguaggio assistiamo al fenomeno del reshoring, con aziende leader del made in Italy come Natuzzi, Gucci, Prada, Dolce e Gabbana sono tornate in Puglia a produrre. Pensateci ragazzi. #priamchetenevai”. Capisco come mai lei sia rimasta l’unica rappresentante della giunta Vendola e lavorare con il nuovo governatore Emiliano. Non è tipa da lasciare le cose a metà.
Tra un workshop e l’altro mentre si discute di genius loci, rivoluzione del biologico, esperienza di cibo e sapori, e nuove forme di accoglienza turistica, siamo inviatati a fare visite ad aziende di eccellenza, a conoscere esperienze creative, ad indagare nuovi mestieri legati alla terra, frantoi, cantine, ecomusei, masserie, mestieri legati alla tradizione, alla conservazione che grazie all’innovazione trovano nuovi mercati, nuove idee, nuovi territori economici sociali e culturali da esplorare. Su un muro hanno dipinto tre dadi. La sequenza dei tre dadi dà sempre lo stesso risultato: sette. Tutto perfetto. Questo è un posto che ce la fa.