Le costruzioni impossibili di Escher arrivano a Catania

Da sinistra: Maurits Cornelis Escher Mano con sfera riflettente 1935 Litografia, 31,1x21,3 cm - Collezione privata U.S.A. - Vincolo d’unione Aprile 1956 Litografia, 25,3x33,9 cm Collezione privata, Italia - Maggio 1958 Litografia, 46,2x29,5 cm Fondazione M.C. Escher (All M.C. Escher works © 2016 The M.C. Escher Company. All rights reserved www.mcescher.com)

Navigare attraverso mondi simultanei, perdersi tra elementi percettivi bidimensionali, esplorare gli spazi della tridimensionalità sfidando le leggi della geometria e della matematica. Chiunque si avvicini all’opera di Maurits Cornelis Escher, il geniale litografo, incisore e grafico olandese, non può non confrontarsi con queste sfide, e al tempo stesso lasciarsene rapire. D’altronde, come era solito dire l’artista stesso: “Il nostro spazio tridimensionale è l’unica realtà che conosciamo. Il bidimensionale è una finzione come il quadrimensionale, poiché nulla è piatto, neanche lo specchio più levigato”.

Le sue iconiche costruzioni impossibili che esplorano ordini diversi dell’infinito hanno dato origine ad una vera e propria eschermania che ha determinato il successo della retrospettiva a lui dedicata e che ha registrato oltre un milione di visitatori tra Roma, Bologna, Treviso e Milano. Adesso, dopo le fortunate tappe nel nord del Paese, la mostra organizzata Gruppo Arthemisia, in collaborazione con la Escher Foundation e curata da Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea conquista il Sud. Dal 19 marzo al 17 settembre sarà infatti ospitata presso il Palazzo della Cultura di Catania.

In esposizione opere come “Mano con sfera riflettente” (1935), “Vincolo d’unione” (1956), “Giorno e notte” (1938), “Autoritratto” (1929), “Pozzanghera” (1952) e “Buccia” (1955) ma per l’occasione sarà esposta anche un’inedita selezione di opere prodotte da Escher durante i vari soggiorni siculi avvenuti tra il 1928 e il 1936.

È infatti proprio nel Sud Italia e in Sicilia in particolare che l’artista maturò buona parte di quelle idee e suggestioni che caratterizzano la produzione della sua maturità artistica e gli studi sulle forme che lo hanno reso celebre. Perché è nei disegni siciliani che Escher inizia la ricerca e la riflessione sui rapporti tra l’ordine e il caos e sulla possibilità di un’armonizzazione dei due opposti.

Ispirandosi all’isola produsse numerose opere grafiche ritraendo città e paesi noti, ma ciò che fortemente lo appassionava era la ricerca di luoghi ‘eccentrici’, solitari e sperduti, scorci e suggestioni che, prima fissate nei disegni, poi si trasformavano in incisioni e soprattutto in xilografie: le colonne, gli archi e i prospetti del Tempio di Segesta, le “cartoline” di litorali come quello di “Catania” (1936), il chiostro di Monreale (1932), le vedute aeree della Cattedrale di Cefalù (1932). Ed è sempre durante questo viaggio che comincia a studiare l’irrompere del disordine della natura realizzando una serie di litografie che hanno per soggetto l’Etna (Colata di lava del 1928 dal monte Etna, 1933) che ritrae da diverse angolature e da visuali di paesi vicini che lo circondano come in Castelmola (con monte Etna) del 1932.