Gli archiflop e l’estetica del fallimento

Gli archiflop e l’estetica del fallimento
RCHIFLOP Wonderland, Cina. © Darmon Richter The Bohemian Blog

Bisogna rileggere il fallimento. Bisogna superarlo. Questo ci dice il tempo presente. Dagli sbagli si impara ed è sbagliando che si raggiunge la verità. Qualunque sia il concetto la verità. I fallimenti sono personali e collettivi. Sbagliamo noi, sbagliano le città, sbagliano le nazioni. Scrive Alessandro Biamonti, architetto e professore associato presso il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, che: “La storia dell’uomo si è dunque costruita su strati di macerie e di fallimenti, ruderi con cui abbiamo da sempre convissuto. Nonostante la nostra familiarità con questi paesaggi in rovina, non è ancora completamente diffusa l’accettazione del fatto che le cose, le persone, i pensieri possano a un certo punto risultare inadeguati, e che proprio questo sia spesso l’agente attivatore di qualcosa di nuovo. Forse questo ha a che vedere con l’idea che la teoria dell’evoluzione darwiniana preveda che la specie inadeguata scompaia, mentre meno cruento è il destino per l’agire degli esseri umani, che ai fallimenti possono sopravvivere e, anzi, uscirne fortificati e pronti per affrontare nuove sfide”. L’ottimismo del fallimento? Se guardiamo le rovine dobbiamo distinguere tra le rovine del passato e quelle del nostro mancato presente. Su queste ultime valutiamo il nostro fallimento. Una volta uscito dai computer, dai disegni e dai modelli in 3D, ogni progetto architettonico è inevitabilmente destinato a fare i conti con le logiche del mondo reale. Nella maggior parte dei casi, si tratta di un incontro indolore. Altre volte no. Pubblicato da 24 ORE Cultura, “Archiflop. Storie di progetti finiti male” raccoglie, divisi per sezioni tematiche, una selezione di circa 25, più o meno noti, fallimenti architettonici disseminati per tutto il mondo. Diverse sono le cause dei progetti falliti in base alla causa del fallimento, che può essere dovuta a previsioni ottimistiche rispetto agli utenti finali del progetto – Pensavamo di essere tantissimi – o a fattori di natura economica – Pensavamo di diventare ricchissimi – o all’impatto estetico surreale, talvolta agghiacciante – Pensavamo non se ne accorgessero – o, ancora, ai luoghi di intrattenimento dove a un certo punto la festa è finita – Pensavamo di divertirci tantissimo. Non poteva mancare un ultimo capitolo Adesso ci pensiamo noi!, dedicato ad un progetto che in potenza potrebbe fallire oppure no dedicato ad un caso importante di abbandono, la torre Galfa di Milano, edificio spettrale in disuso dal 2006, per la quale viene proposta una rifunzionalizzazione in parco urbano verticale.
Sfogliando le pagine di questa insolita guida architettonica, rivolta anche ad una nuovissima categoria di turisti (gli esploratori urbani), si ha così modo di scoprire realtà come Gibellina nova, in provincia di Trapani, ricostruita ex-novo in un altro luogo dopo la sua completa distruzione a seguito di un terremoto e oggi città deserta abitata da mastodontiche opere d’arte; o come la centrale nucleare Crymska, in Crimea, iniziata nel 1982, entrata nel Guinnes dei primati come il reattore nucleare più costoso al mondo e mai terminata.
Non si tratta di una lista di errori da denunciare: piuttosto, un invito a riflettere su come sia impossibile, per un progetto, progettare il proprio futuro. Sbagliando, d’altra parte, s’impara. O forse no. Dipende.

Gli archiflop e l’estetica del fallimento

Archiflop. Storie di progetti finiti male
Autore: Biamonti Alessandro
Editore: 24 ORE Cultura
Pagine: 192