Il dovere della felicità

Il dovere della felicità

Un’ora al giorno almeno bisogna essere felici” (Add Editore) è il racconto di una giornata ordinaria e un nuovo “oggetto” pensato e prodotto dal Laboratorio Zanzara per raccontare l’esperienza di 15 anni di attività creativa e sociale. Memo dà ai suoi lettori un assaggio di questo prezioso lavoro pubblicando la prefazione di Fabio Geda. Ciascuno di noi attraversa ogni giorno la città, da casa al lavoro, in macchina, a piedi o in metropolitana, fa colazione al bar e la spesa al supermercato. L’occhio e la sensibilità delle persone che animano il Laboratorio Zanzara danno vita ad una raccolta di disegni, rime e aforismi che compongono un libro/oggetto d’arte capace di muovere allo stupore a e alla poesia. Con lo sguardo di chi sa leggere la vita con un sorriso divertito.

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di Fabio Geda
Entrare nel Laboratorio Zanzara è entrare in una bottega dell’anima. Si lavora con la colla, il cartone, la vernice; alle pareti ci sono uccelli che volano, parole da appendere, poster con frasi poetiche e stranianti; posati sulle mensole e sugli sgabelli ci sono cactus di cartapesta, tazze, robot, ciotole, borse, magliette, spille. Ma questo è solo ciò che si vede e si vende. Perché il lavoro più importante è nascosto agli occhi e avviene nel segreto, in luoghi profondissimi custoditi dentro le persone che quegli oggetti costruiscono: è il lavoro sulla dignità, sulla consapevolezza, sull’inclusione.
“Disagio mentale” dice Carmela che, insieme a Gianluca, Elena e Igor ha fondato la cooperativa sociale. “È così che lo chiamiamo. Tutto ha inizio nel 1994 quando chiesi alla cooperativa Incontro il permesso di smettere di lavorare in comunità e di cominciare a occuparmi di centri diurni, che dalla legge Basaglia in poi avevano iniziato a crescere e a strutturarsi. Le persone dovevano riconquistare le autonomie del quotidiano: fare la spesa, cucinare, pulire. Dovevano passare dal rapporto con il medico a quello con l’educatore. A quel punto bisognava aiutarli a sentirsi – come dire? – esistenti. E ciascuno di noi esiste se gli altri lo guardano. Non solo: se gli altri lo vedono.
Esistiamo rispecchiandoci negli occhi di chi apprezza ciò che siamo e facciamo. Ecco come nel 2010 è nato il Laboratorio Zanzara. Come funziona? Funziona che i ragazzi del Laboratorio fanno un disegno o semplicemente depositano un segno, quel disegno e quel segno diventano un elemento grafico che andrà a comporre un oggetto, per esempio un oggetto di cartapesta, quell’oggetto di cartapesta è un oggetto bello, di qualità, e quando qualcuno entra, lo vede e lo compra, i ragazzi delLaboratorio possono andare lì, guardarlo negli occhi e dire:

“Ti piace? L’ho fatto io”.

Faccio dunque sono.
In realtà, i ragazzi dovrebbero dire: “L’ho fatto anch’io” oppure “L’abbiamo fatto noi.” Perché tutto quello che viene prodotto dal Laboratorio Zanzara è frutto di un processo condiviso: ognuno fa la sua parte per quello che può offrire e cerca di trarne la massima soddisfazione. La mutualità è fondamentale. Nella costruzione del tavolo di lavoro ci sono sempre ragazzi più abili e altri meno abili, in modo tale che possano migliorarsi a vicenda e che non sia solo la voce dell’educatore o del tecnico a guidarli, ma la comunità intera. Ogni singolo momento e ogni singolo passo devono far parte di un processo di inclusione: nessuno deve restare indietro, nessuno deve sentirsi meno utile, meno capace. Entusiasmo, clima e condivisione sono il carburante dell’impegno.

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“I ragazzi arrivano al Laboratorio Zanzara alle nove del mattino e si suddividono tra i tavoli di lavoro” racconta Carmela, “uno di grafica e comunicazione visiva, uno di cartapesta e decorazione d’interni e uno di serigrafia. A metà mattina facciamo una pausa. Alle dodici e trenta andiamo in mensa, tutti insieme. Fino alle due c’è tempo libero. Poi si riprende fino alle quattro, che è anche l’orario di chiusura del negozio. Nel corso della giornata, a volte, capita che di fronte ai ragazzi s’inanellino tutti i passaggi, dal primo pensiero su un nuovo prodotto fino a un oggetto che viene esposto in vetrina con il cartellino del prezzo. E se qualcuno entra in negozio per comprare qualcosa vede i ragazzi lavorare e loro vedono il cliente osservare e scegliere. Tutto questo è molto concreto. Da questa concretezza si sviluppano la consapevolezza e la dignità”.
La cosa straordinaria del Laboratorio Zanzara è che ha rotto i muri dentro cui di solito le cooperative sociali si autoconfinano. Si sono aperti all’esterno, rivolgendosi al mondo fuori dal sociale. Tutto passa dalla ricerca, dall’estetica, dalla qualità. Spesso il sociale si accontenta: perché tanto l’ha fatto un utente. E invece qui prima di tutto viene la qualità del prodotto, e che poi un lavoro di così bello e curato venga fatto da persone fragili rende il risultato semplicemente più luminoso. Dal Torino Jazz Festival alle Pastiglie Leone, dalla Compagnia San Paolo alla cura della comunicazione interna per Reale Mutua, fino agli oggetti venduti a Tokyo, in una bottega di Shibuya, lo straordinario successo del Laboratorio Zanzara passa attraverso l’equilibrio tra passione e competenza, cuore e mano, professionalità ed empatia. I testi straordinari contenuti in questo libro sono considerazioni amare e dolci al tempo stesso, c’è l’assurdo e c’è il sogno, la realtà nascosta e l’ovvietà spiazzante: sì, il re è nudo. A queste parole bisogna sapersi abbandonare, così come al segno ruvido e materico dei disegni che le accompagnano.
Questo libro è una degustazione di minuscole, imprescindibili verità. Da infilarsi in un taschino, da legarsi all’orecchio. Da portare con sé, sempre, come un paio d’occhiali polarizzati, per vedere meglio il mondo in controluce.

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Il dovere della felicità

Laboratorio Zanzara
Un’ora al giorno almeno bisogna essere felici
Add Editore
30 Euro