Ecco il film che racconta perché bisogna amare Gio Ponti

Ecco il film che racconta perché bisogna amare Gio Ponti
Gio Ponti_in auto con la figlia Letizia e amici. 1954 (© Gio Ponti Archives)

Amare Gio Ponti” è il primo film documentario dedicato a uno dei più importanti maestri del ‘900. Presentato in anteprima quest’anno al Milano Design Film Festival, il film si basa sulla ricerca di materiali storici, le fonti iconografiche degli Archivi Ponti e delle Teche Rai, con un’intervista a Gio Ponti nel suo studio di via Dezza, le architetture e gli arredi progettati ad hoc, da Villa Planchart al Palazzo Montecatini, fino al grattacielo Pirelli.
“Amare Gio Ponti” raccoglie le testimonianze degli eredi e le interviste ai protagonisti di oggi: Vittorio Gregotti, Fulvio Irace, Enzo Mari, Giovanna e Maria Grazia Mazzocchi, Sandro Mendini, Nanda Vigo, Bob Wilson. Il film è curato da Francesca Molteni e prodotto da Muse, in collaborazione con Gio Ponti Archives e promosso da Molteni&C.

Gio Ponti con Mr Nemazee a Teheran. 1957 circa (© Gio Ponti Archives)
Gio Ponti con Mr Nemazee a Teheran. 1957 circa (© Gio Ponti Archives)

Un ritratto dell’uomo e dell’architetto, aspirante pittore, promotore ante litteram dell’italian design che, in più di cinquant’anni di attività, ha sperimentato tutto – arti, mestieri, oggetti, architetture e materiali – con energia instancabile, dal piccolo al grande, dalla progettazione di una maniglia all’ideazione di un piano urbanistico. “L’architettura è un’interpretazione della vita”, scriveva. Un divulgatore del moderno che ha corso il rischio dell’indifferenza e dell’oblio. Il film vuole indagare le ragioni di questa diffidenza, soprattutto della critica, al di là degli stereotipi e dei luoghi comuni, che lo hanno “presto relegato nel serafico Olimpo dei padri misconosciuti”, come scrive Fulvio Irace. E vuole raccontare anche le ragioni della nuova fortuna che lo ha visto, negli ultimi anni, riscoperto e riproposto, come modello di architetto europeo e internazionale. Perché, parafrasando Ponti, che diceva “l’arte si è innamorata dell’industria”, l’industria di ieri e di oggi si è innamorata di Gio Ponti?

“Ponti ha intenzionalmente scelto di offrire al pubblico il greco dell’arte moderna”, scriveva Gene Pampaloni, “attraverso una sua vulgata, portata nelle case, nei salotti, sui tavoli, sulle mensole, tra i buffet e i controbuffet, ove si fumavano dopo pranzo le Macedonia con il bocchino di carta oro. Questi bellissimi oggetti sono anche un messaggio, al pari delle pagine di Domus o del Palazzo Montecatini, alle nuove classi dirigenti”. Il film arricchisce il percorso museale di Palazzo Madama a Torino che in queste settimane presenta una mostra dedicata proprio a Gio Ponti e alla Richard Ginori realizzata grazie alla collaborazione tra il museo e l’Associazione Amici di Doccia.