Damiano Serra: non fotografo mai a “sentimento” scatto solo quando ho tutto sotto controllo

Damiano Serra, classe 1988, è un tecnico elettronico con una grande passione, nata per deformazione professionale, per la fotografia. Ha iniziato a interessarsi, dapprima con uno sguardo più tecnico, al funzionamento della macchina fotografica digitale, per poi scoprire quanto il mondo della fotografia lo avesse attratto in ogni sua forma.
Nel 2010 comincia la sua avventura come fotografo: passando da oggetti di piccole dimensioni come componenti elettronici , alla macrofotografia e agli insetti, oggi predilige architettura, persone, paesaggi come soggetti “su cui puntare il mirino”. Un ventaglio di atmosfere, scorci ed espressioni compongono quella che è la sua arte digitale. Proprio le emozioni sono parte fondante del lavoro di ricerca di Damiano , che intende rendere visive determinate sensazioni e stati d’animo attraverso la neutralità; rappresentare con oggetti inanimati la molteplicità di emozioni umane: questa la sua sfida.
Amante del dettaglio e della tecnica non lascia nulla al caso, non fotografa “a sentimento”, scatta solo quando ha tutto sotto controllo: per questo sperimenta molto in luce flash. La luce naturale è pressoché incontrollabile. Negli anni, oltre alla fotografia digitale, ha maturato anche interesse per la fotografia analogica, per la differente sensazione di scatto e anche per potersi sentire un po’ “alchimista” – dice.

Dall’anno scorso fa parte del Collettivo Agorà. Conosciamolo meglio attraverso il questionario “IO SONO CULTURA” di MEMO e scopriamo cosa si nasconde dietro un suo scatto fatto di prospettive e di tagli bilanciati, di fusione di forme e colori.

Che cosa è per te la fotografia?
Dare una definizione univoca di quella che per me è la fotografia è molto difficile. Essa assume diverse forme a seconda degli stati d’animo, dei luoghi e delle persone con cui condivido quel determinato  momento. Può essere ricerca personale, ricerca della bellezza, della realtà o un modo visivo di rappresentare un’idea. Tutto questo però è riduttivo. È come se vivessi in un mondo parallelo nel quale poter uscire dai canoni classici dell’interpretazione visiva.

Un aggettivo per l’arte della fotografia
Audace

La miglior definizione di fotografia che hai letto
“Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare.” Nadar

Che cosa significa guardare il mondo attraverso l’obiettivo della tua camera?
Guardare attraverso l’oculare della fotocamera permette di ritagliare, di focalizzare dalla scena visibile ad occhio nudo solo quel qualcosa che ritengo interessante. L’obiettivo usato o la scelta del giusto diaframma permette di isolare (inquadrando una porzione più o meno ampia di spazio o mettendo più o meno a fuoco il soggetto) quel che della scena trovo interessante. Guardare attraverso l’obiettivo quindi è fondamentalmente un modo per sintetizzare qualcosa presente in una scena colma di tantissime informazioni.

La foto che vuoi assolutamente fare, quella che non vorresti mai fare
Non vorrei mai fare una fotografia che, mio malgrado, faccia emergere una parte di me che non accetto o che mi imbarazza. Come forma d’arte la fotografia trasmette sempre qualcosa dell’autore e molte volte quello che viene espresso è fuori dal nostro controllo e dalla nostra consapevolezza. Ecco, non vorrei che al pubblico arrivasse qualcosa di me di cui neanche io cono consapevole e che si esprime attraverso gli scatti sfuggendo al mio controllo; vorrei prima averne la consapevolezza così da decidere se celarla o no.
Una foto che vorrei fare, questa è difficile, banalmente potrei dire “quella che devo ancora fare”; ma nella mia idea di fotografia non è necessariamente vero che la migliore fotografia è sempre quella ancora da scattare ne che essa corrisponda ad una foto che potrei pianificare di voler fare. Mi piacerebbe molto riuscire a cogliere la grandiosità e la bellezza di un’aurora boreale; ma non è l’apice dei miei desideri, è uno dei tanti.

L’artista che più ti ha ispirato
Direi una bugia se trovassi un nome ed affermassi che esso mi ha ispirato; la mia cultura fotografica in termini di conoscenza degli autori rasenta lo zero. Posso però affermare che il web mi ha formato molto, cerco e guardo con interesse qualsiasi forma di fotografia si possa trovare. Se la mia formazione è legata a qualcosa, beh dico che è legata prevalentemente ad uno stile piuttosto che ad una persona specifica; adoro le fotografie di architettura con forme minimali e pulite; queste sono senza dubbio le immagini che più mi hanno ispirato e portato a cercare sempre (o quasi) una sorta di perfezione e minimalismo.

L’immagine in cui vorresti vivere
Per la concezione di fotografia che ho nella mia mente, mi sento di affermare che mai e poi mai vorrei vivere dentro una di esse. Le fotografie che apprezzo visivamente sono decisamente troppo surreali e perfette per far si che vi si possa restare a vivere. Altre tipologie di fotografia che solitamente rappresentano la realtà (o una visione di essa) hanno a che fare con situazioni non felici, nelle quali mai vorrei restare a lungo. In altre parole della fotografia solitamente mi piace la perfezione e l’utopica visione; ma sono decisamente molto legato alla realtà, con tutte le sue caratteristiche che la rendono unica e imprevedibile.

La natura è femmina: perché
Penso si possa affermare che la natura è femmina perché essa va saputa prendere nel modo giusto, è volubile, capricciosa e testarda come una donna; c’è bisogno di essere convinti e sicuri di se per riuscire a capire quelli che sono i momenti migliori per immortalarla al meglio. È un attimo perdersi una condizione di luce perfetta perché distratti o poco attenti; bisogna saper osservare e prevedere quel che può accadere altrimenti non solo si rischia di perdere un momento magico ma addirittura si rischia di rimanere travolti da qualche agente atmosferico. In buona sostanza bisogna saperla affrontare prima di tutto conoscendone le caratteristiche ma, soprattutto sapendo essere pazienti.

(Questionario a cura di Daria Podestà)