La seconda vita (virtuale) dell’arte rubata

“L’arte non è ciò che si vede, ma ciò che consenti agli altri di vedere”, scriveva Edgar Degas. Se l’arte la rubi o la distruggi, smette di essere vista e inevitabilmente smette di parlare. O almeno era così sino ad oggi.

Prendete I Papaveri di Van Gogh, una tela meravigliosa, di inestimabile valore (si parla di 55 milioni di dollari) sottratta dal Mohammed Mahmoud Khaiil Museum in Egitto nel 2010. I Papaveri sono un quadro rubato che adesso torna con tutta la sua bellezza a far bella mostra di sé dentro un museo. Virtuale.

La giovane israeliana Ziv Schneider, studentessa di Interactive Telecommunication alla Tisch School of the Arts presso la New York University, aveva le idee molto chiare quando, pensando all’arte rubata, nel 2014 fondava “The Museum of Stolen Art” (http://mosa.ziv.bz/) definito da PSFK “una fusione perfetta e unica tra arte e tecnologia”.

“Volevo che il visitatore vedesse i capolavori in un contesto, nello stesso modo in cui potrebbe farlo nella vita reale”. Detto fatto, la giovane Ziv ha costruito un intero museo creato solo per il web fatto di pareti, pavimenti e cornici, ma soprattutto di opere d’arte scomparse, che si possono ammirare grazie ad un joystick e ad un paio di occhiali digitali progettati da Oculus Rift. Uno spazio ampio e minimale al tempo stesso in cui è possibile camminare mentre un audio-guida spiega la storia di ogni singola opera.

Una bella esperienza visiva che Ziv trasforma in pubblica utilità: “Se ti imbatti in una di queste opere al di fuori del museo, per favore rivolgiti immediatamente alla polizia internazionale”. Una sezione è dedicata ai tanti furti d’arte in Afghanistan e una all’Iraq che ha subito nel 2003 il saccheggio del suo Museo Nazionale. Anche l’Europa rientra nel progetto della Schneider che riporta sullo schermo una lista di preziosissimi (e bellissimi) dipinti rubati e mai ritrovati come i Degas, Vermeer e Rembrandt protagonisti del maxi furto del 1990 all’Isabella Stewart Garden Museum quando in un colpo solo vennero trafugati dipinti per un valore stimato intorno ai 500 milioni di dollari. Non solo quadri ma anche fotografie: nel museo, infatti, è possibile visitare una galleria di fotografie rubate ed etichettate come tali all’interno del database dei crimini d’arte dell’FBI e dell’Interpol.

E in Italia? Il comune lombardo di Cassina de’ Pecchi ospita il MAIO, Museo dell’Arte in Ostaggio (http://www.cassinadepecchi.gov.it/il_torrione.html) creato dal giornalista e scrittore Salvatore Giannella con lo scopo di far rivivere dentro postazioni multimediali e video 3D le 1650 opere d’arte ancora “prigioniere” di guerra. Le tele presenti nelle gallerie del MAIO sono state infatti in gran parte trafugate dai nazisti durante il secondo conflitto mondiale. Se guardate bene troverete anche uno dei primi lavori firmato da Michelangelo, la celebre e ahimè scomparsa da troppo tempo “Testa di fauno”.