Guarda le mani del filosofo

Guarda le mani del filosofo

Armando Rotoletti – affermato fotografo di reportage – con il lavoro, “Il Volto dell’IO. Cinquanta ritratti della filosofia italiana”, porta a termine un progetto iniziato nell’ormai lontano 2003. Nel corso di un lungo arco temporale, l’autore ha fotografato cinquanta tra i più importanti filosofi e pensatori italiani, da Remo Bodei a Massimo Cacciari, da Umberto Galimberti a Giulio Giorello, passando per Giacomo Marramao, Salvatore Natoli, Nadia Urbinati e Salvatore Veca, seguendo un modulo operativo unitario: un gesto delle mani chiesto ai soggetti diventa rivelatore dell’«Io», probabilmente in bilico/conflitto con l’«Es», come sottolinea Gianni Vattimo nel suo testo introduttivo che pubblichiamo.

di Gianni Vattimo

Il gioco che viene subito in mente, leggendo i «motti» e guardando le foto dei «filosofi», è quello di sostituire gli accoppiamenti in modo casuale, come mettendo tutto, motti e foto, su un tavolo e comportarsi come con un puzzle – che però non ha una soluzione prevista, ma può dar luogo a un imprevisto disegno «finale» che ci svela il nostro – di noi filosofi? Di noi nostri contemporanei – volto. Quel che forse si può dire, prima di mettersi al lavoro per condurre il gioco, è che nel disegno finale, quale che esso sia risultato, non sembrano esserci elementi «tragici»: ciò che diceva in vari modi Heidegger in Essere e tempo, il «ne va di noi» (con tutto lo spirito kierkegaardiano che spira da questa frase) non si trova qui. Nessuno degli esiti del puzzle ci comunica qualcosa del genere. Dovremmo probabilmente riconoscere alla fine che la filosofia, nella mente dei vari cultori che qui sono rappresentati, ha svolto davvero la funzione terapeutica di cui parlava Wittgenstein. Una terapia di cui non dobbiamo dimenticare la tecnica specifica, quella della fotografia e la mano del fotografo. Il rapporto instaurato tra il fotografo e il soggetto, l’analizzando, è, in un senso anch’esso tutto da scoprire, un analogo della relazione analitica. Meglio: il volto fotografato, insieme al motto scelto, è davvero ben più che un analogo della relazione analitica.
Quasi tutti i volti-motti che leggiamo sembrano figure – facce e pensieri associati – di gente che ha compiuto (non subìto) – con buon esito, diremmo – un percorso psicoanalitico. Il successo della cura sarà stato in loro definibile nei termini freudiano-lacaniani del motto (ancora un motto) «wo Es war, soll Ich werden»? Là dove per ciascuno era l’Es, è avvenuto l’Io? Oppure: l’Io che si credeva tanto importante è andato (a finire) nell’Es? Dunque un’altra versione del gioco potrebbe essere alla fine: riconoscere che il puzzle dà luogo a un grande naufragio dei nostri – e dei loro – Io nel mare dell’Es? Non è poi tanto inverosimile che «il volto dell’Io» sia la sua sia pur relativa «cancellazione» in qualcosa di altro. Ritroveremmo qui anche le ragioni dell’insoddisfazione che ci provoca spesso il volto dei nostri conoscenti che sono stati «curati» dall’analisi: vediamo il loro sorriso come una sorta di maschera, una immagine del «successo» della terapia. Ci domandiamo che cosa verrebbe fuori se, giocando un po’ con le nostre convenzioni linguistiche, rispondessimo al puzzle come al telefono: «Pronto, chi parla? E D io?».

Nella fotografia in evidenza, da sinistra verso destra, Salvatore Veca, Umberto Galimberti e Giovanni Reale.

Guarda le mani del filosofo

Il volto dell’IO.
Cinquanta ritratti della filosofia italiana.
Armando Rotoletti, Gianni Vattimo, Francesco Parisi
Prezzo: Euro 20.00