Vorrei che il mio futuro fosse già passato

Vorrei che il mio futuro fosse già passato

Incontro Giuliana Sgrena, l’occasione è la presentazione del suo ultimo libro, Dio odia le donne.  Dopo andiamo a cena, le chiedo del processo per l’uccisione di Nicola Calipari, “l’uomo che mi ha salvato la vita due volte”, ha scritto. Mi racconta che dopo un interminabile iter processuale il processo non si è nemmeno celebrato. Per la “legge dello zaino” che deroga dall’azione penale in territorio di guerra, non si è proceduto. Nessun processo, nessun colpevole. Per la legge tutto sommato non si è trattato di un crimine così grave. Eravamo in una zona di guerra. Meglio lasciar perdere.  Rimangono due versioni diverse, tanti sospetti, molte recriminazioni, troppe menzogne e degli inevitabili dubbi.  Era il 4 marzo del 2005, quando sulla Route Irish  vicino all’aeroporto di Baghdad,  57 colpi di mitra sparati da un posto di blocco americano colpiscono la macchina che stava riportando Giulia Sgrena a casa dopo essere stata liberata. A sparare è Mario Lozano  un soldato addetto alla mitragliatrice al posto di blocco, appartenente alla 42ª divisione della New York Army National Guard. Nicola Calipari per fare scudo col suo corpo al corpo di Giuliana rimane ucciso da una pallottola alla testa. Lei dice che da quella maledetta sera, “quando penso al mio futuro vorrei che fosse già passato”.  Succede un po’ così anche al nostro.