Ma quanto vale il Pil dell’ignoranza?

Diamo i numeri. In Italia abbiamo quasi 5.000 siti culturali tra monumenti, musei e aree archeologiche; 46.025 beni architettonici vincolati; 34.000 luoghi dedicati allo spettacolo; 49 siti Unesco, centinaia di festival ed iniziative culturali di tutti i tipi, di tutti i generi. Il nostro dovrebbe essere un paese con un’economia basata principalmente sull’industria culturale, un paese che dovrebbe dire a nostri ragazzi di credere nella scuola e nel sapere. E per dirlo e dirlo bene sempre il nostro paese dovrebbe dare il buon esempio, investendo il meglio di quello che sa nella cosa più bella che ha.
Dovrebbe. La realtà è diversa. Il relativismo culturale sembra essere ormai la matrice di questo tempo sbandato e di fronte alla cultura e alle sue tante domande di senso e buonsenso ormai rispondiamo come gli studenti con le crocette. A caso. Alle volte va bene, più spesso va male. E allora vorrei anch’io come ha scritto tempo fa l’amico Andrea Ranieri, un’economia capace di calcolare finalmente quanto ci costa l’ignoranza. Se riuscissimo a definire il Pil dell’ignoranza forse capiremmo finalmente il valore delle nostre omissioni. Ma come dice Groucho Marx: “… è scientificamente provato che le preghiere ricevono sempre una risposta. Di solito è no”.