Caro Nichi, a Montalbano gli girano i cabbasisi

E così, come uno schiaffo arriva il buon Salvo Montalbano da Vigata che, dopo l’approvazione della legge sull’unione civili delle coppie gay, lo stralcio sofferto della stepchild adoption e discussioni infinite sul confine tra etica, legge e scienza in materia di utero in affitto, interviene e dice no, la maternità surrogata proprio non è cosa, trasforma i bambini in persone infelici e le madri che affittano e quelle che comprano in donne arrabbiate, interrotte e incomplete. Per non parlare degli uomini, spettatori attivi di storie che sembrano non comprendere o che semplicemente fanno finta di non capire.  Nella storia romanzata da Camilleri la donna che affitta il suo utero è una prostituta. La scelta non è casuale per definire l’azione del vendere e del comprare. Lo si chiede a lei perché è più facile, c’è abituata, in un colpo solo fa un sacco di piccioli. Ma essere madre non si dimentica, non si può fingere, certi legami non si possono surrogare, non è un mestiere a tempo. No, proprio non ci siamo. Poco importa se lo puoi fare. Non è normale e l’ordine naturale delle cose non è questo e per favore lasciate stare stravaganti e volgari definizione di natura e contro natura. Montalbano sono, mica Alfano. Poi c’è altro.   Perché questa è una posizione precisa. Può spostare il consenso dell’opinione pubblica.  Fa inevitabilmente riflettere. Entra nel dibattito tra Nichi Vendola e Laura Boldrini. E poi la trasmettono in prima serata su Rai Uno.