La filosofia della quotidianità di Kartell, tra plastica e design

Esistono luoghi che sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo di milioni di persone in tutto il mondo: dici Colosseo e subito immagini il Bel Paese e le sue bellezze, pensi alla Tour Eiffel e immediatamente ti ritrovi a percorrere le strade della Ville Lumière sorridendo alla grandeur dei francesi, pensi al Guggenheim di Bilbao e non puoi non riflettere con ammirazione sulla capacità di una città di reinventare se stessa puntando su un museo. Ma l’immaginazione di noi tutti non è solo popolata di monumenti e costruzioni che hanno attraversato i millenni della la storia, sfidato i limiti della scienza e della tecnica o rivoluzionato il destino del luogo dove sono stati eretti. Esistono infatti oggetti che abitano la nostra quotidianità e che a loro volta hanno concorso a disegnare un’idea di perfezione, di saper fare (bene) e perché no, di buona e bella italianità. Un esempio per tutti? Prendete la “Louis Ghost” di Kartell: è solo la sedia più venduta al mondo. Se non l’avete in casa o in ufficio, la potete trovare insieme ad altri 8.000 prodotti (5.000 disegni e 15.000 fotografie) al Museo Kartell, inaugurato nel 1999 in occasione del cinquantesimo anniversario dell’azienda leader del design e simbolo della progettualità made in Italy.

Louis Ghost - Kartell Design : Philippe Stark

Mobili, complementi d’arredo, lampade, accessori per la casa: il Museo Kartell mette in mostra, su oltre 2.000 metri quadrati, un esercito di plastica di icone del design contemporaneo.
L’idea alla base dell’esposizione Kartell è quella di “conservare, promuovere e valorizzare il patrimonio culturale, ideale, materiale e immateriale dell’azienda”. È di plastica, ma è pur sempre heritage. Il percorso espositivo infatti ripercorre e restituisce un quadro preciso dell’evolversi della storia di Kartell, della sua produzione, dei materiali plastici adottati, delle tecnologie produttive nonché delle strategie di comunicazione e distribuzione impiegate. Nell’arco di oltre 65 anni di attività, Kartell è così riuscita ad imporsi nel panorama internazionale come un’eccellenza della cultura pop. Con la ripetizione ossessiva delle sue linee, delle sue trasparenze colorate, delle sue luci e l’uso di un materiale “eterno”, è riuscita a trasformare l’intimità dei nostri gesti quotidiani in opera d’arte. O per meglio dire in multipli di opere d’arte. Lo spiega bene Philippe Stark, uno dei designer più importanti di Kartell (autore, non a caso, della Louis Ghost) quando parla di design democratico: «Un oggetto acquista nobiltà nella moltiplicazione. Se abbiamo una buona idea, abbiamo il dovere morale, filosofico, umano di condividerla con gli altri. Questa è la democratizzazione del design». Ha ragione Gillo Dorfles quando afferma che gli oggetti Kartell «Ci mostrano la straordinaria malleabilità del design nelle mani di un’azienda che è riuscita a trasformare la plastica, così povera e semplice, nella più nobile delle materie».
Non c’è quindi da stupirci se nel 2000 il Museo Kartell abbia ottenuto il Premio Guggenheim Impresa & Cultura come miglior museo d’impresa.
Se vi trovate in questi giorni a passare per Noviglio, alle porte di Milano, pensate di prenotare una visita al quartier generale dell’azienda che ospita il Museo: lo stabilimento apre le sue porte al pubblico in occasione della XIV Settima della Cultura di Impresa. Da mercoledì 11 a mercoledì 18 novembre, avrete così modo di scoprire i 1.000 oggetti della nuova mostra, recentemente riallestita come la precedente da Ferruccio Laviani per il 15° anniversario del Museo ed ammirare l’istallazione site-specific, “Fra gli alberi”, di Stefano Arienti: «un’opera – come afferma l’autore – realizzata espressamente per un interno, un giardino abitabile con alberi quasi in grandezza naturale, disegnato in oro su teli leggeri che scendono dal soffitto del cavedio del museo, tra gli alberi, alcuni oggetti che si riesce a riconoscere fra i più noti della produzione Kartell”..