Tutte le “Situazioni” di Kishio Suga in mostra all’HangarBicocca

Tutte le “Situazioni” di Kishio Suga in mostra all’HangarBicocca
Da sinistra: Kishio Suga Fieldology, 1974/2015 (particolare) – Corda -Dimensioni variabili. Courtesy dell’artista e Blum & Poe, Los Angeles/New York/Tokyo. Foto: Genevieve Hanson | Soft Concrete, 1970/2012 - Cemento, petrolio, lastre di acciaio - 121,9 x 538,5 x 538,5 cm ca. “Requiem for the Sun: The Art of Mono-ha”, veduta dell’installazione, Blum & Poe, Los Angeles, 2012 The Rachofsky Collection and the Dallas Museum of Art through the DMA/amfAR Benefit Auction Fund Courtesy dell’artista e Blum & Poe, Los Angeles/New York/Tokyo. Foto: Joshua White/ Diagonal Phase (Shaisō), 1969/2012. Legno e pietre 257,8 x 434,3 x 121,9 cm - Veduta dell’installazione Blum & Poe, Los Angeles, 2012. Courtesy dell’artista e Blum & Poe, Los Angeles/New York/Tokyo. Foto: Joshua White

Nell’anno in cui ricorre il 150° anniversario delle relazioni fra il nostro Paese e il Giappone, Pirelli HangarBicocca inaugura il prossimo 30 settembre Situations, la prima retrospettiva dedicata da un’istituzione europea a Kishio Suga classe 1944, esponente di spicco del movimento Mono-ha, la così detta “scuola delle cose”, il movimento legato a una dimensione oggettuale e perfomativa dell’opera d’arte. Suga è una delle personalità più influenti nel panorama artistico contemporaneo giapponese che ha contribuito a cambiare ed influenzare in maniera decisiva dagli anni ’60 ad oggi.
La mostra, che resterà aperta fino al  29 gennaio, propone al pubblico oltre venti installazioni realizzate da Suga negli ultimi 45 anni e da lui riadattate proprio in funzione delle specificità dello spazio espositivo dell’Hangar. Il risutato? Un mondo “temporaneo” a se stante, caratterizzato da un allestimento site-specific che si presenta come un paesaggio costituito da elementi organici e industriali e da materiali differenti, come ferro, zinco, legno, pietre e paraffina, spesso ricercati in loco. In questo contesto, le sue istallazioni storiche, acquisiscono nuove qualità e caratteristiche che le rendono diverse da qualsiasi precedente installazione.

In fatti, come ha affermato lo stesso Kishio Suga in The Conditions Surrounding an Act, del 2009:  «Realizzo installazioni all’interno di spazi espositivi, una forma d’arte piuttosto comune oggi. Uso una varietà di materiali, accostandoli e creando una struttura che si adatta a tutto lo spazio. Le installazioni non sono mai permanenti e possono essere facilmente rimosse e distrutte. Si potrebbe dire che creo mondi temporanei».

 

Il percorso espositivo

Il percorso espositivo si apre con Critical Sections, 1984, l’unica opera sospesa della mostra, ricostruita per la prima volta. Tessuti bianchi e neri scendono dal soffitto da più di venti metri di altezza e sono intrecciati dall’artista, intervallati da rami trovati in loco e collegati a terra a lastre di zinco che si dispiegano sul pavimento. Attraverso un processo di tensione e allentamento, l’artista crea quella che definisce una “situazione”, in cui vengono messi in evidenza i legami esistenziali tra i diversi materiali che compongono l’opera e lo spazio circostante. Lungo le navate si alternano invece installazioni, come Continuous Existence—HB, 1977/2016, o Infinite Situation III (door), 1970/2016, con cui Suga indaga la relazione tra il pavimento e le pareti attraverso l’utilizzo di materiali come legno e rami. Nella pratica dell’artista assume un ruolo centrale il concetto di “interdipendenza” tra oggetti differenti, come modalità per creare un’unica entità, che permette al visitatore da una parte di osservare nella sua interezza l’ambiente circostante, dall’altra di percepire spazi non-visibili, generati dalla presenza delle opere d’arte, o solitamente considerati “invisibili” come gli angoli delle stanze. Altre opere sono concepite come indagini sui materiali utilizzati e sulle loro caratteristiche fisiche, come Parallel Strata, 1969/2016, realizzata interamente con grandi fogli di paraffina sovrapposti, o Soft Concrete, 1970/2016, composta da cemento, ghiaia e lastre di metallo.

Lo spazio del Cubo è reso inacessibile al pubblico con Left-Behind Situation, 1972/2016. L’opera, ricostruita nella versione più grande mai realizzata fino ad ora, è composta da un unico cavo metallico di tipo industriale che è teso nello spazio su due livelli, congiungendo diversi punti delle quattro pareti e creando orizzontalmente intersezioni diagonali su cui sono poggiati in precario equilibrio blocchi di pietra e di legno.

All’esterno, invece, il visitatore potrà osservare Unfolding Field, 1972/2016, installazione costituita da pali di bamboo posti su strutture di cemento e cavi leggeri, che si presenta come un intervento dell’artista fuori dal contesto museale e che mette in luce l’importanza degli elementi naturali nel lavoro di Kishio Suga.