Urban Layers: una bandiera dorata per dire no allo stato di emergenza dell’immigrazione

"Stato d'emergenza"- Palazzo delle Aquile (PA) - Foto Igor Petyx

Una bandiera sventola sul pennone di un palazzo comunale, proprio in mezzo al nostro tricolore e al vessillo della città.  È successo qualche giorno fa, al Palazzo delle Aquile di Palermo e non ci sarebbe nulla di inconsueto, se non si trattasse di un drappo ricavato da una coperta termica di emergenza, l’ormai tristemente famosa pellicola argentata e dorata che viene fornita come dispositivo di primo soccorso ai migranti che sbarcano sulle coste del Mediterraneo.
Si tratta di “Stato di emergenza” di Claudio Beorchia, il primo risultato visibile e soprattutto fruibile di “Urban Layers, New Paths in Photography”, il progetto co-finanziato da Creative Europe – Sottoprogramma Cultura, al termine delle residenze artistiche che hanno coinvolto a Gibellina la Fondazione Orestiadi e 6 giovani artisti internazionali selezionati con call pubblica.
Un’idea semplice, ma non per questo meno evocativa: attraverso lo spostamento di contesto, un oggetto d’uso comune e di grande efficacia vede amplificati i propri significati simbolici fino a sostituire uno dei simboli per eccellenza, la bandiera. Così “Stato di emergenza”, nel doppio senso di “condizione” e di “nazione”, reclama, costituisce e implica, prima ancora che una denuncia, un’assunzione di responsabilità da parte dei cittadini e delle istituzioni che li rappresentano di fronte ai cambiamenti politici e sociali che investono l’Unione Europea.
L’intenzione di Beorchia risponde in pieno all’obiettivo ultimo del progetto Urban Layers che mira a favorire la partecipazione culturale urbana dei territori, stratificazione dopo stratificazione, attraverso il linguaggio della fotografia contemporanea come forma d’arte pubblica e condivisa.
Non è infatti un caso che proprio il sindaco di Palermo abbia inviato una lettera al presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, al presidente della Commissione europea, Jean Claude Junker e all’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, sottolineando che “l’arte che ancora una volta si mostra più avanti rispetto alle politiche e alle istituzioni, nell’essere sensibile e nel voler sensibilizzare sulla necessità di una totale revisione delle politiche nazionali e internazionali in materia di migrazioni”.

Gli artisti coinvolti

Oltre a Claudio Beorchia, gli artisti selezionati da Urban Layers per le residenze di Gibellina sono stati Federica Bardelli e Alex Piacentini, Angelica Dass, Simone Sapienza, Zamiyr Suleymanov, Stratis Vogiatzis, le cui opere sono in fase di ultimazione ed entreranno a far parte del percorso espositivo di tre festival urbani di fotografia contemporanea che avranno luogo tra Malaga, Thessaloniki e Lecce da Maggio a Settembre 2016; ogni festival ospiterà, tra gli altri autori, un’installazione site specific di Adrian Paci.

I partner del progetto Urban Layers

Insieme alla Fondazione Orestiadi, tra i partner del progetto figurano anche il Dipartimento di Storia Società e Studi sull’Uomo dell’Università del Salento di Lecce (Lead Partner), il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, la Galleria di Arte Contemporanea GACMA SL di Malaga, il Museo della Fotografia di Thessaloniki, l’Istituto di Culture Mediterranee di Lecce in collaborazione con l’Associazione Culturale Positivo Diretto.

Luoghi di cui abbiamo parlato in questo articolo

Palazzo delle Aquile