Io sono cultura: ecco il nuovo rapporto Symbola-Unioncamere

Io sono cultura: ecco il nuovo rapporto Symbola-Unioncamere

Che peso hanno cultura e creatività all’interno del sistema economico nazionale? Che ruolo giocano la qualità, la bellezza, il cultural heritage, le imprese culturali e creative nella definizione del nostro prodotto interno lordo?
È stato presentato ieri, alla presenza del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Franceschini, “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, il quinto rapporto annuale elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere (con la collaborazione e il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Marche e di Sida Group) che dà risposte chiare ed esaustive a queste domande.

L’economia culturale e creativa italiana in numeri

Il primo dato che emerge dal rapportoè che il sistema produttivo culturale e creativo italiano è responsabile per il 17% della ricchezza globale, producendo 89,7 miliardi di valore aggiunto e muovendone in totale 249,8. Numeri impressionanti che dimostrano come la cultura sia uno dei motori trainanti dell’economia italiana e della ripresa dalla crisi.
Entrando nello specifico, questo dato di massima è comprensivo del valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche da quella parte dell’economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. Una ricchezza che si riflette in positivo anche sull’occupazione: il solo sistema produttivo culturale e creativo dà lavoro a 1,5 milioni di persone (il 6,1% del totale degli occupati in Italia). E se nel periodo 2011/2015 la crisi si è fatta sentire incidendo in negativo su valore aggiunto e occupati del Paese, rispettivamente con il -0,1% e il -1,5%, nelle filiere culturali e creative la ricchezza è invece cresciuta dello 0,6% e gli occupati dello 0,2%.

Le industrie culturali producono, da sole, quasi 33 miliardi di euro di valore aggiunto, ovvero il 36,6% della ricchezza generata dal SPCC, dando lavoro a 487mila persone (32,6% del settore). Contributo importante anche dalle industrie creative, capaci di produrre 12,7 miliardi di valore aggiunto (il 14,2% del totale del comparto), grazie all’impiego di 250mila addetti (16,7%). Performing arts e arti visive generano invece 7 miliardi di euro di ricchezza e quasi 127mila posti di lavoro; da conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale arrivano quasi 3 miliardi di euro di valore aggiunto e impiega 52mila addetti.

A questi quattro ambiti, che rappresentano il cuore delle attività culturali e creative, si aggiungono i rilevanti risultati delle attività creative-driven: 34 miliardi di euro di valore aggiunto (il 38,2% dell’interno sistema culturale creativo) e 577mila addetti (38,7% del totale del sistema culturale e creativo). Considerando la dinamica dei settori, nel periodo 2011-2015, le performance più rilevanti sono quelle connesse al design (+10,8% per valore aggiunto e +13,8% per occupazione), alle produzioni creative-driven (+5,4% per valore aggiunto e +1,4% per occupazione), al videogame (+3,7% per il valore aggiunto e +1% per occupazione), alla musica (+3,0% per valore aggiunto).

L’Italia della cultura

Analizzando la geografia “cultural-creativa” del nostro Paese, possiamo vedere come la provincia di Milano è al primo posto in Italia sia per valore aggiunto che per occupati legati alle industrie culturali e creative (rispettivamente 10,4% e 10,5% del totale dell’economia provinciale). Nella classifica provinciale per incidenza del valore aggiunto del sistema produttivo culturale e creativo sul totale dell’economia, seguono Roma, attestata sulla soglia del 10%, Torino al 9,1%, Siena all’8,5% e Arezzo al 7,8%. Quindi Firenze con il 7,5%, Modena Ancona entrambe al 7,2%, Bologna con il 7,1% e Trieste al 6,7%. Dal punto di vista dell’incidenza dell’occupazione del sistema produttivo culturale e creativo sul totale dell’economia, come anticipato, è sempre Milano la provincia con le migliori performance. Ma subito dopo troviamo Arezzo (9%), Roma (8,8%), Torino (8,5%), Firenze (8%), Modena (7,7%), Bologna (7,6%), Monza-Brianza e Trieste (entrambe al 7,5%), Aosta (7,3%).
Quanto alle macroaree geografiche, è il Centro a fare la parte del leone: qui cultura e creatività producono il 7,5% del valore aggiunto totale dell’economia locale. Seguono da vicino il Nord-Ovest, che attraverso l’industria culturale e creativa genera il 7,1% del suo valore aggiunto e il Nord-Est, che sempre dal settore delle produzioni culturali e creative vede arrivare il 5,8% della sua ricchezza. Staccato il Mezzogiorno, che dalle industrie culturali produce il 4,3% della sua ricchezza. Dinamica simile, ma con i primi due posti invertiti, si ritrova anche per l’incidenza dell’occupazione creata dalla cultura sul totale dell’economia.
Passando alle Regioni, sul podio alla classifica per incidenza del valore aggiunto di cultura e creatività sul totale dell’economia, si piazzano Lazio (prima in classifica con l’8,9%), Lombardia(7,5%) e Piemonte (7,1%); quarta la Valle d’Aosta (6,6%) e quinte le Marche (6,2%). Seguono Emilia Romagna e Toscana (entrambe al 6%), Friuli Venezia Giulia (5,7%), Veneto e Trentino Alto Adige (entrambe con il 5,6%).
Considerando, invece, l’incidenza dell’occupazione delle industrie culturali sul totale dell’economia regionale la classifica subisce qualche variazione: podio per Lazio, Lombardia e Valle d’Aosta, rispettivamente con il 7,8%, il 7,6% e il 7,3%; quindi Piemonte (7%), Emilia Romagna e Marche (attestate al 6,6%), Trentino Alto Adige (6,5), Veneto, Toscana e Friuli Venezia Giulia (tutte e tre al 6,3%).
Nel periodo 2011-2015 le regioni che più hanno visto crescere l’incidenza del valore aggiunto del SPCC sono la Valle d’Aosta (+0,89 punti percentuali), le Marche (+0,45) e l’Emilia Romagna (+0,39), quindi la Toscana (0,39 punti percentuali) e il Trentino Alto Adige (0,31). Quelle in cui è migliorata di più l’incidenza degli occupati del SPCC sono invece la Valle d’Aosta (0,96 punti percentuali), il Trentino Alto Adige (0,44), l’Emilia Romagna (0,43), la Puglia (0,31) e la Lombardia (0,28).