Google Cultural Institute: il più grande museo al mondo a portata di click
e senza pagare il biglietto

Google Cultural Institute: il più grande museo al mondo a portata di click<br/>e senza pagare il biglietto
Il muro digitale interattivo inventato al Google Cultural Lab di Parigi

Un luogo della rete che accoglie, raccoglie, custodisce, promuove e soprattutto rende accessibile a tutti il patrimonio culturale dell’umanità? Sì, non è un’utopia visionaria, ma una “realtà virtuale” concreta che vive ormai dal 2011. È il museo virtuale del Google Cultural Institute, progetto voluto dalla famosa azienda di Mountain View proprietaria dell’ancora più famoso motore di ricerca, in collaborazione con gli istituti culturali di tutto il mondo.  Il Google Cultural Institute non ha fini di lucro e mette gratuitamente a disposizione di musei, archivi e fondazioni la tecnologia necessaria per digitalizzare opere d’arte, documenti e siti da loro scelti e per renderli visibili in rete.

Art Project, Momenti Storici, World Wonders

Cultura, arte, design. E poi ancora bellezze naturali e siti monumentali, per non dimenticare i momenti e i personaggi che hanno fatto la storia del genere umano: più di 4 milioni di immagini messe online, suddivise in tre aree di interesse e di intervento che coinvolgono ad oggi oltre 60 paesi.

Si parte con l’Art Project che offre centinaia di migliaia di opere e quasi 50 mila gallerie virtuali create dagli utenti. Ci sono musei da tutti e cinque i continenti, dal MoMA di New York alla Galleria degli Uffizi di Firenze passando per il Reina Sofia di Madrid e la Tate Britain londinese. Solo in Italia le “sale” del Gooogle Cultural Institute ospitano 47 delle nostre più importanti realtà museali.
Si prosegue con la sezione dedicata ai Momenti Storici che ospita milioni di materiali: Il Bolshoi e il Risorgimento, le due guerre mondiali e la Shoah, gli archivi di Nelson Mandela e quelli americani, tedeschi e polacchi, le collezioni fotografiche della rivista Life e di Getty Images. Il nostro Paese è presente tra gli altri con gli archivi dell’Istituto Luce Cinecittà e con quelli Alinari. Ma soprattutto, andando incontro a quello che gli stranieri si aspettano da tutto ciò che parla la lingua dell’eccellenza nostrana, è stata allestita un’importante sezione dedicata al Made in Italy che propone quasi 170 eccellenze dell’enogastronomia e dell’artigianato.

L’ultima sezione è riservata alle meraviglie del mondo le World Wonders patrimonio dell’umanità ed è gestita in collaborazione con l’Unesco: la barriera corallina e Angkor Wat, l’antica Kyoto e il Taj Mahal, le cattedrali gotiche, le regge e i castelli, le rive della Senna e i picchi innevati delle Alpi, persino la capanna di Scott in Antartide. E, in Italia, Firenze e Siena, Ferrara e Urbino, Pisa e Roma, Pompei e i nuraghi, l’Etna e le Cinque Terre, la Costiera Amalfitana e i trulli, Castel del Monte e la Val di Noto.

Il LAB di Parigi

Ma il Google Cultural Institute non è solamente una realtà virtuale. A Parigi, sotto la guida di Laurent Gaveau, per anni a capo della comunicazione del castello di Versaille, è stato aperto il “Lab”, un campus creativo e sperimentale, vero e proprio laboratorio delle meraviglie che permette l’incontro fra tecnologi e creativi.
«È un luogo d’incontro – racconta Gaveau – concepito perché le community del settore culturale e delle nuove tecnologie possano discutere, condividere, sperimentare e creare. Accogliamo esperti, direttori e conservatori di musei, artisti e insegnanti, perché ci aiutino a costruire nuovi ponti fra la tecnologia e la cultura. Quando ci si apre a nuove collaborazioni, i risultati possono essere sorprendenti».

E tra le tante sorprese che sono state realizzate qui per arricchire e “innovare” la classica visita al museo, c’è il muro interattivo digitale che è stato sperimentato per la prima volta al Musée d’Orsay, allestendo una gigantesca parete con il Campo di grano con volo di corvi di Van Gogh. Inoltre è stata inventato qui il Cardboard che permette a chiunque dotato di smartphone di costruirsi da solo il proprio visore di realtà virtuale utilizzando semplicemente un cartoncino, un paio di forbici e della colla. Nemmeno cinque euro e si può “passeggiare” per i saloni di una reggia o volare sopra le strade di New York.

cardboard