Antonio Marras si racconta al Triennale Design Museum

Antonio Marras si racconta al Triennale Design Museum

Un percorso visivo che racconta l’universo creativo ed artistico “del più intellettuale degli stilisti italiani”. Fino al 21 gennaio al Triennale Design Museum di Milano sarà possibile visitare Antonio Marras: Nulla dies sine linea, una retrospettiva antologica di opere d’arte realizzate negli ultimi vent’anni.
Il titolo della mostra si ispira direttamente alla famosa frase che Plinio il Vecchio riferì al pittore Apelle che “non lasciava passar giorno senza tratteggiare col pennello qualche linea” e suggerisce come lo stesso Marras abbia sempre affiancato alla sua attività di stilista quella di artista.

“Un’esperienza totalizzante, un viaggio in un mondo suggestivo e provocatorio, (suggestivo perché provocatorio), a volte assoluto, a tratti spregiudicato”: così scrive nel suo testo di accompagnamento la curatrice Francesca Alfano Miglietti. Non è infatti un caso che Antonio Marras sia noto soprattutto per le sue contaminazioni tra i mondi di un universo poetico teso fra linguaggi diversi, sospeso tra sconfinamenti da una materia all’altra, da una tecnica all’altra, da un’espressività all’altra. Si interessa di cinema, di poesia, di storia e di arte visiva. Ed è proprio quest’ultima la protagonista dell’antologica.

Come scrive ancora la Alfano Miglietti: “Per Marras tutto diventa materiale artistico: la sua storia personale, la sua isola, i suoi cani, gli orizzonti, il mare, la storia, gli stracci, i rapporti, le relazioni. Tutti gli ambiti che ha avvicinato, o da cui è avvicinato, divengono materiali da usare al pari del collage, della fotografia, dell’objet trouvèe, della pittura, della scultura, dell’installazione… Materiali con cui ha un rapporto fisico, uno scontro corpo a corpo, con cui conduce quello scontro capace di far nascere un incontro. Un incontro unico e personale. (…) tutto il suo lavoro ha a che fare con la luce… nonostante le ombre e le penombre… una qualità di luce capace di intrecciare una sterminata curiosità intellettuale e una rara potenza creativa”.

Per questa mostra della Triennale Antonio Marras, insieme a una serie di installazioni edite e inedite, ha rielaborato più di cinquecento disegni e dipinti, realizzati nel corso degli anni, montandoli su vecchie cornici su cui è intervenuto intessendoli con le più disparate stoffe e appendendoli lungo le pareti della Curva della Triennale, testimoni e al tempo stesso narratori della vita raccontata nelle “stanze”, installazioni con finestre, porte, pertugi, abitate da vecchi abiti (nessuno disegnato da lui) e oggetti di varia natura e foggia. In un allestimento fluido, esso stesso un’opera d’arte, che si estende per più di 1.200 metri quadrati, sono esposti anche gli incontri e le relazioni di Marras, come quello con Maria Lai e Carol Rama, due figure che hanno per prime sollecitato Marras a esporre opere tenute segrete. A concludere il viaggio il racconto di una vita da nomade. Centinaia, migliaia di disegni, schizzi, frammenti che Marras ha realizzato negli anni durante i suoi innumerevoli viaggi: memorie di sguardi, mappe, voci, silenzi, pensieri, mondi. Quaderni, album, diari riempiti di colori a testimoniare una creatività infinita e mai sedata. L’esposizione racconta il mondo visionario di questo artista sui generis, un attraversamento dei segni emozionali e intellettuali che segnano tappe importanti nella sua vita.