Francesca Guidi: le immagini sono emozioni

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Francesca Guidi, giovane fotografa spezzina, classe 1988 è da sempre amante della pittura e da sempre è attratta dal movimento impressionista. Due passioni fortissime le sue, tanto che ha voluto combinarle insieme “contaminando” il suo modo di stare dietro l’obiettivo con alcune caratteristiche della più famosa corrente artistica dell’Ottocento francese.
“Lo scopo degli impressionisti era imprimere sulla tela gli effetti della luce e fotografare vuol dire proprio disegnare con la luce”, ci racconta.

Quella di Francesca è ricerca personale, è sperimentazione, creata con  il fine di proporre allo spettatore un paesaggio naturale diverso, una “natura surreale”.
Il suo scopo? Liberare l’interpretazione di ognuno, affinché il fruitore delle sue opere si lasci trasportare dalle forme e dai colori, trovando il suo fascio di luce.

Dal febbraio di quest’anno Francesca è parte integrante del Collettivo Agorà che accoglie giovani artisti e fotografi del territorio intorno alla cittadina ligure di Sarzana.

Conosciamola meglio attraverso il questionario “Io sono cultura” di MEMO:

 

Che cos’è per te la fotografia?

Per me la fotografia è una finestra sull’esistenza, una fuga da me stessa, un viaggio verso altre esperienze.
Aprire gli occhi per osservare la vita che mi scorre di fronte.  Ritengo la fotografia un mezzo intimo per toccare il prossimo e allo stesso tempo per assumere un altro punto di vista, diverso dal mio. Diventare un tutt’uno con ciò che osservo e riuscire ad escludere ciò che ne rimane fuori.

Un aggettivo per l’arte della fotografia?

Emozionale

La miglior definizione di fotografia che hai letto?

La fotografia è una cosa semplice. A condizione di avere qualcosa da dire – Mario Giacomelli

Che cosa significa guardare il mondo attraverso l’obiettivo della tua camera?

Condividere l’empatia del momento. Durante l’infanzia ho sviluppato un istinto fotografico che mi spingeva a catturare l’emozione racchiusa in quel determinato istante fosse essa negativa o positiva. Per molto tempo guardare il mondo attraverso l’obiettivo ha significato per me elaborare tale immagine in una visione personalistica filtrata attraverso i miei gusti artistici. In seguito, proseguendo nella mia carriera di fotografa, ho concentrato il mio focus anche sulle emozioni vissute dai protagonisti degli scatti nel tentativo di trasmetterle e farle vivere ai fruitori della fotografia. 

La foto che vuoi assolutamente fare, quella che non vorresti mai fare

Una foto capace di svegliare le anime delle persone/ Una foto vuota

L’artista che più ti ha ispirato

Mi sento più vicina ai grandi fotografi del ‘900, piuttosto che alla fotografia contemporanea. E’ difficile trovare un solo artista che mi abbia ispirato. Prendo spunto dai lavori e dalle esperienze di svariati maestri della fotografia come Bresson, Giacomelli, Fontana, Berengo Gardin, Sciannna, Erwitt.

L’immagine in cui vorresti vivere

Il vaporetto – Berengo Gardin

Cosa significa natura per te

Natura per me è connessione con la terra e allo stesso tempo rappresenta una fuga dalla realtà contaminata di tutti i giorni. La natura riesce a risvegliare quella parte di me che per la maggior parte del tempo resta sopita, riportandomi ad uno stato di benessere primordiale. Ritengo la natura la maggior fonte di magia che esista in questa vita. Vivo la natura come un risveglio, capace di colpire anche nelle sue forme meno spettacolari. Spesso le persone sognano tramonti caraibici e non si rendono conto della unicità che li circonda. 

La prima cosa che guardi prima di scattare una foto

I colori e le forme

Definisci la certezza e l’incertezza della fotografia

La certezza della fotografia sta nella scoperta e nella sorpresa, nella immensità dei punti di vista possibili o quanto meno probabili. L’incertezza della fotografia sta nella banalità, nel non avere la forza di sperimentare e andare oltre le strade già tracciate.

Chi è un fotografo

Chi riesce a reinterpretare la realtà riuscendo a trasmettere a colui che guarda le emozioni del momento fissato nello scatto.

Io sono cultura perché

Cerco di non calcare la strada più scontata per suscitare una reazione nel pubblico, piuttosto provo a stimolarne la curiosità e l’approfondimento proponendo immagini che lascino spazio a plurime interpretazioni e permettano al fruitore di essere libero di metabolizzarle secondo il suo io. 

 

(Questionario a cura di Daria Podestà)

Cos’è Collettivo Agorà

Agorà nasce a febbraio 2016 grazie all’iniziativa congiunta del Comune di Sarzana e di alcuni giovani artisti residenti nel territorio (Damiano Serra, Niccolò Puppo e Francesca Guidi) con l’intento di valorizzare e riunire i giovani fotografi talentuosi che operano nel territorio comunale e offrire loro una vetrina capace di metterne in evidenza le capacità.

Agorà vuole intendersi come un luogo di aggregazione, proposta e condivisione di tematiche inerenti al linguaggio fotografico, tramite l’organizzazione di incontri “laboratorio” e workshop tematici di approfondimento con professionisti esterni o interni dei singoli generi specifici dove condividere esperienze, testare tecniche di lavorazione o sviluppo del progetto fotografico.

La sua missione è quella di diventare una vera e propria “piazza” dove l’incontro, il dibattito e l’iniziativa personale contribuiscano al sapere di tutti, portando passo dopo passo alla naturale creazione di un collettivo di giovani artisti in grado di proporre e produrre contenuti fotografici attuali e divulgabili alla comunità.