Cara Guidi, se avesse visto House of Cards non avrebbe mai mandato quel messaggio

Il recente caso del ministro Guidi che aiuta il fidanzato e le sue aziende con un emendamento del governo e si dimette dopo la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche sui quotidiani testimonia dell’ennesimo caso di conflitto di interessi del nostro paese. La normativa vigente prima dell’attribuzione di un incarico governativo pubblico obbliga i destinatari dell’incarico stesso ad autocertificare possibili conflitti di interessi con le loro aziende, i loro familiari e agli affetti più cari. Ma se succede che un ministro si innamora e si fidanza con un uomo o una donna dopo la denuncia, cosa deve fare? Aggiornare il suo probabile conflitto di interessi sentimentale all’antitrust? Usciamo dall’ipocrisia, non esiste una legge capace di regolare preventivamente il conflitto di interessi, lo sai da solo quando lo violi e se sei una persona corretta molto semplicemente non lo fai. E’ semplice. Sarebbe come normare a priori l’impossibilità di tradire la persona che ti sta accanto, di essere un buon genitore, un ottimo insegnante o un amico fedele. Frank Underwood il malefico e perfido protagonista di House of Cards sa esattamente cosa fa e perché lo fa. Agisce con il potere per il potere. I soldi sono solo un mezzo e mai un fine. Gli interessi non sono mai in conflitto. Il familismo da loro è normato e per questo la moglie Claire può fare l’ambasciatrice all’Onu solo perché è la First Lady  mail Presidente non può parlare di campagna elettorale sull’Air Force One altrimenti non solo sarebbe disdicevole ma dovresti pagare molto caro il noleggio dell’aeroplano. Lo sai che è così e semplicemente non lo fai. Frank Underwood fa molto altro, sia chiaro,  perché la politica è un male a prescindere ma è meglio la sua manipolazione cosciente dell’ingenuo messaggio della ministra dedita allo sviluppo economico del fidanzato. Di Underwood alla fine ci fidiamo della ministra Guidi no.