Exile: gli scatti della Magnum Photos a Fotografia Europea 2016

Exile: gli scatti della Magnum Photos a Fotografia Europea 2016
Alex Majoli Magnum Photos_ Arrival to Kakuma_ Kakuma, Kenia, 2002

Continua la collaborazione di Memo con Fotografia Europea 2016 e oggi vi raccontiamo Exile, la mostra ospitata nei Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia che, senza un ordine storico, cronologico o geografico, getta il suo sguardo verso il gran numero di conflitti internazionali succeduti dopo la Seconda Guerra Mondiale e sulle masse di esiliati e rifugiati che ne sono derivate

L’esiliato attraverso le parole e le immagini di Larry Towell

Ogni uomo è la propria terra. Ne sono certo. Se la perde, viene privato della sua solvibilità e di un frammento della sua anima, che tenterà di riconquistare per il resto della vita. Scrive così Larry Towell nel suo libro “The World from my Front Porch” (Booth-Clibborn Editions, 2008). Egli, come molti suoi colleghi della Magnum Photos, l’agenzia fotografica nata due anni dopo la Seconda Guerra Mondiale grazie a Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, George Rodger e David “Chim” Seymour, ha incontrato sul suo cammino persone che avevano perso la loro casa, la loro patria e le ha immortalate. Persone che, per motivi economici o politici, erano obbligate ad abbandonare il proprio paese, costrette all’esilio forzato dalla guerra o da calamità naturali, e che possedevano solo quelle poche cose che riuscivano a portare con sé. Alcune cercarono asilo in Occidente, altre finirono in campi profughi o tentarono invano di tornare nella loro terra. Accomunati dallo stesso destino, da vite tanto simili da poter essere sovrapposte, i rifugiati avanzano verso un futuro incerto, senza radici, senza una terra, indesiderati.

70 anni di esili in 90 fotografie

Exile raccoglie le testimonianze che si sono accumulate nei decenni dal 1944 a oggi. Le fotografie in mostra abbracciano settant’anni di storia, percorrono dalla Francia alla Giordania, passando per la Germania, la Grecia, il Bangladesh, la Tunisia, il Kenya, il Sudan, il Ciad, la Serbia, da Robert Capa alle nuove generazione, dall’iconico bianco e nero al colore. È una riflessione allargata sull’esilio in quanto destino che può colpire chiunque, condizione che attraversa le epoche e le geografie, endemica, dalla quale non è possibile sentirsi protetti. 24 fotografi, 90 fotografie di 7 formati diversi, perché l’esilio può prendere tante forme ma non cambia la sua valenza. Tra i tanti Werner Bischof, fotografo svizzero che nel 1945 decise di documentare le conseguenze della Seconda Guerra Mondiale in Europa: è lui l’autore di “The foot of a displaced person” (Germania, 1946), unica sua fotografia in mostra, emblematica in quanto restituisce la condizione esemplare dello sfollato, che indossa due scarpe diverse e abita due diverse vite.

Dall’isola di Lesbo al Kosovo, i migranti di Majoli, Pellegrin e Zachmann

Ieri come oggi l’Europa è protagonista di migrazioni, da quelle del dopoguerra a quelle dell’epoca contemporanea. In migliaia, spinti dal desiderio di vivere una vita degna, lontano dalla paura e dalla guerra, affrontano ogni giorno la traversata verso le coste europee; un viaggio che per molti, però, si rivela l’ultimo. L’isola di Lesbo, uno dei tanti luoghi di approdo, è lo scenario su cui si muovono diversi sguardi: quello di Alex Majoli, italiano, nel 2011 eletto presidente dell’agenzia; quello di Paolo Pellegrin, italiano anche lui, che nella sua carriera ha spaziato dall’immigrazione all’Aids, al terrorismo e ai riti voodoo; e quello di Patrick Zachmann, francese, interessato soprattutto a progetti a lungo termine sull’identità culturale, la memoria e l’immigrazione.  I concitati momenti di approdo dei migranti sulle coste greche fotografati da Majoli; una delle poche immagini felici di chi ce l’ha fatta ed è ancora vivo scattata, invece, da Pellegrin, un padre con un figlio sulle spalle finalmente arrivati sulle spiagge di Lesbo, dopo essere scappati dai Talebani e colti dall’obiettivo di Zachmann e ancora una famiglia di rifugiati scappati dal Kosovo ritratta da Alex Majoli. Modi diversi di rappresentare lo stesso fenomeno che dal dopoguerra ad oggi non si è mai fermato e che è destinato a scrivere pagine drammatiche della storia mondiale, non solo di quella europea.

Luoghi di cui abbiamo parlato in questo articolo

Chiostri Benedettini di San Pietro