Benvenuti a Marsiglia, la città che ha costruito il suo futuro

Benvenuti a Marsiglia, la città che ha costruito il suo futuro
Vieux Port - Joan Liftin

Scrive Jean-Claude Izzo: “Nascere a Marsiglia non è mai un caso.  Marsiglia è, ed è sempre stato, il porto degli esili, degli esili mediterranei, anche degli esili delle nostre antiche rotte coloniali. Qui, coloro che sbarcano al porto, sono per forza a casa loro. Da quando si è qui, ci si sente sempre a casa a Marsiglia”.
Potrebbero dire lo stesso Maurice Béjart, Edmond Rostand, Arthur Rimbaud e tanti altri che sono nati di fronte ai 57 chilometri di costa e ai 20 chilometri di calanche che circondano una città bellissima e imprevedibile. Lo devi leggere Izzo prima di partire, è necessario, poi lo devi mettere nella valigia dei ricordi.

E prima di partire devi guardare anche bellissime immagini della fotografa americana Joan Liftin (Marseille Damiani Editore) che raccontano la città perduta e ritrovata, quella delle tante lingue che si mescolano, la città che sorride malgrado tutto, la città che non dimentica la violenza e il crimine che l’hanno resa stereotipo di se stessa nel corso del tempo, la città che oggi ha saputo cambiare la sua identità e diventare una delle capitali culturali del mondo.

Poi ci vai a Marsiglia e vieni invaso dai numeri. Sai che in 10 anni sono stati investiti oltre 660 milioni di euro per fare della seconda città di Francia un’importante destinazione turistica. Sai che è stata “Capitale Europea della Cultura”, che ha aperto 10 nuovi luoghi della cultura e che uno di questi, il MuCEM, Museo delle Civiltà dell’Europa e del Mediterraneo, si è aggiudicato il premio del museo 2015 consegnato dal Consiglio d’Europa. Sai che sarà la Capitale dello Sport nel 2017 e che è la più antica città francese fondata 2.600 anni fa. Questo si dice tanto per dire.
Perché poi quando ci sei a Marsiglia riempi il tuo taccuino di appunti che diventano una mappa personale pronta per essere condivisa.

A Marsiglia tutto comincia dal Porto Vecchio

Si inizia dal “Vieux-Port”, il Porto Vecchio  e da un vecchio albergo che cambia arredamento ad ogni piano. La prima cosa che noti è la sorprendente copertura progettata da Norman Foster, una sorta di cielo artificiale in acciaio inox specchiante, un “quadro” capace di riflettere la vita sottostante.
Una vita che non si ferma mai, chiassosa, multietnica, piena di odori e sapori. I ristoranti sono tutti in fila e tutti aperti al Porto Vecchio e da quelle parti passa il trenino che ti porta a Notre Dame de la Garde da dove guardi la città e vedi che è tutta dello stesso colore chiaro, intenso, leggermente beige come il “bianco” del sapone di Marsiglia, una macchia di luce che si specchia nel mare.

Perdersi nel Panier

Prima di arrivare al MuCEM creato da Rudy Ricciotti che inizia dove finisce il Vieux-Port e che racchiude il significato stesso di civiltà mediterranea attraverso un allestimento superbo e indimenticabile, ti immergi nel quartiere del Panier, lo attraversi e ti lasci sorprendere soprattutto dalle piante che trovi per strada, su ogni finestra, accanto ad ogni porta.
Sono piante alcune volte belle, altre volte brutte, spesso dentro dei vasi, ancora più spesso dentro qualunque recipiente le possa contenere, dalle vecchie scarpe spaiate alle taniche di benzina usate.
Non vuoi nemmeno sapere perché l’autore di questo stravagante e straordinario allestimento urbano abbia fatto tutto questo, ma lo ringrazi.
Al Panier si “sale” perché è una collina e soprattutto lo passeggi perché è uno dei posti più belli dove potersi perdere immersi in un arcobaleno di colori e intonaci color ocra, di botteghe di artigiani, ceramisti, saponerie e atelier creativi.
Dopo una tappa obbligata alla Chocolatière du Panier, una minuscola bottega nera che ricevette la visita assai gradita di Casanova ti immergi in un caleidoscopico intreccio di stradine e piazzette e scopri, assaggi, chiedi, fotografi e fai la cosa più bella che puoi fare durante un viaggio: perdi tempo. Obbligatorio ordinare il pastis al profumo di anice impreziosito dalla liquirizia, l’artemisia e il cardamomo creato da Paul Ricard nel 1923, magari servito con le navettes (sono biscotti a forma di barchetta create per commemorare l’arrivo di San Lazzaro e delle Sante che giunsero sulle rive della Provenza il 2 febbraio di circa 2000 anni fa).
Poi ti fermi e mangi la bouillabaisse, quella tradizionale e ti fai spiegare le regole della pétanque, il gioco delle bocce che deve la sua esistenza ad un alsaziano di nome Félix Rofritsch che nel 1904 aveva prodotto le sue prime bocce chiodate nel suo laboratorio di rue des Fabres, nel centro di Marsiglia.

È qui che abita la creatività

La Friche de la Belle de Mai, antica manifattura di tabacco, oggi luogo di ricerca, diffusione e produzione creativa sotto tutte le forme e in tutte le discipline artistiche, mette in discussione tutto quello che pensi di sapere sull’industria culturale e creativa. Li nessuna la teorizza, lì molto semplicemente la fanno. Il primo a crederci davvero fu Jean Nouvel che ne ha ispirato i contenuti, oggi in una superficie di 12 ettari complessivi di cui il centro occupa un’area di 45 000 mq, lavorano cinquecento persone che ogni giorno producono arte, cinema, teatro, radio, laboratori. Lì il futuro non è immaginazione, alla Friche il futuro è in corso.

Quando entri nei Docks nel quartiere della Joliette entri in un universo fatto di 220 aziende  che hanno ridefinito il business e il commercio della città.  Un progetto di ristrutturazione firmato dallo studio genovese di architettura 5+1AA Alfonso Femia Gianluca Peluffo che ha definito l’integrazione delle due anime della città, quella urbana e quella acquatica. Mentre lo visiti non puoi non ricordare l’infografica che ha accompagnato i lavori. Un edificio lungo 365 metri come i giorni di un anno, altro sette piani come i giorni della settimana, diviso in quattro blocchi come le stagioni con 52 ingressi come le settimane.

E pensare che per Le Corbusier erano case popolari

Quando entri nella Cité Radieuse di Le Corbusier al 280 di Bouevard Michelet sai di entrare dentro un tempio. Con i suoi 165 metri di lunghezza e 56 di altezza in cemento colorato è stata pensata come città nella città con 337 appartamenti, un hotel, una scuola, dei negozi, un tetto terrazza con tanto di chiesa, piscina e museo di arte contemporanea, il MaMo.  Le Corbusier, il giorno dell’inaugurazione, disse: «Ho riunito qui le condizioni della felicità». La storia gli ha dato ragione. La sua Unité d’Habitation ha ridefinito in meglio tutti i canoni dell’abitare moderno. Li ha inventati. Uno studio su come si vive un appartamento e come si utilizzano i pieni e i vuoti, con le porte scorrevoli, gli armadi a muro, una biblioteca per separare gli spazi, il parquet a terra, la scala interna di legno, la cappa sopra alla cucina a gas e un telefono interno gratuito che collegava i vari inquilini tra di loro.

A Marsiglia il futuro è sempre in costruzione da sempre.

Benvenuti a Marsiglia, la città che ha costruito il suo futuro

“Marseille” di Joan Liftin

Marseille” è una dichiarazione d’amore. Joan Liftin fotografa le strade e le scene urbane di Marsiglia, uno delle città più autenticamente multiculturali d’Europa. Lo spirito e il glamour della città risiedono negli abitanti, piuttosto che nei monumenti: Liftin riesce a catturare questa essenza con i suoi scatti, in cui momenti di quieta bellezza si alternano ad allusioni al crimine. Le sue fotografie ci offrono una visione di una città onesta ed intima, senza tempo e brulicante di vita.

Info

Editore: Damiani Editore
Lingua: Inglese
Pagine: 112
Illustrazioni: 64
Rilegatura: cartonato