Disco Emilia: a Fotografia Europea 2016
va in mostra il ballo

Disco Emilia: a Fotografia Europea 2016 </br> va in mostra il ballo
Gabriele Basilico_Dancing in Emilia, 1978_©Gabriele Basilico

Si chiama Disco Emilia ed è il progetto dedicato al mondo del divertimento emiliano visitabile allo Spazio Gerra di Reggio Emilia in occasione del Festival della Fotografia Europea 2016. Non solo fotografie, ma anche un percorso espositivo che racconta i luoghi, i protagonisti, le professioni e gli stili di quella grande “metropoli della notte”, come la definì Pier Vittorio Tondelli, che si distendeva lungo la Via Emilia negli anni ’70 e ’80. Memo ha il piacere di raccontarvela.

Il mondo della notte dagli anni ’70 ad oggi

È con un’ampia selezione di immagini tratte dal lavoro di Gabriele Basilico del 1978, Dancing in Emilia, che si apre l’esposizione: flash alla mano, il fotografo riprende con divertita partecipazione la variegata scena che popola i locali dell’epoca, in un alternarsi di “momenti emblematici, di volti, di situazioni (…) dove il flash scava nel buio e ferma momenti, gesti, sorrisi, presenze e assenze”, come scrive Giovanna Calvenzi nel suo testo di pochi anni dopo, in una “performance collettiva” dove ancora si sfiorano il mondo del liscio e quello della disco music. Fanno da pendant al lavoro di Basilico – unico reportage di questo genere nella sua opera – le immagini di Last Night, l’indagine commissiona ad Andrea Amadasi, Hyena e Arianna Lerussi per verificare che cosa è rimasto oggi del mondo della notte. Tramontati i tempi dei grandi locali, la moda degli arredi futuribili e della tecnologia di grido quello che sembra sopravvivere è l’immortale voglia di stare insieme ascoltando musica, il desiderio di identificazione e appartenenza attraverso riti, che oggi passano attraverso la mediazione dei telefonini, l’urgenza di condivisione tramite social network, l’iconografia che ci si cuce, fatta di abiti o tatuaggi e spesso rivolta alla rivisitazione di stili. Testimonianza tangibile di quel modo passato di divertirsi si ritrovano nelle immagini di Antonio La Grotta tratte da Paradise Discotheque, un ampio lavoro sulle discoteche abbandonate, su quegli edifici creati già dall’inizio come “oggetti di consumo tra mille altri in una delle province più ricche dell’Occidente”, come scrive Walter Guadagnini nel suo testo critico – relitti lasciati nelle campagne da una marea irreversibilmente passata.

Dalla consolle al video: deejay, PR e speaker si raccontano

A raccontare questo fenomeno storico-sociale e a fornirne un’inedita chiave di lettura del costume e della vita di provincia sono i diretti protagonisti che hanno animato a diverso titolo il mondo della notte tra Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e parti del ferrarese: deejay, PR, proprietari di locali, speaker radiofonici ripercorrono in un video suddiviso in 55 mini-capitoli la loro avventura nel mondo del divertimento emiliano, caratterizzato da una singolare commistione di spettacolo, imprenditività ed entusiasmo per la tecnologia. Il boom dei locali emiliani, che ha coinvolto in modo intergenerazionale tutta la popolazione – dai giovanissimi delle domeniche pomeriggio agli anziani del liscio, uomini, donne, appassionati del ballo, della musica commerciale e di quella alternativa – è rappresentato attraverso un’installazione che mappa una selezione di 30 locali, dalle grandi cattedrali del divertimento e i piccoli club di tendenza, di fronte ai quali ci si poteva trovare in una sera qualunque degli anni ’70 e ’80.

Le architetture dei locali della notte

Alle architetture di questa “Nashville italiana”, come venne definita già nel 1978 da Paolo Carloni, è dedicata una sezione speciale dove sono esposti alcuni dei disegni più visionari di Silvestro Lolli, “l’ingegnere della notte” reggiano che tra gli anni ’70 e ’90 progettò e costruì alcune delle discoteche più famose d’Italia, tra cui il Piccio Rosso di Formigine, il Marabù Reggio Emilia, il Piccadilly Stryx di Sassuolo. Infine, l’ultimo piano dello Spazio Gerra è riservato all’esposizione dei tantissimi materiali e memorabilia raccolti in questi mesi attraverso una call to action realizzata in collaborazione con la Gazzetta di Reggio.

Luoghi di cui abbiamo parlato in questo articolo

Spazio Gerra