Stefano Arvati presidente di Renovo:
“Sviluppare la Bioeconomia Circolare
per creare valore dal territorio per il territorio”

Stefano Arvati Presidente di Renovo Spa

Parlare di Biochimica significa parlare di cultura scientifica, ricerca, innovazione, idee. Significa parlare della nostra vita di adesso e di come staremo domani. Per questo MEMO  ha partecipato  alla presentazione a Palermo del 4° Rapporto sulla Bioeconomia in Europa curato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, dal Cluster della chimica verde Spring e da Assobiotec, l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, che fa parte di Federchimica, in collaborazione con l’Università degli studi di Palermo.

Diamo i numeri. In Italia la bioeconomia, ovvero l’insieme dei settori che trattano materie prime rinnovabili di origine biologica, ha raggiunto nel 2016 un valore della produzione pari a 260 miliardi di euro (8,3% sul totale italiano), in moderata crescita, coerentemente con un quadro di ripresa dell’economia italiana. La vivacità della bioeconomia è dimostrata da un elevato numero di start-up innovative censite per la prima volta nel Rapporto: si tratta di 576 soggetti, circa il 7% del totale dei soggetti iscritti all’apposito Registro, concentrate nell’attività di R&S e consulenza (dove pesano per il 16,5%). Rilevante in un’ottica di bioeconomia è l’attività di depurazione e la conseguente produzione di fanghi. Il recupero e il trattamento dei reflui (civili, industriali e zootecnici), attività di per sé fondamentale in ottica ambientale, possono, infatti, costituire una fonte importante di biomassa, ancora solo in parte valorizzata visto il significativo ricorso alla discarica. In particolare, le prospettive per la produzione di biometano da reflui sono molto promettenti grazie ai nuovi incentivi previsti dal decreto recentemente approvato. La valorizzazione dei vari scarti organici attraverso materiali biocompatibili (bioplastiche) consentirebbe, inoltre, di trasformare il costo di smaltimento degli scarti in risorsa. Anche l’insieme delle attività legate allo sfruttamento delle risorse biologiche marine è particolarmente importante: l’Italia è il terzo paese europeo (dopo Norvegia e Spagna) per valore aggiunto nel settore della pesca e acquacoltura, con una occupazione di circa 30.000 addetti.

“Lo studio – commenta Stefania Trenti, responsabile Industry Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo – conferma la rilevanza della bioeconomia nel nostro Paese, con un trend di crescita che ha riguardato soprattutto le componenti più innovative e i mercati esteri. La vivacità di questi settori è evidente anche dall’elevato numero di start-up della bioeconomia che abbiamo censito per la prima volta nel Rapporto. A questo proposito è interessante notare la specializzazione nella bioeconomia delle start-up innovative di alcune regioni del Mezzogiorno (Sicilia, Sardegna e Puglia). In queste regioni, lo sfruttamento innovativo delle risorse biologiche dovrà giocare un ruolo importante, soprattutto nell’ottica di valorizzazione degli scarti delle attività primarie, come la pesca, trasformandoli da costo a risorsa”.

Stefano Arvati Presidente di Renovo, azienda mantovana indicata come eccellenza nella ricerca privata, ha sottolineato il ruolo e la vocazione del Gruppo all’interno di quella che viene definita la  Bioeconomia Circolare e ha motivato la scelta di operare in Sicilia: “Renovo sta portando avanti da alcuni anni un modello industriale  basato sulla combinazione di ricerca scientifica, tecnologia e risorse del Territorio (partendo da quelle scartate o non valorizzate) al fine di sviluppare un modello di “Bioraffineria Integrata Territoriale”. La nostra  mission è: “Creare valore dal Territorio per il Territorio”. Ci aiuta quella che noi chiamiamo Bioeconomia Circolare. Una economia circolare che utilizza solo materie bio-based  all’origine dei propri processi produttivi. Lo stiamo facendo qua in Sicilia, a Caltagirone e a Chiaramonte Gulfi. E lo facciamo soprattutto con l’estrazione dei polifenoli dalle acque di vegetazione delle olive e con la produzione di biocarburanti e bioprodotti dai sottoprodotti agricoli e forestali (oltre alle acque di vegetazione, il pastazzo delle arance, le buccette del pomodoro, le vinacce etc etc). Sottoprodotti che stiamo analizzando e studiando per l’estrazione di molecole organiche (composti fitochimici) con processi completamente chemistry free dedicati al benessere dell’uomo (nutraceutica, dermocosmetica, conservanti  alimentari naturali). La scelta di essere in questa Regione non è casuale, ma frutto di ricerche e studi molto approfonditi. La Sicilia infatti è ricchissima di risorse naturali di valore che hanno un potenziale enorme e non ancora sfruttato. Questo significa per noi investire in ricerca, tecnologia, innovazione, formazione, nuova e buona occupazione. Il risultato è evidente; valorizzazione delle filiere agroindustriali già esistenti, attività con impatti ambientali sempre più ridotti, apertura di nuovi mercati legati al benessere dell’uomo e importanti risultati in campo tecnologico e scientifico. Tutto questo non lo possiamo fare da soli. Renovo vuole essere soprattutto un aggregatore di sistema perché solo insieme possiamo creare una filiera di valori, qualità, competenze e investimenti capaci di vincere le nuove sfide del mercato”.