C’è tutto Faber in quel sito

C’è tutto Faber in quel sito

Un ritratto a braccia incrociate del 1949 e una caricatura di Fabrizio ragazzo vestito da marinaretto, sempre del ’49. Apre così una delle sezioni più curiose e interessanti del nuovo spazio web dedicato a Fabrizio De Andrè e curato dalla fondazione che porta il suo nome, presidente Dori Ghezzi De André e vice presidente Vittorio Bo. A ‘Fabrizio visto dagli artisti’, però, non ci si arriva subito. Si passa, prima, per la musica e le parole del cantautore genovese, raccontate attraverso la discografia ufficiale e i testi di alcune delle sue canzoni, in italiano e in inglese. Dai primi 45 giri alle ultime raccolte, passando per gli storici album e le loro copertine. Senza dimenticare i dischi registrati dal vivo con le date dei concerti e le formazioni che hanno diviso il palco con De André tra il 1975 e il 1998. Pronto ai blocchi di partenza è anche il primo canale video ufficiale dedicato a Fabrizio. Ma, dopo avere girato per le varie sezioni del sito, in un modo o nell’altro ci si arriva comunque. Proprio lì, dentro le immagini tributo. Probabilmente il posto più intimo dello spazio web ufficiale del cantautore genovese. Scorrendo i disegni e le foto ecco comparire la sua frangia, la chitarra, qui e là la lanterna di Genova e i suoi vicoli. Fino al sorriso del cantautore che viene a galla nel colore tratteggiato da Dario Fo. Poi, ancora, il fumo, la sigaretta all’angolo della bocca, all’altro il microfono. E il suo volto che rischiara le nuvole nel lavoro di Massimo Bucchi. Più giù, un Fabrizio in versione cartoon, seduto a un bar del porto che guarda assuefatto una giunonica paperina nel fumetto di Massimo Cavezzali. Sguardi di trequarti, oli, carboncini, sculture, immagini tratte da mostre, libri, muri. E la foto di una piazzetta lungo Via del Campo, a Genova, in cui rischiara l’aria la frase, tratta da La mia ora di libertà (1973): “Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane. Ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame”.