Tra esaltazioni pop e nostalgie vintage Ve li ricordate gli anni ottanta?

Manifesto-della-mostra-disegnato-appositamente-da-Claudio-SCiarrone

Se avete almeno più di trent’anni, ricorderete ancora con un misto di gioia infantile, razionale distacco e malinconica consapevolezza quel periodo irripetibile che furono gli anni ‘80. WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano dedica la mostra Ottanta Nostalgia, che rimarrà visitabile fino al 1° ottobre, ad esclusione del mese di agosto, al decennio della cultura pop e alla sua riscoperta.

Ciò che si vede alla mostra (anzi, alla non-mostra, secondo la definizione dei curatori) è un percorso cronologico, estremamente ricco e variopinto, di tutto ciò che di più iconico rimane di quegli anni, in buona parte cimeli provenienti dalla Fondazione Franco Fossati, dedicata al giornalista e storico del fumetto prematuramente scomparso nel 1996, che nel decennio precedente fu capo redattore di Topolino. Proprio sulle pagine del settimanale per ragazzi della Disney italiana ha iniziato la sua carriera il disegnatore Claudio Sciarrone, l’autore dell’affollatissima locandina dell’evento che, al pari della copertina di Sgt. Pepper per il mondo dei Beatles, mette insieme volti di personaggi mitici della cultura pop di quel periodo. Li riconoscete tutti?

Cominciando dal nucleo centrale dell’immagine, in prima fila abbiamo Arnold, il ragazzo di colore che dà il nome a una delle sitcom che sdoganarono la comicità afroamericana presso il pubblico mainstream. Accanto a lui, Candy Candy, l’orfanella protagonista di uno degli anime giapponesi strappalacrime preferiti dalle ragazzine. In seconda fila, spunta il faccione di Marshmallow, il mostro finale di Ghostbusters, capolavoro del cinema fantastico del decennio, accanto al quale spicca una Madonna nel suo periodo pseudo-punk, con i capelli rosa e la canottierina a rete. La terza fila comprende L’Uomo Tigre, protagonista di un anime uscito in Giappone a fine anni ‘60 ma arrivato da noi all’inizio degli ‘80, la cui violenza e drammaticità rimane tutt’ora difficile da superare; Marty McFly, il protagonista giovane della trilogia-capolavoro Ritorno al futuro, impersonato da Michael J. Fox; He-Man, l’eroe della linea di giocattoli di culto Masters of the Universe, da cui sono stati poi tratti fumetti e serie d’animazione; E.T. l’extraterrestre, l’alieno gentile al centro di uno dei film più famosi diretti da Steven Spielberg. La copertina è fitta di immagini iconiche anche sullo sfondo: in alto a sinistra, fa capolino la gigantesca testa di Ufo Robot Goldrake, il primo robot giapponese arrivato in Italia (a fine anni ‘70, ma rimasto in programmazione per tutto il decennio successivo); al centro si intravede il mitico Castello di Grayskull, il luogo da cui He-Man trae la sua forza, nonché il regalo di Natale forse più desiderato dai bambini di quel tempo; a sinistra, fluttuano nell’aria un walkman e un’audiocassetta, a rappresentare la più diffusa fruizione della musica in quegli anni. Lungo un percorso di palline bianche, Pac-Man e i suoi nemici fantasmini colorati costellano infine i bordi della locandina come nel celebre videogioco.

MEMO pubblica il testo dei curatori della (non) mostra

OTTANTA NOSTALGIA. E NON SOLO

di Enrico Ercole, Luca Bertuzzi e Alberto Brambilla

Nichilisti, superficiali, colorati, eccessivi, tosti, galli, entusiasmanti, pop… Comunque li si voglia definire, gli anni Ottanta sono stati un decennio incredibile. Sono stati gli anni del boom dei videogames e dei cartoni animati giapponesi, del trionfo delle tv private e delle hit parade, dei paninari e del cinema fantasy. Sono stati il decennio in cui alle otto di sera si restava incollati alla tv ad assistere impotenti all’arresto di “un uomo per bene”, senza poter correre al pc per dire la propria sul primo social a portata di clic, e subito dopo dimenticare tutto gettandosi a capofitto nella leggerezza di programmi ricolmi di luci, pupazzi e paillettes. Sono stati il decennio in cui sono cresciuti i papà e le mamme di oggi, un’epoca di cui stiamo vivendo una forte mitizzazione che, sull’onda della nostalgia, porta anche chi non li ha vissuti a volerli scoprire e indagare. Per questo motivo abbiamo deciso di raccontare a modo nostro gli anni Ottanta, con una “non-mostra” che non vuole essere un approfondimento storico-sociologico-culturale di uno dei decenni più controversi della seconda metà del Novecento, ma solo un viaggio divertente alla (ri)scoperta di passioni, icone e simboli che ci hanno aiutato a crescere.

Grazie all’esposizione di autentici cimeli provenienti da collezioni private e dall’archivio della Fondazione Franco Fossati, si può passeggiare di anno in anno approfondendo gli aspetti più singolari del periodo 1980-1989. Tra un’icona e l’altra, tra un cubo di Rubik (con 100 milioni di pezzi venduti nel solo 1982) e un walkman (con tanto di musicassetta con penna bic utilizzata per riavvolgere il nastro senza consumare le batterie), grandi pannelli dedicati ad ogni anno propongono approfondimenti su fatti di cronaca e di costume parlando anche di cinema e musica. Per ogni anno si possono ammirare testimonianze importanti tra giocattoli, videogames, pagine di giornali, dischi, manifesti e locandine cinematografiche originali, riviste, tavole originali di fumetti, giochi da tavolo, modellini, robot e tante altre sorprese.

Gli anni Ottanta sono quelli dell’esplosione dei cartoni animati giapponesi, tra robottoni in difesa della Terra, campioni sportivi in erba e poveri orfanelli perseguitati dalla sfortuna, introdotti dalle memorabili sigle che tutti ancora potremmo cantare nota per nota. Gli anime giapponesi sono protagonisti, loro malgrado, di una lunga polemica. Mentre i bambini vorrebbero vedere cartoni a ogni ora del giorno, genitori, insegnanti e persino politici li considerano violenti e diseducativi, responsabili delle peggiori nefandezze e pure disegnati male, oltre che “fatti con il computer” come si poteva leggere spessissimo su giornali e riviste di quegli anni. Gli eroi dei cartoni diventano i campioni dell’immancabile gara di ascolti contesa tra Bim Bum Bam, lo storico programma per ragazzi targato Mediaset (all’epoca Fininvest), che lanciò un giovanissimo Paolo Bonolis, e Big, il programma antagonista targato Rai.

La tv è raccontata anche attraverso i giochi da tavolo più popolari ispirati proprio ai programmi con maggior ascolto, da Il pranzo è servito a Bis, con chicche come il gioco e il flipper ispirato al programma Help! Non mancano poi classiconi come Indovina chi, Brivido e Cluedo. I bambini di allora si potevano anche dilettare con i videogiochi: arrivano le prime console da collegare al televisore, con autentici must come Pac-Man e Donkey Kong (padre del futuro Super Mario). E quando gli occhi cominciano a farsi stanchi, come si fa a non piazzarsi sul pavimento a divertirsi con tantissimi giocattoli? In mostra ci sono tutti i personaggi che hanno riempito le nostre camerette, dai Masters ai Transformers, dalla Barbie ai Mini Pony, oltre ai LEGO e ai Playmobil, protagonisti di uno dei tanti “scontri” generazionali che hanno caratterizzato il decennio. Non manca il cinema, rappresentato da manifesti e locandine originali scelte seguendo titoli e personaggi che hanno lasciato il segno nel nostro immaginario.

Quando si rimane a casa, in TV si guardano Drive In e Dallas. Ma si può anche ascoltare un po’ di musica, in un decennio in cui le immancabili hit parade vedono artisti di fama mondiale come Madonna e i Duran Duran battersela con le sigle dei cartoni animati più in voga cantate da I Cavalieri del Re e Cristina D’Avena o le sigle dei programmi tv cantate da Gigi Sabani e Heather Parisi.

Anche per il fumetto sono anni “caldi”: il 1986 è l’anno della svolta, con l’uscita di due fumetti americani destinati a rivoluzionare il settore: Watchmen e Il ritorno del Cavaliere Oscuro, mentre in Italia arriva Dylan Dog. Le edicole di quegli anni sono piene di riviste a fumetti in cui si può ammirare il meglio della produzione internazionale e nostrana, come l’arte di Andrea Pazienza, che impone il suo stile inconfondibile tanto su Frigidaire che sulle copertine dei dischi. E non potevamo dimenticarci dei Paninari, un autentico fenomeno di costume che travolse i ragazzi degli Ottanta imponendo vestiario e slang, perfetto simbolo di un decennio davvero unico.

E dopo aver ripensato a quegli anni (per chi c’era) o averli visti sotto una luce nuova (per chi non c’era) non si potrà fare a meno di chiedersi: “Cosa resterà di questi anni Ottanta?”

Ottanta Nostalgia

WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano Viale Campania 12

20133 Milano

Aperta fino al 1° ottobre

Chiusura nel mese di agosto