Mimmo Jodice e l’eterna battaglia tra realtà e immagine

Da sinistra: Mimmo Jodice - Attesa, Opera nr.11, 1992 - Attesa, Opera nr. 8 2014 - 26. Attesa, Opera nr. 23 1999

Fino al 24 ottobre il MADRE di Napoli ospita Attesa. 1960-2016, la più ampia mostra retrospettiva mai dedicata a Mimmo Jodice (Napoli, 1934), uno degli indiscussi maestri della fotografia contemporanea. Un percorso espositivo appositamente concepito dall’artista per gli spazi del museo in cui le opere, che hanno contribuito a definire gli sviluppi della ricerca fotografica a livello internazionale, esplorano il mondo intorno a noi soffermandosi sulle soglie di un tempo indefinito, in cui si intrecciano il passato, il presente e il futuro. Jodice delinea in questo modo una dimensione posta al di là dello scorrere del tempo e delle coordinate spaziali, sospesa nella dimensione – contemporaneamente fisica e metafisica, empirica e contemplativa – dell’attesa. Un’attesa che è anche matrice di una pratica rigorosamente analogica della fotografia: l’attesa come ricerca paziente dell’illuminazione, spesso mattutina, in grado di rilevare l’essenza del soggetto rappresentato, o l’attesa come l’altrettanto paziente bilanciamento dei bianchi e dei neri in camera oscura. E se, dal 1980, da queste opere scompare la figura umana – fino a quel momento presenza ricorrente – ciò a cui Jodice perviene è l’ineffabile eternità e il nitore assoluto di immagini in bianco e nero restituite dallo sguardo rivelatore di una macchina da presa che si fa “macchina del tempo” (o, meglio, del superamento del tempo), nell’affascinata perlustrazione del mondo, da quello più prossimo del ventre di Napoli alle sponde del Mediterraneo, con le loro vestigia di antiche civiltà ormai scomparse, fino agli incerti confini delle megalopoli globalizzate.