Abbiamo perso la passione, la comunità
e il sorriso di Mariam

“L’umanità va avanti mossa dalla passione, e se qualcuno dice il contrario vuol dire che non l’ha mai provata, quindi per me può fare a meno di parlare”. Alicia Giménez-Bartlett in  “Mio caro serial killer” è perentoria, dimenticando di aggiungere  che oltre a fare meno di parlare, senza passione l’umanità potrebbe anche fare a meno di votare.

Mi spiego.

Ci si affanna a cercare il consenso nella paura e nel promettere cose irrealizzabili. Da arte del possibile il governo della cosa pubblica si trasforma in gestione temporanea dell’impossibile. Occorre fermarsi e ripartire. Lo dobbiamo fare iniziando dalla Comunità, una piccola grande parola che esprime la capacità che abbiamo sempre avuto di non essere solo una somma di individui ma persone capaci di guardare agli altri  così come noi ci guardiamo allo specchio. Senza pregiudizi.

Le comunità esprimono bisogni, le comunità propongono soluzioni, le comunità spesso risolvono i problemi. I partiti politici se non tornano ad essere comunità di persone che si mettono al servizio di tutti non avranno più futuro. E senza partiti non ci sarà più la politica. E questa amici miei non è una buona notizia.

Ad esempio siamo stati Comunità quando una ragazza italiana è stata ammazzata in Inghilterra, massacrata da tante di quelle botte che non si è più svegliata dal coma? Aveva paura che potesse accadere ma la sua paura non è stata ascoltata. Non ho visto bacheche listate a lutto, non ho letto supercazzole sulla nostra nazione offesa, nessun dibattito più o meno intellettuale sulla violenza giovanile delle gang fatte di donne che uccidono altre donne.

Questo perché la sua famiglia era di origini egiziane. Quindi non sono fatti nostri. Eccola la Comunità. Il qualunquismo e il razzismo di chi tace e acconsente non lo so se hanno vinto le elezioni. So per certo che hanno vinto tutto.

La ragazza aveva diciotto anni, aveva dei lunghi capelli neri e si chiamava Mariam.