Abitare la cultura con il Festival della Cultura Creativa

Ecco il Festival della Cultura Creativa dedicato a chi non è troppo piccolo e non è ancora troppo grande.
Giunto quest’anno alla terza edizione, è promosso dall’ABI- Associazione Bancaria Italiana per avvicinare alla cultura i giovani d’età compresa tra 6 e 13 anni  grazie a laboratori, iniziative ed eventi che spaziano tra arte, teatro, musica, tecnologie digitali e molto altro.
La manifestazione, che si concluderà l’8 maggio, consente a tutti i piccoli coinvolti di sperimentare le sfumature della loro creatività, conoscendo anche meglio le possibilità dei luoghi in cui vivono. Per questa terza edizione della manifestazione è stato scelto come “fil rouge” delle iniziative il tema “Abitare sottosopra. Scoprire e sperimentare come si sta dentro i luoghi, l’arte e le emozioni”. L’obiettivo è invitare bambini e ragazzi ad ampliare il concetto di casa, per scoprire e sperimentare, con l’aiuto di operatori culturali specializzati, in che modo ogni persona e cosa vive, abita e si relaziona con tutto ciò che lo circonda, utilizzando le modalità più consone alla propria natura.

Oltre 80 eventi culturali in 50 città italiane sviluppano il tema dell’abitare declinato da ciascuna banca con strumenti e punti di vista differenti, alla luce delle proprie specificità e di quelle del territorio di appartenenza.
Tre appuntamenti, organizzati dall’ABI in collaborazione col Dipartimento educazione del Museo Castello di Rivoli, a Milano, Roma e Palermo, renderanno ancora più significativa la manifestazione di quest’anno

Parlando del Festival con Anna Pironti – Dipartimento Educazione Castello di Rivoli

Il Festival si avvale del contributo di un Comitato scientifico, composto dall’esperto di creatività applicata Hubert Jaoui, dallo scrittore ed esperto di comunicazione Aldo Tanchis  e dal Responsabile Capo del Dipartimento educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte contemporanea Anna Pironti che sinterizza così per  MEMO il significato della manifestazione: “Il progetto  si rivolge ad  un pubblico intermedio fatto di bambini non più tanto piccoli e adolescenti non ancora cresciuti.  Stimolare la creatività nella preadolescenza significa innanzi tutto riempire un vuoto culturale. Un vuoto storico creato anche dagli operatori culturali. Non mi sottraggo alla responsabilità: trattare con ragazzi di quell’età significa agire ad un livello di complessità diverso. E’ decisamente più complicato, serve uno sforzo in più, vivacità, gioia, nuovi linguaggi. Ma le soddisfazioni sono enormi. A questo aggiungo lo strumento del Festival diffuso, garantito dalla presenza delle banche, un soggetto plurale per definizione, capace di sentire e interpretare al meglio i territori e crea una sorta di mappa inedita fatta di musei, biblioteche, associazioni culturali che mettono in campo, progetti, idee, ricerche, competenze e strumenti che consentono di poter lavorare al meglio”.
Il tema dell’abitare scelto quest’anno (l’anno scorso era il museo immaginario) è un ottimo strumento per guardare al mondo con occhi diversi e più consapevoli: “Capire i tanti significati dell’essere abitanti e dell’abitare uno spazio, un’idea, l’arte e il pensiero significa alfabetizzare il nostro approccio nei confronti della cultura e della creatività. Non siamo solo essere viventi, siano anche essere culturali.  Per vivere il tempo presente dobbiamo imparare i linguaggi della creatività”.

La creatività per molti di questi ragazzi potrebbe diventare il loro lavoro di domani: “È evidente che le professioni creative rappresentano gran parte degli sbocchi occupazionali del futuro. Nell’alternanza scuola lavoro abbiamo accolto 400 studenti delle superiori che interagendo con noi hanno scoperto che le professionalità dentro un museo sono tante. Ci sono i bigliettai, i custodi, i baristi che si vedono ma anche i curatori, i formatori, gli esperti in comunicazione che non si vedono ma che sono fondamentali.  Dobbiamo offrire ai nostri ragazzi gli strumenti per affrontare le sfide del domani senza avere la testa sempre girata all’indietro”.
Serve quindi una nuova visione del mondo. Ci dobbiamo “abitare”.
E per questo la creatività e i suoi linguaggi sono le chiavi di accesso. Dovremmo insegnarle a scuola (modesta proposta di MEMO per la prossima edizione del Festival della Cultura Creativa).

Luoghi di cui abbiamo parlato in questo articolo

Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea