L’arte incontra l’industria o l’industria incontra l’arte? Gio Ponti e la Richard Ginori a Palazzo Madama

L'arte incontra l'industria o l'industria incontra l'arte? Gio Ponti e la Richard Ginori a Palazzo Madama

C’era la Richard Ginori, oggi di proprietà del Gruppo Gucci. C’era il Museo Richard Ginori, oggi chiuso. C’è un’associazione, gli Amici di Doccia, che si occupa di valorizzare un immenso patrimonio di bellezza made in Italy che non deve essere in nessun modo dimenticato. O disperso. Partiamo dalla notizia. Palazzo Madama presenta la mostra “Gio Ponti e la Richard Ginori. L’eleganza della modernità” realizzata grazie alla collaborazione tra il museo e l’Associazione Amici di Doccia che si propone di valorizzare l’immenso patrimonio culturale ed artistico delle porcellane della Manifattura di Doccia attraverso esposizioni, mostre, incontri e scambi culturali. La mostra, dopo due fortunate tappe a Palazzo Marini di Firenze e alla Triennale di Milano, approda ora a Torino consentendo al pubblico torinese di ammirare per la prima volta da vicino le straordinarie invenzioni che Gio Ponti creò nel decennio 1923-1933 per Richard Ginori, la fabbrica di Sesto Fiorentino di cui divenne direttore artistico all’età di 32 anni, chiamato da Augusto Richard.

In esposizione settantacinque opere in porcellana e maiolica e un’ampia selezione di lettere e disegni di Ponti, tutti provenienti dal Museo Richard Ginori di Sesto Fiorentino. Tra le opere presenti a Palazzo Madama alcuni dei più alti capolavori creati dal maestro come Il Vaso delle donne e delle architetture, la bomboniera Omaggio agli snob, il vaso L’Edile, la Mano della Fattucchiera, il disco Esorcismo, la Cista con il Trionfo dell’Amore e della Morte, nonché le porcellane celadon, gli oggetti con decoro Labirintesca, Circo e Jungla, che evidenziano la profondità del linguaggio pontiano e la complessità delle sue rielaborazioni, le sue riflessioni sulla classicità e sul contemporaneo, i riferimenti al movimento futurista e all’art decò. Rispetto alle precedenti tappe della mostra, a Torino vengono presentate alcune prestigiose novità come le urne Grottesca e Archi e corde, la coppa Funérailles de Thaïs (riprodotta sul manifesto), il piatto Pontesca, l’alzata con le Attività Gentili, il Bolo Ostiense, la Coppa Fantini e il Grande Vaso con reticolo in rilievo. Il Museo Richard Ginori della Manifattura di Doccia, attualmente chiuso al pubblico, documenta quasi tre secoli di storia di una delle manifatture più longeve d’Europa grazie a un cospicuo archivio cartaceo, a una straordinaria raccolta di più di diecimila opere tra ceramiche e modelli in gesso, terracotta, piombo e cera e a un corpus di più di 460 opere di Gio Ponti: un insieme unico al mondo per qualità e consistenza. In attesa dell’auspicata riapertura del museo, l’Associazione Amici di Doccia ha promosso la mostra itinerante dedicata a Gio Ponti con il duplice obiettivo di far conoscere una realtà museale di rilievo internazionale e di rendere omaggio a un maestro del design italiano.

Convinto che il legame fra Arte e Industria fosse una condizione imprescindibile per la creazione di uno stile e di un gusto veramente moderni, Gio Ponti rinnovò profondamente la produzione della manifattura Richard Ginori, fino a quel momento ancorata ad un gusto storicistico legato alle forme e ai decori in uso nella manifattura nel Settecento e nell’Ottocento. Ponti, con un’intelligente scelta di modernità, impose temi nuovi che riportarono nuovamente la fabbrica all’attenzione del mercato internazionale. Di grande interesse quanto emerge dalla corrispondenza con cui Ponti, dalla sua residenza milanese, seguiva a distanza ogni fase del processo produttivo della Richard Ginori. Le lettere scambiate con Luigi Tazzini, direttore esecutivo, gettano luce sulla genesi di opere, forme e decori e sul modo di operare del geniale architetto: dalla prima idea, spesso presentata sotto forma di schizzo, al suo sviluppo. Il suo intervento si spingeva fino a progettare gli annunci pubblicitari, le confezioni, le etichette per i prezzi da applicare agli oggetti, i marchi da apporvi. La rete delle sue committenze e i legami con i critici Ugo Ojetti e Margherita Sarfatti, con esponenti dell’alta borghesia finanziaria e industriale milanese, ci restituiscono inoltre uno spaccato dell’élite intellettuale ed economica italiana del tempo. Ad arricchire il percorso in mostra anche la proiezione di “Amare Gio Ponti”, il primo film documentario sul maestro del ‘900. Presentato in anteprima quest’anno al Milano Design Film Festival, il film si basa sulla ricerca di materiali storici, le fonti iconografiche degli Archivi Ponti e delle Teche Rai, con un’intervista a Gio Ponti nel suo studio di via Dezza, le architetture e gli arredi progettati ad hoc, da Villa Planchart al Palazzo Montecatini, fino al grattacielo Pirelli. “Amare Gio Ponti” raccoglie le testimonianze degli eredi e le interviste ai protagonisti di oggi: Vittorio Gregotti, Fulvio Irace, Enzo Mari, Giovanna e Maria Grazia Mazzocchi, Sandro Mendini, Nanda Vigo, Bob Wilson.
Il film è curato da Francesca Molteni e prodotto da Muse, in collaborazione con Gio Ponti Archives e promosso da Molteni&C.

Nella foto in evidenza, da sinistra verso destra: Coppa Funéraille de Thais, Vaso Donatella su corde e Urna Archi e corde.

Crediti: ©Associazione Amici di Doccia/Arrigo Coppitz