Stoner, da romanzo a mostra in crowdfunding

Stoner, da romanzo a mostra in crowdfunding

Ci sono libri che raccontano storie che continuano a risuonarci nella mente anche quando abbiamo girato l’ultima pagina. Ci sono personaggi così vividi e realistici che nascono tra le righe di un romanzo che ci sembra possibile persino incontrare nella realtà di tutti i giorni.
Se anche voi fate parte di quella community di migliaia di lettori in tutto il mondo rimasti intrappolati nelle atmosfere di Stoner di John Williams, uno dei casi editoriali degli ultimi anni (In Italia dobbiamo l’arrivo della “stonermania” alla caparbietà di Fazi Editore) adesso potete partecipare attivamente a far rivivere i suoi protagonisti e a ricreare le storie che racconta, diventando co-produttori di una mostra tutta da sfogliare.

Il progetto espositivo

Stoner. Landing pages, curata da Cinzia Compalati e Andrea Zanetti, prevede il coinvolgimento di sette artisti contemporanei e la partecipazione dal basso di tutti i lettori Stoner-addicted attraverso un’attività di crowdfunding (dal 15 giugno al 30 luglio on line su crowdarts) volta a creare un’esposizione emotiva, intimistica ed immersiva dentro le pagine di questo libro definito dal New York Times “Il romanzo perfetto”.
La mostra avrà la sua prima nazionale al #FLA Pescara Festival (10-13 novembre) inaugurando proprio negli stessi giorni della kermesse letteraria.

Mauro Fiorese, Roberta Montaruli, Stefano Lanzardo, Eleonora Roaro, Giuliano Tomaino, Zino sono gli artisti coinvolti, ciascuno di loro ha lavorato con il proprio linguaggio – scultura, fotografia, installazione, video – interpretando i protagonisti del romanzo e dando vita a un allestimento che è una vera e propria impaginazione.

Gli artisti/personaggi

Mauro Fiorese – uno dei cento fotografi più quotati al mondo – espone per la prima volta dodici dittici tratti da www.libraincancer.it il blog in cui racconta la sua personale battaglia contro il cancro. Tenendo fede all’impostazione letteraria dell’esposizione, le sue coppie sono composte da un’immagine testuale che dialoga con la fotografia affiancata. In mostra interpreta Gordon Finch, l’amico fraterno di Stoner e filtra attraverso i suoi occhi – e quindi attraverso il grande tema dell’amicizia – la vita del protagonista.
Roberta Montaruli è Katherine, l’amante di Stoner. L’artista torinese racconta la loro storia d’amore in un video di animazione in cui – mancando la presenza antropica – sono gli oggetti a narrare le loro vite fatte di respiri e sospiri, gioie e dolori, fatica e tensione verso la felicità.
Stefano Lanzardo è Stoner. Con quattro scatti fotografici sono descritti altrettanti momenti simbolo dell’esistenza del protagonista dalla terra che lo ha generato e alla quale torna, ai corridoi dell’università in cui passeggia come un fantasma, allo studio di casa dove poteva dedicarsi alle amate letture fino alla  relazione con le donne del romanzo.
Eleonora Roaro ha realizzato per la mostra una video installazione su Edith, la moglie di Stoner in cui porta alla luce tutte le fobie del personaggio, una donna distante, anaffettiva che non si fa ‘toccare’ in tutti i sensi.
Giuliano Tomaino – l’artista che tutti hanno potuto vedere con le sue sculture nel decumano di Expo 2015 – interpreta il padre di Stoner attraverso una cruda installazione che ferma il momento della sua morte – assurgendo a simbolo della fine di ciascuno di noi – proseguendo così la serie dei Santi che porta avanti dagli anni Novanta.
Zino – noto per le sue opere realizzate con i lego e la realtà aumentata – qui interpreta l’antagonista di Stoner e lo immortala nel momento in cui fa la sua prima apparizione nel romanzo: fisicamente menomato aveva un viso da attore del cinema sul quale l’artista ha riportato – con la ASCII art  –  le frasi della sua presentazione all’interno del testo. Tra le righe una frase metalinguistica che Zino rivolge al suo pubblico “Stoner è un libro del cazzo”, dando forma a quello che sarebbe stato il pensiero di Lomax nei confronti del romanzo stesso.