Cercare storie là dove non abita più nessuno

Maggy Bettolla, classe 1988, malgrado la giovanissima età, ormai da molti anni si occupa di luoghi abbandonati. Ne ha recensiti più di 600 e se andate sul suo sito, desertislocis.com, scoprirete un mondo spesso dimenticato che racconta storie, oggetti, persone ed emozioni che rischiano di andare perdute per sempre. “Luoghi abbandonati. Tra borghi, castelli e antiche dimore della provincia spezzina” (Edizioni Giacché) è il suo ultimo libro. Le abbiamo sottoposto il nostro questionario perché esplorare l’abbandono significa prima di tutto: “Percepire un luogo utilizzando tutti i sensi con l’immaginazione protesa alla creazione di una storia di vita”. Storie che meritano solo di essere ricordate.

La tua personale definizione di cultura
La cultura è come un manto vischioso che ci circonda: ci nasciamo dentro, la interiorizziamo, la viviamo e la tramandiamo, così come gli edifici e le creazioni umane ne trasudano.
Cosa significa esplorare l’abbandono?
Significa percepire un luogo utilizzando tutti i sensi con l’immaginazione protesa alla creazione di una storia di vita.
Il luogo abbandonato che ti ha colpito di più
Ogni luogo abbandonato che visito mi colpisce per un determinato motivo e lo immagazzino nella memoria all’interno di una vastissima cassettiera che contiene abilmente ogni ricordo di esplorazione. Ogni luogo è importante e ogni luogo mi regala qualcosa.
La più bella frase che hai letto in un libro dedicata ad un luogo abbandonato
“Le rovine, quando dominano silenziose e solitarie, e non sono disturbate dalla presenza indiscreta degli uomini, ci fanno provare la vertigine dello scorrere del tempo, ci spingono dinanzi all’abisso della storia rivelando la voragine che separa il passato dal presente. Dinanzi alla devastazione del tempo, il soggetto prova la sensazione di essere l’unico superstite di una catastrofe colossale; è spinto a riflettere sulla propria labile condizione: in questa situazione tipicamente sublime […] si verifica un ritorno a se stessi, si delinea cioè un percorso che va dalla natura, dall’oggetto, all’io che percepisce e rifletto”. (Diderot, 1759)
L’ultimo libro che hai regalato e quello che stai leggendo?
L’ultimo libro che ho regalato è logicamente il mio, quello che sto leggendo in questo periodo è “Cari Mostri” di Stefano Benni.
La scena di un film che racconta meglio di altri un luogo fantasma.
Nel film “Chernobyl Diaries – La mutazione” quando i protagonisti esplorano gli edifici abbandonati e vengono spaventati da un animale all’interno di un palazzo.
Cosa attira la tua attenzione quando visiti per la prima volta un luogo che non hai mai visto
La mia attenzione viene decisamente attirata dai giocattoli abbandonati, specialmente dalle bambole.
La cosa più curiosa che hai trovato in un luogo abbandonato
Una bambola triste e felice allo stesso tempo…
Quella volta che hai avuto paura
Non credo di aver mai provato paura in un luogo abbandonato, non ho mai corso rischi seri. Nei casi di pericolo ho trovato piuttosto un forte senso di lucidità e un po’ di eccitazione.
Elogio della parola più importante, citazione della parola più odiata?
Un elogio alla parola “profondità”, un senso di fastidio nei confronti della parola “dovere”.
La frase preferita da portare su una t-shirt?
Io non indosso t-shirt, ma se ne dovessi mettere una, mi piacerebbe che ci fosse scritto sopra “Tenebra the King”.
Io sono cultura perché?
Definirmi cultura sarebbe a dir poco da egocentrica, al massimo potrei definirmi una “produttrice di cultura” siccome attraverso le mie pubblicazioni riporto un sapere che spesso stava per andare perso e lo rendo fruibile.

(A cura di Daria Podestà)

LUOGHI ABBANDONATI
Tra borghi, castelli e antiche dimore della provincia spezzina.
Presentazione: Sondra Coggio
Editore: Edizioni Giacché
Pagine: 192