Il Museo d’Arte Orientale di Torino mette in mostra i mi(s)tici Beatles

Il Museo d’Arte Orientale di Torino mette in mostra i mi(s)tici Beatles

Era il 1968. Era l’anno in cui in tutto il mondo scoppiava quel movimento di massa che avrebbe visto unirsi spontaneamente uomini, donne, giovani, operai, studenti, minoranze etniche di qualunque estrazione sociale spinti da una contestazione comune contro ogni forma di corruzione e pregiudizio sociale, politico, culturale. Era l’anno in cui il mondo cominciava a sognare un mondo migliore. Era l’anno in cui i Beatles, ormai all’apice della loro fama, segnavano un nuovo capitolo della cultura occidentale dell’epoca, e abbracciavano quel forte richiamo al misticismo orientale che si stava diffondendo rapidamente, decidendo di partire per un viaggio in India. Su sollecitazione di George Harrison, i quattro “scarafaggi” di Liverpool, insieme ad un folto gruppo di familiari, amici si recavano all’ashram di Maharishi Mahesh Yogi per un corso di meditazione trascendentale.

Oggi a quasi cinquanta anni da quello storico viaggio che ebbe un’enorme risonanza sui media internazionali tanto da venir identificato come uno degli eventi chiave per lo slancio all’interesse verso l’oriente, che alla fine degli anni ’60 pervase tutte le anime della cultura e del costume popolare (dalla musica alla letteratura, dal cinema alla fotografia passando per la pubblicistica e la moda), il MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino, mette in mostra Nothing is Real – Quando i Beatles incontrarono l’Oriente.
Dal primo giugno al 2 ottobre, curato da Luca Beatrice, il percorso espositivo ripercorre il viaggio dei mitici Fab Four attraverso centinaia di oggetti provenienti da diversi ambiti e linguaggi che entrano in dialogo aperto con opere di arte contemporanea, all’interno di un ambiente arricchito con stoffe, suoni e persino profumi.

Il percorso espositivo

Dai memorabilia beatlesiani relativi appunto al loro periodo mistico alle fotografie indiane di Italo Bertolasi e di Pattie Boyd, fidanzata di George Harrison e poi “amante” di Eric Clapton; dalle guide, mappe e manuali di viaggio utili a raggiungere l’India senza soldi alle prime edizioni di libri storici, come Siddharta, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, La lunga strada per Katmandu; dal reportage diretto dal giovane giornalista Furio Colombo che forse per caso si trovava a Rishikesh negli stessi giorni dei Beatles a Wonderwall, film psichedelico del 1968 diretto da Joe Massot con musiche di George Harrison; dalle Ceramiche tantriche di Ettore Sottsass alle opere di Alighiero Boetti, Aldo Mondino, Luigi Ontani, Francesco Clemente che segnano diversi modi di avvicinarsi al tema dell’orientalismo.
Dal punto di vista della pubblicistica diverse riviste internazionali – Paris Match, Telegraph, Life – si incuriosisco al tema del viaggio come fuga e scoperta; e poi albi a fumetti, fanzines, editoria indipendente e controculturale, tutto ciò che non fa parte dell’ufficialità e del mainstream.
Il mondo della musica, da Hendrix a Santana, da Joni Mitchell ai The Fool, scopre l’India in chiave psichedelica con copertine fantasmagoriche nelle loro illustrazioni. Va di moda persino la sessualità liberata da schemi troppo rigidi, attraverso immagini di un Kamasutra moderno. L’atmosfera musicale di quelli anni rivive nel percorso della mostra grazie al sistema smart speaker realizzato da Sonos con un suono puro e coinvolgente che riesce a evocare il clima culturale degli anni ’60 e ’70.
Inoltre, ad arricchire la mostra, le fresche note floreali del frangipani e del gelsomino e profonde e inebrianti note legnose del sandalo in un percorso olfattivo avvolgente a cura di Lush, che stimolerà i sensi e permetterà ai visitatori di immergersi nel mondo orientale e di sentire il richiamo del misticismo.

Luoghi di cui abbiamo parlato in questo articolo

MAO – Museo d’Arte Orientale