Lei non sa chi sono io!

Lei non sa chi sono io!

Il divertente e dettagliato pezzo di Santagata che sulla Lettura del Corriere svela la presunta identità di Elena Ferrante mi ha fatto riflettere sull’uso dello pseudonimo in letteratura. Lewis Carroll in realtà era Charles Dodgson, il vero nome di George Orwell era Eric Blair e tanto per citare un italiano, Italo Svevo l’anagrafe del comune di Trieste era segnato come Ettore Schmitz. Ma perché si usa uno pseudonimo? Per nascondere la propria vera identità, ovvio. Ma i motivi? Di solito lo fai per sfuggire ad un pericolo, per diventare un uomo se sei una donna e viceversa, perché sveli con la tua scrittura un segreto troppo pesante, perché fai mercimonio della tua arte e ti dedichi ad una produzione troppo commerciale o in certi casi proibita (lo hanno fatto in tanti), perché fai un altro mestiere e lo scrittore proprio non lo potresti o dovresti fare (succedeva un po’ di tempo fa) mentre in alcuni casi (pochi) è una forma d’arte, un omaggio. Un esempio su tutti Pablo Neruda che deve il nome a Paul Verlaine e il cognome allo scrittore e poeta cecoslovacco Jan Neruda. E torniamo alla Ferrante. Lei (o lui) dichiarò di aver scelto lo pseudonimo per “non ferire la propria famiglia” per la crudezza di alcuni passi del suo primo romanzo. Scusa letteraria, un po’ artificiale, scarsamente credibile. Non sappiamo chi sia la Ferrante, di sicuro non sta fuggendo da alcun pericolo, non vedo perché dovrebbe nascondere la propria identità sessuale, non sta differenziando la sua produzione narrativa, non rende omaggio a nessuno e non riesco a capire quale altro mestiere dovrebbe proteggere dalla sua intensa e felice attività editoriale. Santagata probabilmente ha ragione e la sua indagine è uno dei pezzi più brillanti che abbia mai letto ma chiunque sia la Ferrante una domanda sicuramente me la sono fatta. Perché cara Ferrante continua a ripetere, lei non sa chi sono io?