Con il Salone di Torino il libro è tornato. Giovanna Milella: “Adesso bisogna governare il cambiamento”

Il Terzo Occhio - courtesy Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea e Cittadellarte Fondazione Pistoletto.

Ci passeggiate nel Salone del Libro di Torino e scoprite che il Libro (quello con la elle maiuscola) è vivo, lo puoi toccare, si fa toccare. Sono in tanti, sono tutti diversi, hanno la loro identità, raccontano le loro storie, ti fanno vedere il loro sguardo sul mondo. Li puoi leggere tutti, se avessi a disposizione tante vite. Pessoa amava ripetere che si legge perché una sola vita non ci basta. Aveva maledettamente ragione lui. “Il libro è un infinito che si ripete sempre diverso”, pensi mentre giri intorno al Terzo occhio di Michelangelo Pistoletto, l’istallazione fatta di migliaia di libri realizzata grazie alla collaborazione con il Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Cittadellarte Fondazione Pistoletto (alla fine del Salone sono stati distribuiti ai presenti tutti i 10.000 libri che la componevano). Poi dopo aver visto i libri guardi i bambini che con i libri ci giocano. Li vedi ovunque. Sono tanti, persino troppi. Li vedi e sai che grazie a loro il futuro dell’editoria è salvo. Il Salone del Libro di Torino è stato il Salone più ricco di sempre con i suoi 127.596 (+4,05% sul 2015) biglietti venduti, il primo che vede alla presidenza Giovanna Milella che abbiano incontrato: “È stato il Salone delle contaminazioni tra l’editoria e tutti gli altri linguaggi culturali.  È stato faticoso ma alla fine ce l’abbiamo fatta grazie alla determinazioni degli editori, delle istituzioni storiche e a quelle nuove e alla presenza di Intesa San Paolo.  C’è stata attenzione alla cultura in generale, non solo all’editoria, una attenzione fatta di confronti, idee, dibattiti discussioni”. Lo hanno chiamato il Salone della ripresa: “L’industria del libro si sta rialzando. Lo fa grazie alle sue storie, ai tanti lettori tra i più giovani che sono sempre di più i nostri lettori forti. Lo fa lentamente ed è inevitabile che sia così. Negli ultimi anni il mondo è cambiato, internet ha modificato i parametri dell’industria culturale. L’inevitabile taglio dei costi ha messo in crisi i modelli tradizionali di produzione e vendita. Il lavoro degli intellettuali, dei creativi, degli scrittori sono stati travolti dal principio del tutto gratuito senza pensare che questo avrebbe negato ogni possibilità di sussistenza all’industria culturale e creativa. Per questo c’è stata una reazione. Ed è stata una reazione positiva”.

Oltre alla reazione, una rivoluzione. Ovviamente dal basso.  Avete letto Il Posto di Annie Ernaux (L’orma editore)? Un piccolo libro entrato al terzo posto della classifica Nielsen della Narrativa Straniera. Allo stand festeggiavano. Si sentiva nell’aria l’atmosfera delle piccole notizie che cambiano il mondo. Come ha fatto un libro ormai vecchiotto, pubblicato da una piccola casa editrice ad entrare in classifica? Tutto parte da una domanda. Perché negli anni ’80 i bestseller erano L’insostenibile leggerezza dell’essere e oggi 50 sfumature di grigio? Per rispondere Angelo Di Liberto e Carlo Cacciatore, animatori del gruppo di lettura su Facebook Billy, il vizio di leggere hanno indagato il significato della parola bestseller e hanno deciso di sfidare il mercato. “Scegliamo un libro di un piccolo editore e andiamo in massa a comprarlo nella stessa settimana. Tremila persone che comprano lo stesso libro, se è di un autore pressoché sconosciuto e di un piccolo editore, scatenano un caso editoriale”. Detto, fatto.

Esempi di questo tipo se ne potrebbero raccontare molti. E al Salone ne abbiamo visti davvero tanti. Per Giovanna Milella il cambiamento va governato: “Bisogna conoscersi, parlarsi, avere e saper riconoscere nuove prospettive. Mai così tante persone grazie alla rete e ai social hanno avuto accesso ai contenuti, mai come adesso il numero di lettori potenziali è stato così esteso e mai come in questo momento i libri sono protagonisti assoluti del nostro vivere quotidiano. Per questo abbiamo dedicato il Salone ai visionari, a tutte quelle donne e quegli uomini che nella scienza, nella letteratura, nell’arte e nell’economia sono in grado di andare e guardare avanti, di indirizzare il futuro, di dare un paesaggio nuovo al nostro presente”.

Il presente intanto torna a parlare il linguaggio della carta. Non è un caso se quest’anno Amazon ha debuttato al Salone del Libro di Torino con una sua collana editoriale mentre a Seattle ha aperto Amazon Books, la sua prima libreria non virtuale. E non è per caso che sul mercato italiano le librerie indipendenti siano tornate protagoniste. In Italia sono più di duemila: rispetto al 2014 sono aumentate sia le copie di libri che hanno venduto (+2,3%) sia il valore del libri venduti (+1,9%), molto meglio rispetto alle catene di librerie e alla grande distribuzione (supermercati e autogrill). E non è un caso se Waterstones, la più grande catena di librerie del Regno Unito, ha ripreso a fare profitti per la prima volta dalla crisi finanziaria del 2008, puntando di nuovo tutto sui libri di carta e abbandonando la vendita dei reader digitali.  Il buon caro vecchio libro è tornato. Ci aspettano ancora tanti anni di storie impolverate conservare nelle nostre librerie.

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